Cosa ci dicono i tassi quasi a zero dei bond di Amazon

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Amazon ha recentemente collocato le proprie obbigazioni a un tasso record dello 0,4%. Ma come interpretare la notizia? Il commento di Marco Bernardeschi (Jci Capital)

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Amazon ha collocato bond triennali con un tasso dello 0,4%, il più basso mai registrato nella storia del corporate bond Usa, come riporta Ft

Secondo Marco Bernardeschi, chief investment officer di Jci Capital, quello di Amazon è l’esempio lampante del cosiddetto “Tina” (There is no alternative)

Tassi da record per Amazon, ma sarà una buona notizia? Nell’ultima emissione da 10 miliardi di dollari, in cui la domanda ha superato di tre volte l’offerta, le obbligazioni a tre anni della società guidata da Jeff Bezos sono state collocate a un tasso dello 0,4%, superiore di appena due decimi di punto percentuale al rendimento dei buoni del Tesoro di analoga scadenza emessi lo scorso maggio dal governo statunitense.

Un bel salto considerando che, nel 2017, per finanziare l’acquisizione della catena di supermercati Whole Foods, il gigante dell’e-commerce aveva collocato obbligazioni per 16 miliardi di dollari con un rendimento sul bond triennale pari all’1,9%. Un tasso quasi 5 volte superiore all’attuale 0,4%, che, come evidenzia il Financial Times, è il rendimento più basso mai registrato nella storia delle offerte di corporate bond (obbligazioni aziendali) negli Stati Uniti. Guardando al passato, ricorda l’Ft, tassi così bassi per i corporate bond si erano visti solo nel 2012/2013 per diverse aziende tra cui Apple, Ibm e Walt Disney. All’epoca la Federal Reserve aveva portato il costo del denaro a zero per consentire all’economia di riprendersi dopo la crisi dei mutui subprime.

I tassi da record recentemente registrati dal gigante dell’e-commerce arrivano in un momento in cui lo shopping online è lievitato a causa delle misure di lockdown, e colossi come Amazon ne hanno sicuramente beneficiato in termini di fatturato, ma soprattutto in un periodo storico in cui la Fed ha messo in campo misure senza precedenti, tra cui il taglio dei tassi a marzo a 0-0,25, e l’avvio lo scorso mese di un piano d’acquisto di titoli di debito societario per rispondere all’emergenza coronavirus.

Per Marco Bernardeschi, chief investment officer di Jci Capital, il rendimento quasi azzerato delle obbligazioni di Amazon è l’esempio lampante di un fenomeno denominato “Tina”, acronimo di “There is no alternative” ovvero “Non c’è alternativa”. I rendimenti delle obbligazioni corporate a livelli così bassi e con un premio al rischio schiacciato spingono infatti gli investitori dall’obbligazionario verso l’azionario.  “Se un bond Amazon rende 0,4% un investitore preferisce avere una quota dell’azienda stessa”, spiega Bernardeschi, sottolineando che il ragionamento sottostante è il seguente: “Se l’azienda è percepita così sana e solida (ndr, come indicherebbero i tassi quasi a zero) comprare l’azione mi darà sicuramente un rendimento sotto forma di dividendo unito al possibile apprezzamento del capitale investito derivante dal business model in crescita”. Così facendo, l’afflusso di moneta si sta spostando dalla parte obbligazionaria alla parte equity. Tuttavia, continua Bernardeschi, “se non c’è domanda per i bond, dovrebbero alzarsi i rendimenti ma gli acquisti da parte della Fed li mantengono bassi”.  Questo crea uno squilibrio e, a detta di Bernardeschi, un “completo scollegamento tra i valori degli asset finanziari, il rischio percepito (quasi zero nel caso di Amazon) e l’economia reale”. Un circolo vizioso che sta alimentando il rally dell’azionario americano, facendo crescere quella che il Cio di Jci definisce una vera e propria “bolla”.


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di Virginia Bizzarri

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