I gestori tornano ottimisti: tutto sulle azioni Usa, aspettando gli Em

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Gli asset manager dopo le paure di ottobre hanno ritrovato l’ottimismo e la chiarezza di idee: da qui a fine anno le azioni Usa non deluderanno, nel 2022 la scommessa sono gli emergenti

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Bank of America ha pubblicato il report mensile Global fund manager survey, nel quale ogni mese valuta quale sia il sentimento di mercato

La maggioranza degli investitori è dell’avviso che l’inflazione è transitoria e più della metà crede che l’aumento dei prezzi vada calando nei prossimi mesi. Solo 1 su 6 vede una recessione all’orizzonte

Il 34% degli intervistati alla domanda sua quale sarà l’asset class più performante nel nuovo anno ha risposto i mercati emergenti

Dopo il malessere di ottobre, i gestori di fondi sono tornati a respirare. O almeno così si direbbe a leggere le percentuali riportate nella consueta survey mensile condotta da Bofa tra gli asset manager di tutto il mondo per catturare quale sia il sentiment prevalente di mercato. Nell’edizione di novembre emerge come i gestori siano tornati ad essere ottimisti circa l’andamento al rialzo dei mercati, tanto da sovrapesare decisamente le azioni americane, la cui esposizione media in portafoglio ha raggiunto il massimo dall’agosto 2013. Per il nuovo, per i maggiori rendimenti guardare ai paesi emergenti.
L’assunzione della modalità risk-on da parte degli investitori in questi ultimi due mesi dell’anno sembra essere dipesa da diversi fattori. Un primo tema è quello dell’inflazione. Nonostante i dati Usa di ottobre siano stati peggiori del previsto, la maggioranza degli investitori (61%), sebbene riconosca che l’aumento dei prezzi sia uno dei rischi principali per i mercati, è dell’avviso che l’inflazione sia transitoria. Inoltre il 51% pensa che nei prossimi mesi si osserverà un’inflazione minore di quella attuale e solo un investitore su dieci indica il primo semestre del nuovo anno come finestra temporale in cui la Fed alzerà i tassi. Al contempo le aspettative di crescita globale si sono stabilizzate, migliorando leggermente rispetto al mese scorso. Nonostante si sia molto lontani dal picco del 91% del marzo 2021 – oggi solo il 3% vede una forte espansione all’orizzonte –  solo 6 investitori su 100 credono che ci sarà una recessione nei prossimi 12 mesi.
A livello di asset allocation, i gestori nel breve stanno puntando sulle azioni statunitensi, il cui peso in portafoglio ha raggiunto i massimi toccati nell’agosto 2013. Inoltre si sta osservando un accenno di rotazione a favore del growth: gli investitori in questo momento stanno riducendo (l’ampia) esposizione a energia, industriali e banche a favore di quella di discrezionali e tecnologici. In relazione ai fattori d’investimento invece hanno aumentato l’esposizione al momentum a discapito del fattore qualità. Infine, incalzati su quale sarà l’asset class più performante nel 2022, il 34% degli intervistati ha indicato i paesi emergenti come l’area su cui puntare. Segue l’S&P 500, dunque le azioni Usa, con il 30%, bitcoin con il 12% e oro e petrolio con il 10%.

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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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