Comprare Btp? Cosa è meglio ora tra scadenze corte o lunghe

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La strada migliore nel 2024 è quella di capire il peso percentuale da attribuire alle diverse duration. Le migliori strategie in base al rischio.

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I Btp possono essere emessi con scadenze a 3, 5 (breve) 7,10, 15 (media) 20, 30 e 50 anni (lunga)

In linea generale, sulle scadenze brevi è molto difficile avere rendimenti interessanti, al contrario, su quelle lunghe troviamo qualche cedola più alta.

Che anno sarà per i Btp? Meglio comprare a beve termine o puntare sulla scadenze lunghe? Non tutti i Btp sono uguali e il loro grado di rischio dipende dalla loro durata. Motivo per cui questa scelta sul fronte del rapporto rischio /rendimento è cruciale. Oltre ovviamente a considerare l’andamento dei tassi, l’altro fattore che influenza questa asset class.

La durata

I Btp sono titoli di debito (obbligazioni) a medio-lungo termine emessi dal Tesoro con cedola fissa posticipata pagata semestralmente. I Btp possono essere emessi con scadenze a 3, 5 (breve) 7,10, 15 (media) 20, 30 e 50 anni (lunga). L’emissione di riferimento, il benchmark, come si dice nel gergo finanziario, sono i titoli con scadenza a 10 anni, che risultano anche i più diffusi. In generale, sulle scadenze brevi è molto difficile avere rendimenti interessanti, al contrario, su quelle lunghe troviamo qualche cedola più alta. La vita di un Btp è davvero importante perchè in caso di smobilizzo dell’investimento anzi tempo le variazioni dei rendimenti hanno effetti più consistenti sui Btp (e sulle obbligazioni a tasso fisso in genere) a più lunga scadenza.

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Il contesto

Nell’ultimo anno, il governo italiano ha dato prova di una gestione fiscale prudente e lo spread BTP/Bund non ha tradito eccessivi timori circa la capacità dell’Italia di far fronte ai propri obblighi in un contesto di tassi più elevati. Infine, anche il recente accordo dei ministri delle finanze dell’UE sulla revisione del Patto di Stabilità e Crescita dovrebbe essere di supporto. “Con i livelli di spread tornati a quelli della primavera del 2022 – spiega Candriam – non vediamo più la giustificazione per rinunciare al carry più elevato offerto dal debito dell’Italia tra gli emittenti sovrani in euro”. Ma come orientarsi dopo che in autunno il Btp a dieci anni ha raggiunto il suo picco di rendimento al 5%?. Al momento si pensa che i tassi non potranno che scendere da qui in avanti e questo ha spinto gli investitori ad acquistare titoli di Stato dai rendimenti storicamente elevati. 

I trend

In generale, quando i tassi tendono a crescere, si privilegiano titoli a scadenza breve. Quando scendono è l’inverso. Ma la scelta dipende anche dalle esigenze di capitale (per quanto tempo puoi bloccare i soldi) . Bisogna ricordare che rendimento e prezzo dell’obbligazione sono inversamente correlati: quando il primo sale, il secondo scende e viceversa. 

Il prezzo di un’obbligazione, infatti, esprime il valore del reddito che essa produce attraverso il pagamento delle cedole. Se i tassi di interesse sono in calo, le obbligazioni più vecchie acquistano valore, poiché offrono rendimenti periodici più alti rispetto a quelli offerti dai titoli di nuova emissione. 

Il peso percentuale delle scadenze

Calando la scelta nell’attualità, “più che scegliere tra BTP con scadenza ravvicinata o di medio-lungo periodo,  sembrerebbe opportuno decidere il peso percentuale da attribuire alle scadenze stesse”, commenta il senior advisor Ersel Angelo Drusiani spiegando che “dal punto di vista teorico si è portati ad attribuire una strategia di breve periodo, per chi è depositario di una propensione al rischio medio bassa. E, al contrario, investimenti in prodotti, Btp naturalmente, con data di rimborso che vada da 7 a 15 anni, per chi ha una buona propensione al rischio.

In questa fase, l’attesa di una riduzione del livello dei tassi delle Banche Centrali è molto diffusa. Al di là delle ipotesi di tre o più riduzioni del tasso di riferimento da parte della Banca Centrale USA, cui si accoderebbero le altre Banche Centrali, vi è una convinzione di fondo che ipotizza che entro la metà del 2025 i rendimenti torneranno a livelli pre-rialzi di questi anni. Arrivare ai prossimi 18 mesi circa avendo in portafoglio durate brevi, medie e lunghe di Btp potrebbe evidenziare rialzi dei valori di mercato, molto più  accentuati per le scadenze da sette anni in avanti. Inserendo anche una quota del prossimo Btp Valore. 

Per chi non ama esporsi al rischio tassi si consiglia il 60% della componente obbligazionaria in Btp con durata massima 4 anni, 20% in emissioni con durata massima 10 anni e il resto in conto corrente.

Se la propensione al rischio è  elevata

In caso di alta propensione al rischio, i numeri cambiano radicalmente, spiega l’esperto: il 30% massimo vada per le scadenze entro 4 anni, il 50% per emissioni fino a 15 anni di durata. Il restante 20% tra liquidità in conto corrente e, volendo, con incremento temporaneo del peso attribuito alla durata decennale, in ottica speculativa. “Non va dimenticato che per le scadenze più lunghe, entro 10-15 anni, il valore di mercato sale fino a 8-9 punti, a fronte della riduzione di 1 punto dei rendimenti di mercato”.


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di Sofia Fraschini

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