Coronavirus: economia italiana già debole in partenza

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Nella sua ultima audizione Bankitalia spiega come l’economia italiana prima dell’arrivo del coronavirus non godesse poi di tutta questa buona salute. Fondamentali sono l’attuazione delle misure di incentivo da parte del governo

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Secondo le stime di Bankitalia tra marzo e luglio il fabbisogno aggiuntivo di liquidità delle imprese potrà raggiungere i 50 miliardi

L’emissione di titoli di stato italiani resta un tema molto delicato perché potrebbe fare più male che bene. Deve essere valutato nel tempo e da esperti

Occhi puntati sul dopo coronavirus ma l’Italia barcolla ancora. “All’avvio dell’emergenza sanitaria l’economia italiana non si era ancora interamente ripresa dalla doppia recessione degli scorsi decenni ed era in sostanziale stagnazione. Pure in questo contesto, le condizioni finanziarie di famiglie e imprese erano complessivamente solide e le banche, che avevano superato una lunga fase di difficoltà, stavano rafforzando i propri bilanci”. Questo quanto dichiara il capo del dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria di Bankitalia, Paolo Angelini, e Giorgio Gobbi, capo del servizio stabilità finanziaria della Banca d’Italia, in audizione presso la commissione di inchiesta sulle banche.

“Alla vigilia dell’epidemia il settore delle imprese era in condizioni finanziarie molto più solide rispetto al periodo precedente la grande crisi del 2008-12”.

“La leva finanziaria (misurata come la quota del debito sul totale delle passività finanziarie), alla fine dello scorso anno, era inferiore di 10 punti percentuali rispetto al 2007, i margini di redditività erano storicamente elevati e le scorte di liquidità erano molto ampie, circa il 20% del Pil” si legge nella relazione. “Con l’arrivo dello tsunami che tutti conosciamo, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi, che viaggiava intorno ai 20 punti base, è arrivato il 17 marzo a 320: un aumento che è stato in parte ridimensionato dai programmi di acquisto avviati dalla Banca d’Italia e dalla Banca centrale europea”, spiega Angelini, aggiungendo che a marzo è stata stimata una contrazione della produzione industriale pari al 15%. Secondo le stie di Bankitalia tra marzo e luglio il fabbisogno aggiuntivo di liquidità delle imprese potrà raggiungere i 50 miliardi.

Risulta dunque essere necessario far conciliare cautela, da una parte, e dare vita a strumenti di contrasto all’emergenza coronavirus. “A questo fine potrebbero essere considerate modalità di tracciamento dei finanziamenti erogati, quali l’obbligo di convogliare i finanziamenti con garanzia pubblica su conti dedicati. Queste misure agevolerebbero i controlli a posteriori sul rispetto dell’obbligo di destinazione dei flussi finanziari previsto dalla legge e permetterebbero azioni di rivalsa in caso di falsa dichiarazione” si legge nella relazione.

Da non sottovalutare il sistema bancario. Lo shock macroeconomico “generato dalla pandemia da coronavirus, a parità di altre condizioni, potrebbe generare un forte aumento del tasso di deterioramento dei prestiti”, dichiara Gobbi. Nel breve temine “i provvedimenti legislativi sulle moratorie e sulla sospensione delle rate dei mutui per l’acquisto di abitazioni e gli interventi a sostegno dei redditi delle famiglie e della continuità aziendale delle imprese avranno l’effetto di contenere, anche in misura significativa, il flusso di prestiti deteriorati”. “Nel medio termine – hanno aggiunto Gobbi e Angelini – le ricadute dell’epidemia sulla qualità del credito dipenderanno dalla durata della recessione e dalla rapidità della ripresa”. Inoltre “Per il sistema bancario italiano i chiarimenti in materia di capitale consentono alle banche di ‘tirare’ su risorse patrimoniali per un ammontare pari a quasi quattro punti percentuali di Cet1 ratio (il rapporto tra il capitale di qualità primaria e le attività ponderate per il rischio). Il capitale liberato potrà dunque essere utilizzato per sostenere l’economia mantenendo intatta la robustezza del sistema.

E infine massima attenzione anche sulle emissione di titoli di stato italiano. “E’ un tema delicato”, dichiara Angelini, rispondendo a una domanda del senatore Elio Lannutti nel corso dell’audizione davanti alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul settore bancario. “Queste emissioni in passato hanno avuto buon esito con i Btp Italia, in altri casi questo esito non è stato altrettanto buono. Occorre tenere il polso della domanda e capire quanta domanda c’è di titoli aggiuntivi”. Secondo Angelini, “dire che c’è molta liquidità sui conti delle famiglie è una realtà, allo stesso tempo uno spostamento massiccio di questa liquidità dai depositi bancari ai titoli di Stato, se anche fosse possibile, potrebbe creare problemi sul fronte del passivo delle banche. Quindi è un tema nelle mani dei nostri specialisti, si tratta di conciliare – conclude Angelini– l’esigenza del fabbisogno e delle emissioni”.


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di Giorgia Pacione Di Bello

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