Mi ritrovo con 100.000 euro: e ora, come li investo?

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Spesso parliamo e sentiamo parlare di consulenza finanziaria, pianificazione finanziaria, educazione finanziaria. Faccio adesso un passo ancora oltre verso un concetto leggermente diverso, quello di consapevolezza finanziaria. Che cosa intendo con questa espressione?

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In mia opinione, la consapevolezza finanziaria è innanzitutto un percorso che si estende nel tempo. Un percorso che parte da una domanda ben precisa che possiamo identificare in questa: che cos’è il denaro? E facciamo ancora un passetto oltre, perché la vera domanda è, piuttosto, che cosa rappresenta il denaro per me? È un fine o un mezzo?

Riflettendo attentamente, scavando in profondità nell’intricato mondo delle ragioni e dei fini, il denaro sarà per tutti – quasi sempre – un mezzo per ottenere qualcosa d’altro: l’indipendenza, la libertà, la possibilità di viaggiare, una casa, un bene specifico e desiderato. Ed è proprio tenendo tutto questo ben presente in mente che dobbiamo accostarci al tema del denaro e, più precisamente, dell’investimento. È con questa consapevolezza che possiamo interfacciarci con il mondo dell’educazione finanziaria prima, della consulenza finanziaria dopo. È con questa consapevolezza alle spalle, adesso che consideriamo il denaro un mezzo, uno strumento per un fine, che possiamo finalmente dedicarci alla nostra attività di pianificazione. E pianifichiamo investendo per obiettivi.

Che cosa ci faccio con i famosi 100.000 euro che ho a disposizione? Si tratterà innanzitutto di dare una struttura piramidale al portafoglio perché attenzione, vogliamo investire per raggiungere i nostri obiettivi, ma non dimentichiamo che il nostro obiettivo primario è sempre quello di tutelarci, tutelare i nostri cari ed il nostro patrimonio. Dando per scontato di avere già a disposizione liquidità e di aver già impostato un discorso di previdenza – tema fondamentale, mi raccomando, non si è mai troppo giovani per cominciare! – ecco che una fetta di questi 100.000 euro andranno ad implementare la nostra riserva, ovverosia quella parte di capitale necessaria per coprire eventuali spese impreviste. E quel che resta? Si apre qui il caleidoscopico scenario dell’investimento e dell’extra-rendimento, quel mondo che ci consente di impostare diverse strategie utili tese al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti.

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Due sono i concetti che devono guidarci nella nostra opera di costruzione del portafoglio: diversificazione e decorrelazione. Costruire un portafoglio ben diversificato significa ripartirlo tra diversi strumenti finanziari e diverse asset class, mescolando quindi tra loro diverse tipologie di investimento, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ed il rischio che la singola attività può produrre in caso di rendimenti negativi o altri imprevisti. Questi diversi strumenti finanziari e diverse asset class, a loro volta, dovranno essere sufficientemente decorrelati tra loro. Ma che significa esattamente? La decorrelazione di portafoglio consiste nella riduzione della dipendenza tra due o più attività finanziarie, cioè la loro capacità di muoversi indipendentemente l’una dall’altra. Quello di decorrelazione è un concetto fondamentale, perché gli investitori spesso si concentrano sì sul costruire portafogli diversificati per ridurre il rischio complessivo, dimenticando tuttavia di controllare come i “pezzi” del portafoglio si comportino tra loro. Invero, quando si costruisce un portafoglio, selezionare attività finanziarie che non siano altamente correlate tra loro è importante quanto diversificare poiché, se le attività finanziarie in portafoglio sono altamente correlate, queste si muoveranno tutte insieme nella medesima direzione, innescando un effetto domino che finirà per aumentare il rischio complessivo del portafoglio. Viceversa, se le attività finanziarie in un portafoglio sono scarsamente correlate, il rischio complessivo del portafoglio sarà, correttamente, più basso.

Per rispondere all’interrogativo che ci pone il titolo, come si investono 100.000 euro, la mia risposta è che non c’è una risposta. Dipenderà dall’età del cliente, dalla sua professione, dalla presenza di coniuge e/o figli; dipenderà dal fatto che il patrimonio finanziario complessivo sia composto esclusivamente da quei 100.000 euro, oppure che quei 100.000 rappresentino solo una parte (quanta parte?) delle disponibilità finanziarie; dipenderà dagli obiettivi personali del cliente, nel breve e nel lungo termine, e da molte altre variabili. Diffidate da chi, alla domanda “Come investo 100.000 euro?” vi fornisce una risposta univoca. Il portafoglio del cliente è sempre un prodotto sartoriale, personalizzato, cucito addosso. È essenziale ascoltare il cliente, i suoi detti come i non detti, cogliere le necessità e le sfide che ciascun cliente pone, prima di poter fornire una risposta che garantisca efficienza nella soluzione.


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di Veronica Camilleri

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“Il mio atteggiamento deriva dal sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi, non il muro”. – di Antonio Gramsci

Al termine del Master in Pianificazione patrimoniale e Wealth Management, sono stata selezionata dal direttore scientifico dello stesso tra tutti i partecipanti per essere inserita nel suo team di Wealth Management, all’interno del suo studio legale tributario internazionale (Loconte&Partners), presso il quale ho svolto il mio stage. Al termine dello stesso, ho scelto di rientrare a Torino per sviluppare la piazza e ho fondato e aperto il mio studio, Wealth Planning Boutique. Mi sono occupata di fornire consulenza a privati e di formazione a banche e reti di consulenza, per poi scegliere di continuare a seguire i miei Assistiti nel tempo, non solo con una consulenza spot, bensì impostando con loro un percorso condiviso di obiettivi e risultati: ho dunque deciso di inserirmi in Fideuram, la realtà che a mio parere, più di tutte, aveva gli strumenti adeguati per permettermi di impostare la mia professione secondo i miei principi, la mia etica, la mia forma mentis.

 

Credo nella pianificazione come forma mentis per generare efficienza e risultato. Credo che le competenze tecniche debbano essere accompagnate da un’etica profonda e dall’amore per la professione. Per questo motivo instauro con i miei Clienti un rapporto, umano prima che professionale, solido, proficuo e duraturo, basato su due concetti semplici, ma non banali: pazienza e fiducia.

Per spiegarle con cura utilizzo i due rispettivi termini giapponesi, “nintai” e “shin”.

Nintai è sì pazienza, cui però si mescola anche una buona dose di tenacia, la perseveranza silenziosa di chi insiste e intanto costruisce. Nintai è seminare, e aspettare che i frutti spuntino dalla terra. Shin è la fiducia, fiducia che è anche muoversi nei confronti dell’altro con sensibilità, è “sforzarsi di leggere anche l’aria”.

Quali sono gli obiettivi del nostro cammino insieme? Proteggersi dagli imprevisti e prosperare, trasformando i sogni nel cassetto in obiettivi raggiungibili.

Come lo facciamo? Imparando ad essere “un po’ formiche e un po’ cicale”, a tutelarci ma anche ad autorealizzarci, impostando le nostre vite in modo che le nostre famiglie ed i nostri patrimoni non siano fragili vittime dell’imprevisto, bensì creature flessibili e salde, che anche dagli imprevisti e dalle crisi sappiano trarre opportunità e vantaggi.

Come impariamo ad essere “un po’ formiche e un po’ cicale”? Sfruttando una antica, preziosa saggezza orientale: quella dell’arte Bonsai.

 

Per approfondire questi ed altri concetti vi aspetto con piacere per un incontro conoscitivo.

 

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