Energy, la trasmissione per crescere è a frequenza tech

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Le imprese energy devono fare i conti con un mondo sempre più plasmato dalla componente tech. L’acquisizione di startup e l’investimento Corporate Venture Capital sono la ricetta per rimanere anche in futuro

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È stato pubblicato l’Energy Innovation Report 2020, realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano

Le imprese che operano nell’energetico si stanno sempre più concentrando sull’aspetto tecnologico, tramite operazioni di corporate venture capital e acquisizioni di nuove realtà innovatrici

Delle 600 startup analizzate il 55,5% ha sede in Europa, mentre il 34% è focalizzato sulla smart mobility

La panacea ai mali delle imprese sembra essere la stessa per qualsivoglia modello di business. Prima si innova e prima il Tech, come un Re Mida, tramuterà tutti i problemi in oro. Se non è proprio del tutto così, ad ogni modo l’innovazione è un requisito necessario per stare ai passi con i tempi. L’ultimo settore che sembra dirigersi verso la trasformazione tecnologica è l’energy. È quanto emerge dall’Energy Innovation Report 2020, realizzato dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, il quale fa luce sugli investimenti di corporate venture capital, le start-up più innovative e il trend delle acquisizioni nel comparto energetico negli ultimi cinque anni.

Gli investimenti di Corporate Venture Capital

Tra le aziende che operano nell’energy è sempre più diffuso il corporate venture capital (CVC), tipo di investimento che permette di entrare nel capitale di start-up con un’ottica non solo finanziaria ma anche di accesso privilegiato alle tecnologie sviluppate in seno alla stessa società innovatrice. Il report del Politecnico in relazione a questa tematica prende in esame tre tipi di imprese sul periodo 2015-2019: utility, fornitori di tecnologia e gruppi automotive. Proprio questi ultimi risultano essere i più attivi, sia per numero di deal che per volume investito, (248 investimenti CVC per un valore complessivo di 17,4 miliardi di dollari), con un’estrema polarizzazione nella smart mobility e nell’energy store. Con 6 miliardi di dollari investiti in 192 startup seguono i fornitori di tecnologia, incentrati anch’essi nella smart mobility ma non solo. Infine, le utility hanno effettuato investimenti per 2,2 miliardi nei confronti di 148 imprese target. Se smart mobility, anche in questo caso, è al primo posto per volume finanziato, smart building e renawable energy primeggiano per numero di deal.

Le principali startup innovative

Dalle 600 startup operanti nell’energy analizzate nello studio, emerge un’ampia eterogeneità sia in termini geografici che di settore. L’Europa è la più rappresentata coprendo il 55,5% del campione, seguita da Stati uniti con il 41,3%. L’Italia, con 18 startup, è al livello di Israele, Spagna, Svizzera e Belgio, ma ha numeri nettamente inferiori rispetto a Germania (56 startup), Regno Unito (49) e Francia (47). Per quanto riguarda invece i settori dove operano queste società, vi è una forte preponderanza di attività intraprese nella smart mobility (204, 34% del campione) anche se in flessione nel 2019, seguite da quelle nelle renewable energy (88, 15% del campione) ed energy storage (78, 13% del campione). Scarsamente rilevanti risultano invece le categorie smart grid (23 startup), smart building (22) ed energy efficiency/facility management (28), ambito tuttavia significativo nel contesto italiano.

L’energy acquisisce innovazione  

Con riguardo alle acquisizioni di startup operanti nell’energy emerge un trend al rialzo, che ha portato a quadruplicare i numeri. Dalle 11 acquisizioni del 2015 si è passati alle 45 del 2019. La smart mobility è il settore più interessato da questo trend, passando dalle 4 acquisizioni di cinque anni fa alle 25 di oggi. Smart grid e renewable rnergy, benché in calo negli ultimi anni, costituiscono il 18% e il 9% delle acquisizioni. Le imprese energy sono state la maggiore categoria acquirente di queste startup, addirittura nel 92% dei casi per lo smart grid, mentre nell’energy efficiency/facility management si nota una ripartizione più bilanciata degli acquirenti.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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