Caccia alla liquidità, al via i prestiti garantiti fino a 30mila euro

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Sulla linea di partenza le richieste di finanziamento fino a 30mila euro al fondo di garanzia. Cosa dovranno fare le pmi che vorranno adeguare alle nuove condizioni i prestiti già richiesti o ottenuti? Intanto, per Unimpresa le misure dispiegate nelle ultime settimane sono servite solo a tamponare l’emergenza

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Per i finanziamenti ammessi ma non ancora erogati dalla banca, per l’adeguamento alle nuove condizioni sarà sufficiente inviare al gestore del fondo una richiesta di conferma della garanzia già concessa

Le richieste al fondo di garanzia per le pmi hanno superato le 645mila unità

Gli effetti della pandemia potrebbero generare danni su 150 miliardi di euro di prodotto interno lordo

Dopo il via libera della Commissione europea alle modifiche introdotte in sede di conversione in legge del decreto liquidità, le piccole e medie imprese si preparano ad accogliere nuove novità sul fronte dei prestiti garantiti. A partire dal 19 giugno, al fondo di garanzia per le pmi potranno essere presentate richieste fino all’importo massimo di 30mila euro, con una copertura al 100% e una durata massima di 10 anni, contro i sei precedenti. Fermo restando, spiega Mediocredito Centrale, “l’obbligo di non iniziare il rimborso prima di 24 mesi dall’erogazione”.
L’Associazione bancaria italiana ha diffuso una circolare sul modo in cui tali modifiche si verseranno sul tessuto imprenditoriale italiano. In particolare, spiega, per i finanziamenti ammessi ma non ancora erogati dalla banca, per l’adeguamento alle nuove condizioni sarà sufficiente inviare al gestore del fondo una “richiesta di conferma della garanzia già concessa”. Diverso è il caso, invece, dei finanziamenti già erogati. Secondo l’Associazione, se la domanda prevede l’erogazione di un nuovo finanziamento “con contestuale estinzione del precedente”, o un “addendum al contratto del finanziamento garantito nel caso del solo allungamento del prestito fino a 10 anni”, sarà sufficiente una richiesta di conferma della garanzia già concessa. Se infine l’adeguamento consiste nell’erogazione di un importo aggiuntivo, fino a 30mila euro, attraverso la stipula di un “contratto di finanziamento distinto dal precedente e la predisposizione di un piano d’ammortamento separato”, bisognerà inviare al gestore del fondo una nuova richiesta di garanzia.

Unimpresa: i prestiti garantiti sono nuovo debito

Intanto, i principali risultati settimanali della task force liquidità rilevano che le richieste al fondo di garanzia per le pmi hanno superato le 645mila unità, tra il 17 marzo e il 16 giugno. Di queste, oltre 580mila riguardano i prestiti fino a 25mila euro con copertura al 100%, per 11,7 miliardi di euro di importo finanziato. Ma l’allarme di Unimpresa fa sentire il suo eco. “I prestiti delle banche garantiti dallo Stato sono nuovo debito per gli operatori economici – spiega il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, nel corso degli Stati generali dell’economia, illustrando al governo idee e proposte per il futuro del Paese – L’elevato tasso di indebitamento finanziario, assieme a un complesso meccanismo burocratico, ha reso queste misure sostanzialmente inservibili, soprattutto nella fase iniziale, peraltro quella più importante”.

Secondo Spadafora, la ripartenza del Paese deve basarsi su due pilastri principali: “meno tasse e zero burocrazia”. Le risorse, spiega, “vanno trovate sfruttando tutti i margini di flessibilità concessi dall’Unione europea, senza dimenticare che un drastico taglio della pressione fiscale sarebbe capace di favorire immediatamente nuova base imponibile”. Un documento presentato dall’Associazione al premier Giuseppe Conte rileva in particolare che gli effetti dell’emergenza pandemica potrebbero generare danni su 150 miliardi di euro di prodotto interno lordo, pari a quasi il 10% dell’economia italiana. In particolare, si parla di 64 miliardi del settore alberghiero e della ristorazione, 53 miliardi del trasporto e quasi 11 miliardi per musei, cinema e teatri.

Atteso un calo del pil fino al 13%

In termini di prodotto lordo si attende una contrazione a livello globale tra il 6 e il 7,6%, mentre per l’Italia si parla di una forbice compresa tra il 9 e il 13%. Secondo Spadafora, i decreti dispiegati sul campo nelle ultime settimane sono serviti a tamponare parzialmente l’emergenza, ma hanno mostrato solo in parte risultati positivi in termini di liquidità. “Il rischio è lasciare vaste praterie a fondi esteri che verranno in Italia a comprare le nostre aziende in affanno, ma a prezzi di saldo”, dichiara Spadafora. “In assenza di interventi per le imprese, in prospettiva ci sarebbe prima una desertificazione, poi una colonizzazione. Ma non ha senso predisporre adesso un piano ampio e lunare. È il momento della concretezza, occorre mettere da parte le ambiguità”.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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