La Fed taglia i tassi per la terza volta nel 2019

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Come atteso da asset manager ed operatori, la Fed ha tagliato ancora i tassi. Adesso il Fomc si “prenderà del tempo” per osservare gli effetti dell’azione intrapresa sull’economia reale. Ma c’è già chi scommette su un ulteriore taglio a dicembre a causa dei dati macroeconomici

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La Fed riduce il costo del denaro di 25 punti base nell’intervallo tra 1,5% e 1,75%

La scelta della Fed di tagliare i tassi è stata motivata dagli sviluppi globali ancora all’insegna dell’incertezza e “dalle ridotte pressioni inflazionistiche”

Nel coro del generale accordo, alcuni sottolineano con convinzione che “la pausa della Federal Reserve nel percorso di riduzione del costo del denaro a essere molto breve”

8 a 2. Con questo punteggio il Federal Open Market Committee ha deciso di tagliare ancora i tassi sui Fed Funds. Hanno votato contro il presidente della Fed di Boston, Eric Rosengren, e di quello della Fed di Kansas City, Eshter George. Entrambi i funzionari hanno votato per mantenere i tassi invariati, come già fatto nelle ultime due riunioni. E’ terza volta nel 2019. La Fed riduce così il costo del denaro di 25 punti base nell’intervallo tra 1,5% e 1,75%.

Perché la Fed ha tagliato ancora i tassi

Sono state come sempre le “ridotte pressioni inflazionistiche” a spingere la Fed a tagliare ancora i tassi, unite all’incertezza globale diffusa. D’altro canto i dati sull’economia Usa “indicano che il mercato del lavoro rimane forte e che l’attività economica è aumentata a un ritmo moderato”. Nello stesso tempo, “sebbene la spesa delle famiglie sia cresciuta a un ritmo sostenuto, gli investimenti fissi delle imprese e le esportazioni rimangono deboli”.

Nel comunicato che il Fomc stesso ha diramato si legge che il board della banca centrale degli Usa si prenderà del tempo per valutare gli effetti sull’economia reale dei tagli al costo del denaro, prima di agire nuovamente sui tassi.

In futuro, si legge ancora nel comunicato, il Fomc “continuerà a monitorare le implicazioni dei dati in arrivo per le prospettive economiche, mentre valuta il percorso adeguato” dei tassi. “Nel determinare la tempistica e le dimensioni” delle future mosse di politica monetaria, il Fomc “valuterà le condizioni economiche attuale e attese”.

Fed: gli asset manager sul taglio dei tassi

Ronald Temple, head of Us Equities di Lazard Asset Management, rileva che “L’adeguamento dei tassi a metà ciclo sembra essere completo”. Aggiunge poi che “i mercati sembrano essere d’accordo con i futures dei fondi federali che si aspettano un’ulteriore riduzione dei tassi l’anno prossimo, sulla base di alcuni rischi economici residui al ribasso”. Mike Swell, co-head fixed income portfolio management di Goldman Sachs Asset Management, afferma che “il taglio dei tassi di interesse ha rassicurato i mercati. Riteniamo che l’evoluzione della politica monetaria della Fed sia ora legata all’andamento dei dati economici statunitensi e alle relazioni commerciali con la Cina”.

Christian Scherrmann, economista Us di Dws, si dice abbastanza sicuro “che nei prossimi mesi non ci sarà bisogno di ulteriori aggiustamenti dei tassi”.

Chi scommette su un ulteriore taglio a breve

Tuttavia, il peggioramento dei dati macroeconomici americani e il rallentamento della crescita globale porteranno “la pausa della Federal Reserve nel percorso di riduzione del costo del denaro a essere molto breve”. A parlare sono gli analisti di Ing. Gli esperti sottolineando come la banca centrale Usa voglia “fermarsi per valutare l’economia reale dopo tre tagli dei tassi consecutivi”, ma “la vera domanda è se i dati glielo permetteranno”. Le aspettative su nuove riduzioni del costo del denaro, aggiungono da Ing, “continueranno a indebolire il dollaro, specialmente se la distensione nel conflitto commerciale continuerá a riportare gli investitori sugli asset emergenti”.

Il commento della vigilia

François Rimeu, senior strategist, La Française Am, rilevava che il mercato stava prezzando al 92% un taglio dei tassi, e così è stato.

“Dall’ultimo meeting del Fomc, i dati economici statunitensi hanno segnalato una decelerazione dell’attività, con l’indice Ism non – manifatturiero al ribasso, la crescita dei salari in rallentamento e le vendite al dettaglio deludenti. Tuttavia, sul fronte internazionale le tensioni geopolitiche si sono allentate. Il rischio Brexit è diminuito e le trattative commerciali fra Usa e Cina hanno fatto progressi. Ad ogni modo riteniamo che l’incertezza resti di gran lunga troppo alta perché la Fed riconosca questi miglioramenti nel proprio statement“.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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