Venture capital, un’occhiata al settore in tempi di crisi

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In questo periodo, la priorità dei venture capital va al supporto delle società in portafoglio piuttosto che su nuove operazioni. Il passato insegna: alcune delle più grandi aziende tecnologiche di oggi sono nate dalle ceneri delle crisi economiche e finanziarie. Anche ora non sarà diverso

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La crisi attuale sta avendo una profonda influenza sul modo di “fare venture capital”, di investire e di gestire le società in portafoglio.   La soluzione a tutta questa crisi sembra avere un nome: la tecnologia. Grazie alla tecnologia, infatti, le società possono continuare a lavorare, gli alunni possono seguire le lezioni, i medici sono in grado di fare consultazioni a distanza e tutti noi possiamo mantenere le comunicazioni. Sul lungo termine, le soluzioni tecnologiche si svilupperanno sempre di più e tenderanno ad avere un ruolo sempre maggiore nel nostro quotidiano, beneficiando dell’accelerazione attuale del tasso di adozione di questi strumenti da parte della popolazione.
Dall’inizio della crisi, siamo rimasti sorpresi dalla rapidità con la quale i gestori di venture capital hanno reagito per cercare di aiutare le società in portafoglio. Le prime misure che sono state attuate hanno avuto a oggetto l’analisi, il monitoraggio e l’evoluzione della situazione su tre parametri: la durata delle liquidità disponibili (ossia per quanto tempo le società in portafoglio saranno in grado di sopravvivere con il denaro che hanno, sapendo che si prosciugheranno le fonti di finanziamento da parte di nuovi investitori esterni); l’impatto della crisi sulla domanda (e dunque sul fatturato); e, infine, la durata del tempo che ci vorrà per la catena di approvvigionamento per ritornare alla normalità.
Dalle nostre conversazioni, la più grande preoccupazione al momento è l’impatto della crisi sulla domanda aziendale. In effetti, anche se la durata delle liquidità disponibili è attentamente monitorata, l’ammontare delle riserve disponibili che i fondi di venture capital (VC) hanno accumulato negli ultimi anni (stimata a più di 35 miliardi di euro in Europa), le varie fonti di finanziamento alternative disponibili (debito bancario) e le diverse misure prese dai governi permettono alle compagnie di allungare le loro riserve di liquidità. Nel nostro portafoglio per esempio, con tutte queste misure, le società sono riuscite ad allungare di 6 mesi o più le loro liquidità disponibili.

Passando ad analizzare il punto successivo, invece, l’Asia sembra aver riavviato la sua produzione e la catena di approvvigionamento sembra essersi stabilizzata. Tuttavia, la riduzione della domanda potrebbe durare per alcuni mesi con un effetto duraturo sul fatturato delle aziende.

I gestori di VC cercheranno anche di capire quale sarà l’impatto sulle valutazioni di certe compagnie in portafoglio. A breve termine, soprattutto per le società “early-stage”, le valutazioni potrebbero essere mantenute poiché le società non avranno alcuna fonte esterna di finanziamento, e dunque nessuna operazione di mercato che dovrebbe stabilire un prezzo. Tuttavia, nel medio e lungo termine, le società di portafoglio dovranno raccogliere fondi esterni e questo potrebbe essere fatto a valutazioni più basse, data la situazione. Per le società early stage, l’impatto sarà in qualche modo limitato, tuttavia, per i round in fase avanzata, gli investitori saranno molto più attenti alle valutazioni in quanto Ipo e operazioni di M&A sono meno probabili in questo momento.

Dal punto di vista degli investimenti, i venture capital stanno dando la priorità al supporto delle società in portafoglio piuttosto che esplorare nuove operazioni. In generale, infatti, la maggior parte dei nuovi investimenti sono stati sospesi, tranne quelli ben avviati. Inoltre, i VC stanno definendo nuovi criteri nella valutazione delle opportunità post crisi. Si concentreranno molto di più sulla valutazione e sulla capacità delle aziende di impegnarsi in questo nuovo ambiente e i potenziali candidati passeranno attraverso un processo di selezione più lungo e minuzioso.

Alcune aziende si adatteranno all’ambiente attuale. Appariranno nuovi modelli di business e verranno create aziende entusiasmanti. Alcune delle più grandi aziende tecnologiche di oggi sono state, infatti, create dalle ceneri delle crisi economiche e finanziarie passate. Apple e Microsoft sono nate durante la crisi petrolifera degli anni ’70. Amazon e Google sono state create durante la recessione economica degli anni ’90 a seguito di politiche monetarie restrittive. Facebook e Skype dopo lo scoppio della bolla dotcom. Airbnb, WhatApp, Uber e tante altre dopo la crisi finanziaria del 2008. Questa volta non sarà diverso. I VC sono pronti a continuare a investire in aziende straordinarie che verranno create nel prossimo decennio.

 


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di Thomas Schneider

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Partner di Isomer Capital, Thomas ha accumulato un’esperienza di oltre 15 anni nell’industria dell’asset management e più recentemente nello sviluppo imprenditoriale di società. Prima di raggiungere Isomer Capital, società specializzata in investimenti in venture capital, Thomas era responsabile Sud Europa di Russell Investments, uno dei più importanti gestori multi-asset al mondo. È diplomato alle università Paris Dauphine e Paris Descartes e parla italiano, francese e inglese.

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