Allarme Istat: coronavirus e consumi, shock senza precedenti

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L’Istat fotografa un panorama plumbeo, fiducia e consumi cadono sotto i colpi del coronavirus. Nulla può la crescita dell’alimentare e del commercio online: 2,2 milioni di imprese sono ferme

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In Italia il blocco (lockdown), per cui 2,2 milioni di imprese sono ferme, avrà un impatto pesante sull’intero sistema produttivo

Così, in uno scenario “caratterizzato dall’estensione delle misure restrittive anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi sarebbe del 9,9%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%”

La caduta del valore aggiunto è fortemente eterogenea a livello settoriale. I comparti dell’alloggio e ristorazione (-11,3%) e del commercio, trasporti e logistica (-2,7%) subirebbero le contrazioni più forti

Istat e coronavirus, due scenari

Che si tratti di un fenomeno mai vissuto prima, non è una novità. Le misure di contenimento del coronavirus stanno causando in tutto il mondo uno shock senza precedenti nella storia. In Italia il blocco (lockdown), per cui 2,2 milioni di imprese sono ferme, avrà un impatto pesante sull’intero sistema produttivo.

Ipotizzando che la quarantena finisca ad aprile, si assisterebbe a una riduzione dei consumi 4,1%, con una flessione del valore aggiunto generato dal sistema produttivo italiano pari all’1,9%. Così, in uno scenario “caratterizzato dall’estensione delle misure restrittive anche ai mesi di maggio e giugno, la riduzione dei consumi sarebbe del 9,9%, con una contrazione complessiva del valore aggiunto pari al 4,5%”. A parlare, sono i numeri dell’Istat, nella sua nota mensile sull’andamento dell’economia italiana.

In generale, le vendite al di fuori dei negozi calano dello 0,1% mentre è in crescita sostenuta il commercio elettronico (+15,3%).

Tempi duri

Seppure limitate nel tempo e ristrette a un sottoinsieme di settori di attività economica, le misure prese per il contenimento del coronavirus “sono in grado di generare uno shock rilevante e diffuso sull’intero sistema produttivo”. Oltre agli effetti diretti, il sistema produttivo subirebbe anche gli effetti indiretti delle relazioni intersettoriali.

L’intensità della crisi sta provocando un crollo della fiducia di famiglie e imprese. Già a marzo, la crisi risulta più profonda delle precedenti, andando anche oltre i minimi del 2008.

Mai così male

La limitazione delle attività produttive coinvolgerebbe il 34% della produzione e il 27,1% del valore aggiunto (dati da contabilità nazionale). Le misure di quarantena hanno sospeso le attività di 2,2 milioni di imprese (il 49% del totale, il 65% nel caso di chi fa export). Si tratta di aziende che occupano 7,4 milioni di addetti (44,3%), di cui 4,9 milioni sono dipendenti (il 42,1%). Secondo la fotografia Istat, il blocco delle attività produttive ha amplificato le preoccupazioni e i disagi derivanti dall’emergenza sanitaria, generando un crollo nella fiducia di consumatori e imprese.

L’Istituto nazionale di statistica ha inoltre messo in evidenza come i dati economici di marzo non abbiano mai performato così male, in nessuna crisi.

I settori che soffriranno di più

Il maggiore contributo alla caduta del valore aggiunto complessivo proverrebbe dalla contrazione delle spese per altri servizi – al netto delle spese turistiche – (-0,9 punti percentuali). Mentre il contributo della riduzione delle spese per beni e di spese turistiche sarebbe rispettivamente di -0,7 e -0,4 punti. In termini occupazionali, la caduta del valore aggiunto coinvolgerebbe 385 mila occupati (di cui 46mila non regolari) per un ammontare di circa 9 miliardi di euro di retribuzioni.

La caduta del valore aggiunto è fortemente eterogenea a livello settoriale. I comparti dell’alloggio e ristorazione (-11,3%) e del commercio, trasporti e logistica (-2,7%) subirebbero le contrazioni più forti mentre le conseguenze sui settori che producono beni d’investimento e sulle costruzioni sarebbero meno incisive (meno di un punto percentuale).

Istat e coronavirus, i dati “drogati” di febbraio

A febbraio 2020, le stime per le vendite al dettaglio, segnano un aumento mensile dello 0,8% in valore e dello 0,9% in volume. In aumento sia le vendite dei beni alimentari (+1,1% in valore e +1,2% in volume), sia quelle dei beni non alimentari (+0,5% in valore). Su base tendenziale, a febbraio, si registra una crescita del 5,7% in valore e del 5,8% in volume. L’effetto coronavirus si è avuto solo sul finire del mese.

Aumenta il consumo di alimentari

Già lo si percepiva, adesso arrivano le conferme. Vi è stato un forte incremento degli acquisti di alimentari (+9,9% nella grande distribuzione e 3,3% nei piccoli esercizi), sia nella grande distribuzione, che in generale cresce del 8,4%, che nel commercio online.

Per quanto riguarda i beni non alimentari, a febbraio si registrano variazioni tendenziali positive per tutti i gruppi di prodotti. L’aumento riguarda più rilevante riguarda le vendite dei beni alimentari (+8,2% in valore e +7,8% in volume), ma risultano in crescita anche quelle dei beni non alimentari (+3,8% in valore e +4,3% in volume). In particolare gli incrementi maggiori riguardano generi casalinghi durevoli e non durevoli (+7,6%) e utensileria per la casa e le ferramenta (+6,3%). L’aumento minore si registra invece per cartoleria, libri, giornali e riviste (+1,0%). Quanto invece ai dati trimestrali, tra dicembre 2019 e febbraio 2020 le vendite al dettaglio registrano una crescita dello 0,6% in valore e dello 0,7% in volume rispetto al trimestre precedente. Sono in aumento sia le vendite dei beni alimentari (+1,1% in valore e +1,0% in volume) sia le vendite dei beni non alimentari (+0,4% in valore e +0,7% in volume).


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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