Istat: impatto Covid-19 su Italia “profondo ed esteso”

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La fotografia mensile dell’Istat sull’andamento dell’economia delinea uno scenario economico italiano e internazionale pesantemente negativo a causa del perdurare della pandemia

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La pandemia di coronavirus ha impattato profondamente sull’economia italiana

A marzo, le vendite al dettaglio hanno registrato una pesante flessione rispetto a febbraio, pari al 21,3% in volume. Cresce il commercio elettronico

Il sistema dei prezzi vede al momento prevalere gli effetti deflazionistici

“Lo scenario economico internazionale, a causa del perdurare della pandemia di covid-19 e delle relative misure di contenimento, continua a essere eccezionalmente negativo”. Recitano così le prime righe della nota mensile dell’Istat, che definisce l’impatto del coronavirus sull’economia italiana “profondo ed esteso”.
Le misure per il contenimento della pandemia hanno avuto ricadute molto pesanti sul pil italiano che ha registrato un calo del 4,7% nel primo trimestre rispetto al precedente. La variazione acquisita, ovvero la crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno, per il 2020 è del -4,9%. Nel corso del mese di aprile, il social mood on economy index, l’indice fornisce misure giornaliere del sentiment italiano sull’economia, è peggiorato ulteriormente con lievi miglioramenti verso la fine del mese.

A marzo, gli scambi con l’estero hanno risentito in particolare delle misure di contenimento della pandemia, sia in Italia che nei principali paesi partner commerciali. In particolare, i flussi con i paesi extra Ue sono calati in modo significativo con le esportazioni che sono diminuite complessivamente del 13,9% e le importazioni del 12,4% in termini congiunturali.  Rispetto a marzo 2019, la riduzione di esportazioni e importazioni verso i mercati extra europei ha riguardato tutti i principali paesi. In particolare si è registrato un netto peggioramento delle vendite di prodotti italiani in Turchia, Stati Uniti e Giappone.

A marzo, le vendite al dettaglio sono crollate (-21,3% la variazione congiunturale in volume). Ad impattare sul dato in modo particolare è stata la flessione del commercio di beni non alimentari (-36,5%) mentre gli alimentari hanno manifestato una sostanziale stabilità (-0,4%). Al contrario, il commercio elettronico ha segnato un deciso aumento (+20,7% la variazione tendenziale in volume).

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, a marzo, il numero di occupati in Italia ha registrato una variazione congiunturale del -0,1%, in linea con il mese precedente. In particolare, il tasso di disoccupazione è sceso all’8,4% (-0,9 punti percentuali rispetto al mese precedente) mentre il tasso di inattività è cresciuto in misura corrispondente (+0,8 punti percentuali).

Dal punto di vista dei prezzi, al momento prevalgono gli effetti deflazionistici legati al contenimento della domanda e alla fase eccezionale di caduta delle quotazioni del petrolio.L’inflazione in Italia è risultata nulla, riducendo tuttavia il differenziale negativo con l’area dell’euro.


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di Redazione We Wealth

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