Economia mondiale verso la peggiore recessione dal 1945

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La crisi pandemica sta spingendo l’economia mondiale verso la peggiore recessione dalla seconda guerra mondiale. Secondo le stime della World Bank, nel 2020 assisteremo a una contrazione del pil del 5,2% e 100 milioni di persone rischiano di crollare nella povertà estrema. In quali paesi gli effetti saranno più duri da digerire?

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Le economie avanzate potrebbero conoscere una contrazione del 7%, mentre per i mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo si parla del 2,5%

Nello scenario migliore, che presume una ripresa entro la seconda metà dell’anno, la crescita globale dovrebbe rimbalzare al 4,2% nel 2021

Fino a 100 milioni di persone crolleranno nella povertà estrema, potendo contare su un reddito giornaliero inferiore ai due dollari, e l’economia mondiale conoscerà entro la fine dell’anno una contrazione del 5,2%, la peggiore dalla seconda guerra mondiale. Sono i numeri, amari, della pandemia secondo le stime della Banca mondiale che, agli albori della ripartenza, mostra uno scenario anche peggiore rispetto al Fondo monetario internazionale.
“La crisi lascerà sul suo cammino cicatrici di lunga durata e importanti sfide globali”, spiega Ceyla Pazarbasioglu, vice president for equitable growth, finance and institutions del World Bank Group. “Il nostro primo obiettivo è affrontare la salute globale e l’emergenza economica. La comunità globale deve riunirsi per trovare il modo di costruire una ripresa quanto più solida possibile per impedire a una moltitudine di persone di cadere nella povertà e nella disoccupazione”. Secondo le stime già preannunciate, un minimo di 70 e un massimo di 100 milioni di persone sono infatti a rischio “povertà estrema”, in aumento rispetto ai 60 milioni precedentemente previsti. Gli effetti della pandemia saranno più duri da digerire nei paesi fortemente dipendenti dal commercio globale, dal turismo, dalle esportazioni di materie prime e dagli investimenti esteri.

In particolare, le economie avanzate potrebbero conoscere una contrazione del 7%, mentre per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo si parla del 2,5%, il risultato più debole degli ultimi sessant’anni. Ogni regione conoscerebbe crolli differenti. Per l’Asia orientale e il Pacifico si parla di una crescita dello 0,5%, l’Asia meridionale si contrarrà del 2,7%, l’Africa sub-sahariana del 2,8%, il Medio oriente e l’Africa settentrionale del 4,2%, l’Europa e l’Asia centrale del 4,7% e l’America latina del 7,2%.

E si tratterebbe dello scenario migliore. Le previsioni di base, infatti, presumono che la pandemia rientri in una misura tale da consentire la revoca delle misure di contenimento del contagio entro la metà dell’anno nelle economie avanzate e “un po’ più tardi”, spiegano gli esperti, nelle economie in via di sviluppo. Se così fosse, la crescita globale dovrebbe rimbalzare al 4,2% nel 2021, con le economie avanzate al 3,9% e i paesi in via di sviluppo al 4,6%.

In caso contrario, se sorgessero nuovi focolai, i blocchi delle attività economiche fossero prolungati e le restrizioni ai movimenti fossero estese o reintrodotte, le imprese potrebbero avere maggiori difficoltà a gestire il debito, la crescita dell’avversione al rischio potrebbe portare a un aumento dei costi di finanziamento, e i fallimenti potrebbero far esplodere crisi finanziarie in diversi paesi. Di conseguenza, l’economia globale potrebbe contrarsi dell’8% nel 2020, per poi riprendersi lentamente nel 2021, di poco più dell’1%, e solo le economie in via di sviluppo crollerebbero al -5%.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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