I crediti commerciali per sostenere la crisi di liquidità

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Nei bilanci delle imprese italiane ci sono 300 miliardi di euro in crediti commerciali che potrebbero essere trasformati in liquidità. Secondo un’analisi di Matteo Tarroni di Workinvoice, per fare ciò bisognerebbe estendere la garanzia pubblica alle compagnie che offrono coperture assicurative del credito

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Le imprese italiane hanno in pancia 483 miliardi di euro di crediti commerciali

Le soluzioni per renderli immediatamente fruibili ci sono, ma vi si fa ricorso solo per il 31% dell’ammontare totale

“Il credito commerciale attraverso la cessione delle fatture si adatta allo choc sistemico del covid-19 meglio del credito bancario a medio termine”, spiega Matteo Tarroni

In un periodo di crisi per le imprese italiane, che necessitano di liquidità per sopravvivere alle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica, l’erogazione dei prestiti bancari non è l’unica soluzione. Secondo un’analisi di Matteo Tarroni, founder e ceo di Workinvoice,  un modo per rifornire le aziende di cassa evitando di appesantirne i bilanci è monetizzare i crediti commerciali. Ma quali sono i vantaggi rispetto al credito bancario?
Partiamo dai numeri. Le imprese italiane hanno in pancia 483 miliardi di euro di crediti commerciali. “Le soluzioni per rendere questi miliardi immediatamente fruibili esistono già, dall’anticipo fatture bancario, al factoring, all’invoice trading, ma vi si fa ricorso solo per il 31% dell’ammontare totale, ovvero 150 miliardi di euro”, spiega Tarroni. Questo significa che nei bilanci restano oltre 300 miliardi di euro che potrebbero essere trasformati in liquidità, “ma perché ciò avvenga in maniera efficace sarebbe utile eliminare il rischio di mancato pagamento con una copertura assicurativa, che le compagnie di assicurazione crediti a loro volta sarebbero incentivate a offrire a fronte di una garanzia pubblica”.

I vantaggi della cessione delle fatture

Il primo aspetto che rende la cessione delle fatture più vantaggiosa rispetto al prestito bancario è che non crea debito in capo all’azienda. Il credito bancario, infatti, anche se può contare sulla garanzia dello Stato, “deve essere in ogni caso restituito dalle imprese alle banche entro sei anni – continua Tarroni – Al contrario, vendendo i propri crediti commerciali la situazione debitoria dell’azienda non muta, mentre migliora la sua posizione finanziaria netta”. Inoltre, secondo l’analisi di Workinvoice, la cessione delle fatture è una misura mirata che permette di allocare le risorse dove possono costruire valore, ovvero nel sistema produttivo. Infine, “se un’azienda incassa la fattura in tempi brevi perché è riuscita a cederla a un intermediario finanziario, pagherà prima i fornitori, generando un effetto benefico sulla filiera”, conclude Tarroni.

A sostegno della tesi, Workinvoice ha poi condotto alcune simulazioni sul bilancio di un’ipotetica piccola e media impresa con un fatturato di 10 milioni e un margine lordo del 5%. Quello che è emerso è che una cessione totale e garantita dei crediti commerciali rappresenta “una forma più flessibile e adatta alla gestione della ripresa economica, dopo una chiusura totale di tre mesi”, spiega Tarroni. Infatti, non solo la posizione di liquidità risulta essere più equilibrata e flessibile ma viene anche mantenuta la possibilità di ricorrere al debito per nuovi investimenti.
Fonte: Workinvoice

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di Redazione We Wealth

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