Doris: “La pianificazione finanziaria parte dalla protezione”

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Gli italiani reagiscono all’insicurezza generata dalla crisi parcheggiando i risparmi sui conti correnti. Ma, secondo Massimo Doris di Banca Mediolanum, di fronte ai grandi imprevisti “non c’è liquidità che tenga”. Un’adeguata pianificazione finanziaria dovrebbe partire proprio dalla protezione

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Francesco Maietta, Censis: “Se alla fine della seconda guerra mondiale la base della ripartenza fu la ricostruzione delle infrastrutture, oggi sarà la rassicurazione degli italiani”

Nel rapporto premi per assicurazione danni sul prodotto interno lordo, l’Italia si colloca sotto la media Ocse

Massimo Doris: “La grande sfida è portare la protezione al primo posto nella pianificazione finanziaria. Poi ci occuperemo del conto corrente, del mutuo, del prestito e degli investimenti”

Lo stato d’animo degli italiani, trovatisi ad affrontare la nuova fase della crisi epidemiologica, ha assunto sembianze differenti rispetto al lockdown primaverile. Secondo quanto rivelato da Francesco Maietta, responsabile area ricerche di Censis in occasione dell’evento digitale Il futuro è adesso di Banca Mediolanum, mentre nel primo trimestre i cittadini hanno dimostrano un “amor patrio” che ha consentito loro di riportare risultati migliori rispetto al contesto europeo, oggi “un clima di sospensione, attesa e disillusione” sembrerebbe frenare la loro capacità di reagire. Il risultato è un’immensa mole di liquidità parcheggiata sui conti correnti e una società che, spiega, “ha paura di mettersi in movimento” perché priva di “protezione su determinati rischi”.
Stando alla seconda edizione del monitor Censis-Mediolanum, in questo contesto di “incertezza esistenziale, già iniziata prima dell’avvento del covid”, continua Maietta, è decollata la quota di famiglie che considera prioritaria tra gli obiettivi di vita la serenità familiare, in particolare quelle appartenenti al ceto medio. Inoltre, la maggioranza degli italiani manifesta un’insicurezza sulle tematiche della salute, della vecchiaia, della sicurezza dei figli e del lavoro. “Gli italiani – spiega Maietta – stanno reagendo a questo meccanismo esistenziale come hanno imparato a fare dopo la crisi del 2008, ricorrendo al cash cautelativo, tenendo soldi fermi sui conti correnti pronti a rispondere a qualsiasi evenienza”. Di conseguenza, aggiunge, “se alla fine della seconda guerra mondiale la base della ripartenza fu la ricostruzione delle infrastrutture, oggi sarà la rassicurazione degli italiani, vale a dire dar loro quella protezione, in parte collettiva in parte esito delle scelte individuali, che gli consentirà di far altro nella vita piuttosto che restare a parare i colpi”.
“Quasi 1.700 miliardi di euro fermi sui conti correnti sono tanti – aggiunge Massimo Doris, amministratore delegato di Banca Mediolanum – È ovvio che la preoccupazione rispetto a quanto sta accadendo finisca per immobilizzare i risparmiatori, ma li spinge anche a commettere un paio di errori”. Innanzitutto, spiega, le crisi del passato insegnano che chi “ha investito nell’azionario, diversificando bene, nel lungo termine ha sempre guadagnato”. Dall’altro lato, risparmiare per far fronte a eventuali imprevisti “è un comportamento saggio, intelligente e prudente, ma quando parliamo di grandi imprevisti non c’è liquidità che tenga”. Sulla stessa linea d’onda anche Massimo Grandis, amministratore delegato di Mediolanum Assicurazioni, secondo il quale il rischio è non solo quello di una sottoassicurazione ma anche di incorrere in un’operazione di “grande inefficienza”. “In un momento come questo, in cui l’incertezza rabbuia l’orizzonte – spiega Grandis – la protezione può diventare un faro in grado di consentirci di vivere meglio e di allocare il patrimonio in modo più sicuro, per noi stessi e per la famiglia”.
Eppure, dati internazionali mostrano che nel rapporto premi per assicurazione danni sul prodotto interno lordo l’Italia si colloca sotto la metà della media Ocse e su un trend in discesa rispetto a 10 anni fa (si parla dell’1,4% del pil contro l’1,9%). Ma quali sono le motivazioni? “La prima che mi viene in mente è quella dell’alfabetizzazione assicurativa – interviene Riccardo Cesari, membro del consiglio dell’Ivass – Anche in questo caso, dati internazionali rivelano che in termini di conoscenza assicurativa l’Italia è ultima tra i paesi del G20, quindi c’è molto da fare da questo punto di vista. Un’altra motivazione, poi, è il reddito disponibile (siamo di nuovo sotto la media europea nel 2019). E, infine, un’errata allocazione della fiducia: a mio parere, c’è troppa sfiducia nelle assicurazioni e troppa fiducia verso sé stessi. Da qui, l’eccesso di liquidità sui conti correnti”. “Noi banche – aggiunge Doris – ci occupiamo di varie cose: del conto corrente, di erogare credito in base alle necessità della clientela, di investire il risparmio e impegnarci per farlo rendere di più. Ma nel caso di un evento grave, tutto questo non basta a cambiare la vita del cliente. La grande sfida è portare la protezione al primo posto nella pianificazione finanziaria. Poi ci occuperemo del conto corrente, del mutuo, del prestito e degli investimenti. Bisogna ribaltare questo processo”.

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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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