Banche europee più solide rispetto al 2008

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Le banche europee potrebbero fronteggiare nei prossimi mesi volumi crescenti di crediti deteriorati, fino a sfiorare i livelli registrati all’indomani della crisi del debito sovrano. Eppure, secondo l’Eba, le ampie riserve di capitale e liquidità accumulate negli ultimi anni potrebbero aiutarle a contenere le perdite

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Il cet1 ratio è salito dal 9% del 2009 al 15% del quarto trimestre del 2019

Il liquidity coverage ratio nel primo trimestre del 2020 sfiorava il 150%

“La misura in cui le banche saranno colpite dipenderà dall’evoluzione della crisi, dal capitale iniziale di ognuna di esse e dall’entità delle loro esposizioni ai settori più colpiti dalla crisi”, commenta Mario Quagliarello dell’Eba

La crisi pandemica non risparmia il sistema bancario europeo, che potrebbe affrontare nei prossimi mesi volumi crescenti di crediti deteriorati. Eppure, gli istituti di credito godono oggi di una forma migliore rispetto alla Grande recessione, potendo contare agli albori della crisi di ampie riserve di capitale e liquidità.
Secondo uno studio dell’Autorità bancaria europea, la pandemia potrebbe incidere sulla qualità degli attivi delle banche europee e, di conseguenza, sulla redditività futura. Negli ultimi anni, infatti, le banche hanno mediamente incrementato la propria esposizione agli asset più rischiosi, come le piccole e medie imprese. Eppure, le riserve di capitale accumulate e le misure adottate dall’autorità di regolamentazione in risposta alla crisi hanno portato il cet1 ratio (il maggiore indice di solidità delle banche) a 500 punti base.

Questo “dovrebbe consentire agli istituti di resistere alle potenziali perdite per il rischio di credito”, che potrebbero variare tra i 230 e i 380 punti base, senza considerare gli effetti benefici potenziali delle moratorie sui prestiti e delle garanzie statali. Le banche, precisa lo studio, “manterrebbero in media un buffer di gestione di circa 1,1 punti percentuali al di sopra del requisito minimo”.

In particolare il cet1 ratio è salito dal 9% del 2009 al 15% del quarto trimestre del 2019. Sulla stessa linea d’onda, il liquidity coverage ratio (la capacità di coprire le esigenze di breve termine con gli asset liquidi in pancia) nel primo trimestre del 2020 sfiorava il 150%, contro il 100% minimo richiesto dalle autorità di vigilanza.

Nel complesso, dunque, secondo l’Eba il settore bancario dell’Unione europea si mostra “resiliente” alla crisi. Ciononostante, potrebbero esserci degli istituti finanziari più deboli, come quelli che si sono affacciati alla crisi pandemica con problematiche idiosincratiche, che di conseguenza potrebbero non godere delle stesse riserve per sopravvivere alla pandemia e superare le sfide imminenti.

“Prevediamo che la crisi avrà un impatto negativo sugli asset di qualità – commenta Mario Quagliarello, director of economic analysis and statistics dell’Eba – la misura in cui le banche saranno colpite dipenderà dall’evoluzione della crisi, dal capitale iniziale di ognuna di esse e dall’entità delle loro esposizioni ai settori più colpiti”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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