Il consiglio europeo del 23 aprile non sarà decisivo

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A dispetto delle impazienti attese, il “decisivo” consiglio europeo del 23 aprile 2020 non sarà tale. L’incontro dovrebbe definire i dettagli del “Recovery fund”, possibile contenitore del debito comune tanto auspicato da Italia, Francia, Spagna. Ma sarà solo una tappa

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L’ultimo Eurogruppo aveva trovato una bozza massima di accordo su quattro punti: Mes, Sure, nuova Bei, Recovery Fund

Le prime indiscrezioni vogliono una Ursula von der Leyen (presidente della Commissione) disposta a dispiegare una potenza di fuoco da 1600 miliardi. Per quanto riguarda Mes, Sure, Bei, il via libera pare certo

Le idee su come creare il fondo per la ripresa sono ancora molto diverse. Per esempio, la Spagna vorrebbe che il Recovery Fund fosse finanziato attraverso un “debito europeo perpetuo” gestito dalla Commissione Ue

L’Italia vuole un fondo di solidarietà gestito da Bruxelles, con la garanzia del budget europeo, includendo inizialmente le garanzie di tutti gli Stati membri

Europa, dove eravamo rimasti? L’ultimo Eurogruppo aveva trovato una bozza massima di accordo su quattro punti: Mes, Sure, nuova Bei, Recovery Fund. Il Mes è per gli Stati, il programma Sure per i lavoratori, la Bei per le imprese. E il Recovery Fund? Questo fondo è per la ripresa economica in generale, e dovrebbe contenere al suo interno l’auspicato “debito comune”. Rientrano sotto questo ombrello le famigerate obbligazioni europee, ossia coronabond, recovery bond, o eurobond che dir si voglia: il fronte del Nord (Olanda e Germania in testa) non vuole saperne. E infatti la dicitura “obbligazioni europee” è stata tolta dal banco della contrattazione.
Ancora una volta però la montagna potrebbe partorire il topolino. Ovvero, dal tanto atteso consiglio europeo del 23 aprile non verrà fuori nessuna decisione definitiva. Quale che ne sarà l’esito, dovrà passare dalla Commissione, che presenterà una proposta formale il 29 aprile.

Le problematiche del consiglio europeo del 23 aprile

La videoconferenza dei 27 leader europei servirà a fare qualche passo avanti per la nascita e il funzionamento del Recovery fund. Le prime indiscrezioni vogliono una Ursula von der Leyen (presidente della Commissione) disposta a dispiegare una potenza di fuoco da 1600 miliardi. Per quanto riguarda Mes, Sure, Bei, il via libera pare certo. Per quando riguarda il fondo per la ripresa invece, la battaglia fra fronte del Nord e fronte del Sud resta aperta. Il presidente del consiglio europeo Michel vorrebbe evitare il muro contro muro, e per questo ha convocato già a inizio settimana un vertice ristretto fra Giuseppe Conte, Pedro Sanchez, Emmanuel Macron da una parte e Mark Rutte e Angela Merkel dall’altra.

Le principali proposte sul tavolo: Nord contro Sud

Le idee su come creare il fondo per la ripresa sono ancora molto diverse. La Spagna vorrebbe che il Recovery Fund fosse finanziato attraverso un “debito europeo perpetuo” gestito dalla Commissione Ue. Si tratta di un argomento tabù per Olanda e Germania. La Francia opterebbe per un fondo concedente prestiti a lunga scadenza a seconda delle esigenze degli Stati.

Infine, c’è la proposta italiana. Il Belpaese vuole un fondo di solidarietà gestito da Bruxelles, con la garanzia del budget europeo, includendo inizialmente le garanzie di tutti gli Stati membri. Anche in questo caso, le scadenze dovranno essere “il più possibile a lungo termine”. In generale l’Italia insisterà sulla previsione di trasferimenti a fondo perduto, da alternare ai prestiti. Ciò, per “evitare un peso eccessivo sul peso pubblico dei singoli Stati”: lo ha dichiarato il ministro dell’economia Roberto Gualtieri al Financial Times.

Tutti i Ventisette accettano l’idea del fondo di ripresa, la Germania in particolare accetta che sia la Commissione a gestirlo, purché dia prestiti e non sovvenzioni. Invece l’Olanda resta scettica su tutto: non ritiene che sia il momento di dare più poteri alla Commissione europea, e tantomeno aiuti agli Stati.

Per mediare, Ursula von der Leyen mira a proporre non sovvenzioni ma prestiti a lunga scadenza. In ogni caso, qualunque sarà l’esito della riunione del 23 aprile, non sarà definitivo. Indiscrezioni vogliono che ogni decisione sarà rimandata a giugno, quando i leader potranno incontrarsi dal vivo a Bruxelles.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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