Intelligenza artificiale: le strategie dei venture capitalist per il 2024

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L’intelligenza artificiale generativa potrebbe trainare gli investimenti dei venture capitalist anche quest’anno; ma, secondo PitchBook, a vincere saranno le applicazioni in settori specifici (come la finanza)

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Nel 2023 sono stati investiti 29,1 miliardi di dollari in 691 operazioni nell’ambito dell’intelligenza artificiale generativa (+268,4% rispetto al 2022)

Le applicazioni verticali di intelligenza artificiale coinvolgono tipicamente quantità di dati più ridotte, richiedono meno calcoli e meno risorse

Il tema dell’intelligenza artificiale generativa, negli ultimi 12 mesi, ha dominato i portafogli dei venture capitalist. Secondo un’analisi di PitchBook, lo scorso anno sono stati investiti 29,1 miliardi di dollari in 691 operazioni in questo ambito, ovvero il 268,4% in più rispetto al totale del 2022. E potrebbe non essere finita qui, anzi.

Gran parte dell’attenzione degli investitori si è finora concentrata sui creatori di modelli linguistici di intelligenza artificiale su larga scala, come OpenAi (la casa madre di ChatGpt) e Anthropic (fondata nel 2021 dai fratelli Dario e Daniela Amodei, due ex manager di OpenAi). Ma, man mano che il mercato sta maturando, quella stessa attenzione si sta spostando verso applicazioni nell’ambito di specifici settori industriali, anche note come “vertical Ai” (o “Ai verticali”). In altre parole, se l’Ai orizzontale fornisce soluzioni più generiche, l’Ai verticale sfrutta i progressi dell’Ai orizzontale per sviluppare applicazioni più mirate, che si adattano alle esigenze e alle sfide di uno specifico settore.

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Secondo Isaac Souweine, partner di Pender Ventures intercettato da PitchBook, le aziende che si occupano di intelligenza artificiale fanno sempre più fatica a competere a livello di modelli linguistici su larga scala, considerata la concorrenza di colossi come Google o la stessa OpenAi. Anche perché costruire modelli di questo tipo richiede ingenti quantità di capitale e di tempo. “Sull’Ai orizzontale è una corsa agli armamenti”, dichiara Souweine. “È incredibilmente costoso, molti investitori non hanno risorse sufficienti per una scommessa simile”. Al contrario, i progetti verticali di intelligenza artificiale coinvolgono tipicamente quantità di dati più ridotte, richiedono meno calcoli e, di conseguenza, anche meno risorse. Senza dimenticare che, concentrandosi su un unico settore, possono produrre “soluzioni più accurate e un più rapido ritorno sull’investimento per le aziende”, si legge nell’analisi.

Acquisire nuovi clienti diventa a sua volta più semplice, dato che i prodotti sono costruiti sulla base di uno specifico target. Se a ciò si aggiungono costi più bassi, per Souweine l’Ai verticale ha un potenziale di redditività più elevato, più interessante per chi investe. In alcuni settori più di altri. Secondo Grace Isford, partner di Lux Capital, i servizi finanziari sono un bacino ideale per l’applicazione dell’intelligenza artificiale, considerata l’enorme quantità di dati coinvolti. Per Molly Alter, direttrice di Northzone, la sanità è un’altra area interessante per i venture capitalist che desiderano investire in questo ambito. Ma occhio ai rischi. Una conseguenza naturale della maggiore specializzazione è che il mercato potenziale è più contenuto; in altre parole, il numero di potenziali clienti che le startup attive nell’intelligenza artificiale in un settore di nicchia possono acquisire è decisamente inferiore rispetto a quelli che potrebbe acquisire una startup “orizzontale”. Di conseguenza, concludono gli esperti, le aziende verticali hanno meno probabilità di raggiungere le valutazioni elevate che registrano le orizzontali.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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