Polizze, un’ombra minacciosa sull’imposta di successione esente

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L’esenzione delle imposte di successione è uno dei principali vantaggi degli strumenti d’investimento assicurativo. Alcuni accertamenti dell’Agenzia la mettono in discussione. Ecco perché

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“Non si può dire che l’esenzione delle polizze dall’imposta di successione sia una certezza granitica: la questione è complessa e alquanto dibattuta”, dice Paolo Ludovici, socio dello studio legale tributario Gatti Pavesi Bianchi Ludovici.

Ci sono anche altri vantaggi fiscali: la possibilità di compensare plus e minusvalenze, e il differimento della tassazione sulle plusvalenze al momento dell’incasso del capitale, ovvero in caso di rimborso, alla scadenza naturale del contratto o a seguito di riscatto totale o parziale.

C’è una bomba a orologeria pronta ad esplodere nel mercato delle polizze vita? Quanto meno serpeggia, sottotraccia, una questione spinosissima che ha a che fare con l’esenzione fiscale dalle imposte di successione: vale a dire uno dei principali vantaggi di questi strumenti, che spesso hanno un contenuto in larga parte finanziario, custodito nel cuore di un contenitore assicurativo fiscalmente efficiente. Almeno questo è ciò che molti danno per assodato. Il tema, invece, è controverso.

 

Polizze vita, le tasse di successione non si pagano?

“Non si può dire che l’esenzione delle polizze dall’imposta di successione sia una certezza granitica: la questione è complessa e alquanto dibattuta”, dice Paolo Ludovici, socio dello studio legale tributario Gatti Pavesi Bianchi Ludovici, interpellato sulle pagine del Corriere. E spiega: “in sede di alcuni accertamenti, infatti, l’Agenzia ha ritenuto che i premi conferiti nella polizza – sia che si tratti di una ramo I che di una ramo III – siano da considerare alla stregua di liberalità indirette e quindi soggetti al pagamento dell’imposta di donazione. L’imposta, in questo caso – precisa il noto professionista – si applicherebbe ai soli premi versati e non all’intero capitale rivalutato”.

Gli addetti ai lavori conoscono il tema. Il mercato sembra far finta di nulla. Anche perché non c’è alcuna presa di posizione ufficiale in questo senso, da parte dell’Amministrazione finanziaria, ma solo singoli atti firmati da alcuni uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate.

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Gli altri vantaggi fiscali delle polizze vita

E forse un chiarimento definitivo, calato dall’alto, non ci sarà mai. Non dimentichiamo che la lobby delle assicurazioni ha un certo potere. Non si spiegherebbe altrimenti come mai le polizze vita di ramo I, quelle a gestione separata, godano di esenzione dall’imposta di bollo, unico caso nel perimetro degli strumenti di risparmio gestito. 

E ci sono anche altri vantaggi fiscali: la possibilità di compensare plus e minusvalenze, e il differimento della tassazione sulle plusvalenze al momento dell’incasso del capitale, ovvero in caso di rimborso, alla scadenza naturale del contratto o a seguito di riscatto totale o parziale. In assenza di prelievo fiscale, le somme investite continuano quindi a produrre rendimento per intero, alimentando l’effetto di capitalizzazione composta degli interessi: significa che i guadagni ottenuti in anni di performance positive vanno ad ampliare la base di calcolo su cui matureranno i ritorni futuri. Sulla lunga distanza l’effetto può essere potentissimo. Morale: rispetto ad altri strumenti di risparmio gestito, le polizze vita mantengono comunque un buon appeal. E va detto che tra gli strumenti utilizzati in ottica di pianificazione successoria per rendere più efficiente dal punto di vista fiscale il trasferimento della ricchezza – i Btp, i buoni fruttiferi postali, i Pir – sono sicuramente quello di gran lunga più flessibile. Ma non c’è dubbio che se gli investitori avessero contezza del rischio di un accertamento fiscale, a seguito del conferimento in polizza di un certo capitale, in molti probabilmente preferirebbero sondare altre strade.

Per altro la questione emerge in una fase già delicatissima per l’industria delle polizze vita, che ha archiviato il peggior anno dal 2013 in termini di raccolta di nuovi premi. Non è un caso se oggi si riescono a trovare prodotti assicurativi con commissioni relativamente contenute, perché le compagnie vogliono arginare il più possibile la fuga verso i titoli di stato, proponendo costi più competitivi sui nuovi contratti. Il super-competitor Btp continuerà a mietere vittime.


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di Pieremilio Gadda

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Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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