Pmi e fintech, arriva la neobanca per le imprese

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L’Italia è un mercato potenziale molto ricco a livello di Pmi e startup, segmento fino ad oggi sottoservito dalle banche. Qonto è la leading B2B neobank in Europa, con un focus esclusivo sul segmento business. Mariano Spalletti, country manager, ne illustra i tratti distintivi

Indice

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La neobank che mancava nel segmento business

Un gran potenziale di clienti

La sfida psicologica del provider digitale

In Italia ci sono 4,4 milioni di imprese, in maggioranza pmi, e una grossa fetta di professionisti autonomi. A questo segmento ha puntato Qonto, challenger bank tra le 100 fintech più innovative al mondo. “L’intuizione dei suoi fondatori è stata proprio quella di lanciare un servizio digitale e innovativo per una nicchia, la clientela business, fino ad oggi sottoservita della banche – spiega Mariano Spalletti, country manager per l’Italia di Qonto – Siamo la leading B2B neobank in Europa, con una base di oltre 50mila clienti business, tra Pmi e professionisti. Siamo nati e continuiamo a crescere con un focus esclusivo sul segmento business, che ci ha permesso di creare e ci permette di perfezionare quotidianamente un servizio di banking realmente rispondente alle esigenze d’impresa”.

Sorpresa Italia

“Sono rimasto molto piacevolmente colpito perché, nonostante l’idea diffusa che le Pmi italiane non siano molto inclini all’innovazione, i nostri clienti hanno fin da subito capito il valore aggiunto del nostro servizio. Ne è una dimostrazione il dato registrato nella sola settimana del lancio, quando si sono iscritte oltre 300 aziende – commenta Spalletti – Viviamo in una società che negli ultimi anni è cambiata, dove la rivoluzione fintech in atto è un fenomeno orizzontale che tocca tutti, dai private consumer alle aziende. Tutti siamo stati abituati a fruire di servizi estremamente innovativi che hanno alzato l’asticella (a livello di attese)  da parte dell’utente/consumatore, soprattutto guardando alla società italiana composta da 12 milioni di millennials e 10 milioni di ragazzi della generazione Z (nativi digitali), il 35% della popolazione”.  Il 2019 è l’anno in cui Qonto ha dato il via all’espansione internazionale, consapevole delle necessità comuni di Pmi e professionisti europei nella gestione finanziaria e contabile quotidiana.

Il primo paese nel processo di espansione è stato proprio l’Italia, con un mercato potenziale molto ricco a livello di Pmi e startup e dove infatti i risultati nei primi 5 mesi sono stati molto positivi sia a per numero di clienti acquisiti che di utilizzo effettivo del servizio. Ad oggi il risultato complessivo nei tre nuovi paesi (Italia, Spagna, Germania) è di oltre 3mila clienti. Nel 2020 Qonto punta a rafforzare ulteriormente il suo ruolo di leading B2B neobank in Europa, con l’obiettivo di raggiungere una base di oltre 50mila clienti nei paesi internazionali.

La sfida psicologica del provider digitale

“Il settore finance, sebbene abbia cominciato più tardi a innovare, negli ultimi anni è stato investito da onde innovative fortissime –  spiega Spalletti – Le caratteristiche di questo processo di innovazione in atto sono l’accessibilità  e una customer experience elevata”. L’offerta di conto corrente business di Qonto si basa su 3 valori portanti: semplicità, efficienza e trasparenza, che, tradotti nelle caratteristiche del servizio, diventano: user experience intuitiva (anche da mobile), funzionalità specifiche per il business (conto multiutente e multicarta, gestione delle note spese semplificata, accesso dedicato al commercialista), supporto al cliente rapido (15 min in media) e tariffe chiare. “La vera sfida è proprio quella psicologica: il fintech è un ambito abbastanza delicato dove gli utenti hanno bisogno di avere fiducia nel provider del servizio, per questo offriamo un supporto multicanale in italiano che sostituisce in tutto la filiale fisica, ma che mantiene la relazione umana e personale con il cliente. L’obiettivo è far risparmiare, su base quotidiana, tempo ai nostri clienti su tutte quelle attività di pagamento aziendale, contabilità e amministrazione, affinché le imprese possano investire il proprio tempo in attività a valore aggiunto”, conclude il manager.


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di Maddalena Liccione

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