Eltif: cosa cambia con le nuove regole (e chi è pronto a cavalcarle)

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Il mercato degli Eltif, che finora sembra abbia faticato a decollare, sembrerebbe pronto a ripartire; complice la normativa recentemente entrata in vigore. Ma cos’è cambiato, in pratica?

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Ogunlana: “Sebbene i vantaggi principali restino invariati, è noto che la nuova normativa consentirà un accesso più ampio alla vasta platea di investitori retail”

Abbassato il limite minimo delle attività di investimento ammissibili dal 70% al 55% del capitale; innalzati dal 10% al 20% alcuni limiti di concentrazione

A un mese dall’entrata in vigore della riforma sui fondi europei a lungo termine, meglio noti come “Eltif”, c’è già ha già iniziato a scommettervi. È il caso per esempio di M&G Investments, che lo scorso novembre ha lanciato l’M&G european credit opportunities fund, con l’obiettivo di ampliare l’accesso degli investitori individuali al credito privato alle imprese. Ma anche di Unicredit, che a fine gennaio ha annunciato che inizierà a distribuire il Clean transition equity Eltif di Apollo ai suoi clienti wealth e private in Italia. Se finora la sensazione era che il mercato avesse faticato a decollare, insomma, sembrerebbe l’inizio di un rilancio. 

“Da quando è stato introdotto il primo quadro normativo relativo agli Eltif, sono stati lanciati quasi un centinaio di fondi, ma siamo ancora agli albori”, racconta Aramide Ogunlana, director, private credit di M&G Investments intervenuta nell’ambito di un webinar dedicato ai miglioramenti introdotti dagli Eltif 2.0. “Se consideriamo che si contano oltre 30mila fondi in circolazione per 9mila miliardi di euro, risulta evidente come ci sia un’enorme opportunità di crescita per questo segmento”. Anche in considerazione delle nuove norme, aggiunge. Ma cos’è cambiato, tecnicamente? 

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“Sebbene i vantaggi principali di questa tipologia di strumenti rimangano invariati, è noto che la nuova regolamentazione consentirà un accesso più ampio alla vasta platea di investitori retail”, spiega Ogunlana. Innanzitutto, è stato abbassato il limite minimo delle attività di investimento ammissibili dal 70% al 55% del capitale. Poi, sono stati rimossi due vincoli quantitativi, ovvero l’entry ticket di 10mila euro e il limite del 10% del portafoglio aggregato. “Ma apprezziamo anche altri cambiamenti”, interviene Ogunlana. “Riteniamo per esempio che siano fondamentali le modifiche volte ad aumentare la flessibilità dei gestori nell’attuazione delle strategie di investimento”, dichiara. Evidenziando tra l’altro le novità relative all’universo investibile, considerata l’attuale apertura ad altre geografie: la nuova disciplina consentirà infatti di investire in progetti innovativi situati in paesi terzi rispetto all’Unione europea, purché apportino benefici all’economia reale di quest’ultima.

“Quando si accede a una base clienti più ampia, come quella degli investitori al dettaglio, proteggerli attraverso veicoli regolamentati è fondamentale”, sostiene l’esperta. “Crediamo fermamente in questo nuovo framework”, interviene Michael George, director, leveraged finance della casa di investimento. “Per questo abbiamo lavorato a stretto contatto con le autorità di regolamentazione per lanciare quest’offerta e strutturarla in modo da attirare una base di investitori più ampia. Ma si tratta sicuramente di un viaggio”, aggiunge. Poi conclude: “Vediamo la possibilità di ulteriori sviluppi, complice soprattutto l’abbassamento del limite minimo delle attività di investimento ammissibili”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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