Posticipata dalla gravità della pandemia, la Cop26 si è conclusa. Ma il pacchetto di misure approvate dagli stati corre il rischio di sottovalutare la più impellente delle gravità, il cambiamento climatico
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Nonostante una consapevolezza sempre maggiore riguardo la drammaticità del cambiamento climatico, la 26esima Conferenza delle parti (Cop) delle Nazioni unite, tenutasi a Glasgow dal 31 ottobre al 12 novembre 2021, lascia il mondo in disappunto. “La Cop26 si conclude con più rimpianti che impegni”, affermano gli esperti di Pictet Asset Management. Dal Glasgow climate pact, l’accordo sottoscritto al termine della conferenza, rimane poco di fatto: “la lotta al cambiamento climatico rischia di avere meno effetti del necessario a causa dei compromessi diplomatici”.
Cop26: meglio poco, che niente
Sebbene il presidente stesso della Cop26, il politico inglese Alok Sharma, abbia annunciato l’accordo dicendosi “profondamente dispiaciuto” per quanto deciso al termine delle due settimane di lavori, “proteggere questo pacchetto sarà fondamentale”, ha ricordato Sharma. “Abbiamo fatto progressi sui tre obiettivi che ci eravamo prefissati all’inizio della Cop26” ha commentato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen “ma non dobbiamo perdere tempo, abbiamo ancora un lavoro difficile davanti a noi”. Quali i punti salienti del pacchetto?
Quanto deciso dal Glasgow climate pact
Il Glasgow climate pact vede l’impegno degli stati partecipanti alla Cop26 sotto diversi fronti. In primis, nel contenere l’innalzamento delle temperature entro gli 1,5°C sopra i livelli preindustriali, in linea con il migliore scenario dell’Accordo di Parigi. Ma anche nel revisionare i target di emissioni di Co2 al 2030, implementando obiettivi più stringenti nelle contribuzioni definite a livello nazionale. Inoltre, nell’eliminare il carbone e i combustibili fossili ‘unabated’ (quello per cui non sono previsti sistemi di compensazione, cattura o immagazzinamento di Co2) da quello utilizzato per la produzione di energia. Poi, nello spingere i paesi sviluppati a raddoppiare i finanziamenti per aiutare i paesi in via di sviluppo entro il 2025. Infine, nel ridurre le emissioni di metano, arrestare i finanziamenti pubblici all’estrazione di petrolio e gas unabated, invertire la deforestazione e trovare un accordo sul commercio di acciaio e alluminio.
Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori
Domande frequenti su Cop26: quanto deciso a Glasgow lascia il mondo in disappunto
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