Fmi, espansione economica italiana in stallo

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Il prodotto interno lordo italiano rimarrà invariato nel 2019, per poi crescere dello 0,5% nel prossimo anno. Un rallentamento sincronizzato a livello globale, dove le stime si attestano al 3%. A confermarlo sono le previsioni del World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale

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Nel 2020 il Pil italiano crescerà al ritmo dello 0,5%, in calo rispetto allo 0,4% delle stime di aprile

Le previsioni a ribasso sarebbero dovute a un affievolimento dei consumi privati, al minor stimolo fiscale e al più debole ambiente esterno

A livello globale, l’Fmi sostiene un necessario impegno dei policy maker nel ridimensionare le tensioni commerciali e geopolitiche

Il Fondo Monetario Internazionale taglia le prospettive di espansione economica dell’Italia, registrando un vero e proprio stallo del prodotto interno lordo. La nuova edizione del World Economic Outlook, stima una crescita zero per il Paese nel 2019, tagliando dello 0,1% le previsioni emerse dall’aggiornamento del mese di luglio. Una situazione tutt’altro che rosea anche per il prossimo anno, quando l’Fmi prevede una crescita dello 0,5%, un valore in calo di 0,3 punti rispetto alle stime di luglio e di 0,4 punti su aprile.

Le previsioni al ribasso sarebbero dovute a un “affievolimento dei consumi privati, al minor stimolo fiscale e al più debole ambiente esterno”, si evidenzia nel rapporto.  In particolare, quello che preoccupa i tecnici riuniti in occasione del tradizionale incontro autunnale a Washington, è il debito pubblico italiano, che richiederebbe un impegno credibile sulla costruzione di una traiettoria discendente nel medio termine.

Un rallentamento sincronizzato a livello globale

Se l’Italia frena, anche l’economia mondiale rallenta in sincrono: la crescita globale scende infatti al 3%, contro il 3,2% previsto dall’aggiornamento di luglio, per poi stimare un’accelerazione del 3,4% nel 2020, grazie alla spinta dei mercati emergenti. A pesare sarebbero soprattutto le tensioni legate ai dazi e alle guerre commerciali. “E’ una conseguenza delle barriere commerciali in aumento, dell’elevata incertezza che circonda il commercio e la geopolitica, dei fattori idiosincratici che causano tensione macroeconomica in diverse economie di mercati emergenti, e di fattori strutturali come la bassa crescita della produttività e l’invecchiamento della popolazione nelle economie avanzate”, spiega l’Istituto della capitale statunitense. Secondo l’Organizzazione diretta da Kristalina Georgieva, infatti, solo la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti varrebbe una sforbiciata del Pil dello 0,8% al 2020.

C’è dunque bisogno di un necessario impegno da parte dei policy maker, al fine di ridimensionare le tensioni commerciali e geopolitiche in uno spirito di collaborazione. La politica monetaria, di conseguenza, “non può rimanere l’unica opzione in gioco”, spiega l’Fmi, ma dovrebbe essere supportata anche dalle politiche di bilancio.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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