Cigni neri e rinoceronti grigi: il rischio cinese va rimappato

Eventi imprevedibili e potenziali rischi trascurati coinvolgono il mercato cinese, mentre gli operatori cercano di ricalibrare le proprie previsioni. Nonostante la forte corrente, Pechino sembra avere il timone ben saldo tra le mani

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Un “cigno nero” e “due rinoceronti” grigi minacciano l’economia cinese, suscitando allarme tra gli investitori. Tuttavia, Pechino sembra essere consapevole dei rischi in essere e pronta ad agire di conseguenza. Per gli investitori ciò significa essere in grado di rimappare i rischi del mercato cinese, gestendoli in caso di scenario avverso.

A partire da fine febbraio 2022 e per tutto il mese successivo, il mercato cinese ha dovuto affrontare tre grandi problematiche: il conflitto in Ucraina, che ha contrapposto la Russia all’Occidente; la nuova ondata di Covid-19, che ha colpito prevalentemente la Cina, riportando in lockdown la capitale economica Shanghai; l’annuncio di delisting di alcuni American depositary receipt (Adr), che ha scatenato il sell-off dei titoli cinesi sul mercato americano.
Se la guerra può essere catalogata come cigno nero, evento estremamente raro e imprevedibile, gli altri due elementi somigliano di più, secondo gli esperti di Fidelity International, a ‘rinoceronti grigi’, eventi caratterizzati da alta probabilità di accadimento, ma sottovalutati.

Il cigno nero: la guerra Russia-Ucraina

Quanto al cigno nero, gli operatori temono le conseguenze che scaturirebbero qualora Pechino accogliesse le richieste di sostegno avanzate da Mosca, incorrendo così nelle sanzioni dei Paesi occidentali schierati con Kiev. Il congelarsi dei rapporti tra Cina e Occidente potrebbe infatti danneggiare l’economia mondiale: Pechino, in confronto a Mosca, “è nettamente più integrata nell’economia globale” e ha una interdipendenza con i mercati sviluppati con “radici molto più profonde”, sostengono gli esperti.
Complessivamente, secondo i dati TradingEconomics aggiornati a fine 2021, la Cina pesa circa il 18,7% del Pil globale, contro il 3,1% della Russia. Significativi anche i dati legati alla bilancia commerciale: come indicato da Fidelity, “la Cina rappresenta in termini di valore il 14,2% delle esportazioni e il 10,5% delle importazioni a livello globale, contro il 2,2% e l’1,2% russe”.
Alla luce di questi elementi, tuttavia, a poco più di un mese dall’inizio del conflitto, Pechino non ha modificato né la propria posizione di neutralità, né ha cambiato idea sulla piena sovranità di Kyiv. Sebbene il livello di incertezza rimanga dunque elevato e i rischi siano tangibili, ciò “è sufficiente a dare un certo livello di sicurezza”, sottolineano da Fidelity.

Il rinoceronte grigio: la nuova ondata Covid

Quanto al primo rinoceronte grigio, la nuova ondata di casi Covid-19 montata a fine febbraio ha riacceso i timori di un nuovo rallentamento dell’economia cinese, sia per la velocità del contagio (seconda per intensità solo a quella occorsa a marzo 2020), sia per gli effetti della strategia “zero-Covid” proposta da Pechino. Tale approccio, che consiste nell’imposizione di lockdown totali fino all’azzeramento dei contagi, “ha certamente incrementato i rischi di ribasso rispetto all’obiettivo di crescita del Pil 2022” fissato dal Pechino lo scorso 9 marzo al 5,5%. “Considerata la portata dei lockdown a cui abbiamo assistito finora è possibile che questo registri una contrazione di un punto percentuale circa” osservano gli esperti di Fidelity International.
Resta da vedere se Pechino proseguirà sulla linea dura della “zero-Covid” o se invece, come il resto del mondo, essa si sposterà verso un approccio di “convivenza” con virus.
In tal senso, lo sforzo profuso dalla Cina nella campagna vaccinale (secondo Statista, a marzo 2022, più dell’86% della popolazione cinese ha completato il ciclo vaccinale e circa il 40% ha ricevuto il booster) e il ricorso sempre più circoscritto dei lockdown, sembrano indicare che Pechino miri a tenere il Covid sotto controllo “perseguendo il giusto equilibrio tra la tutela della crescita economica e il contrasto del virus”.

Il rinoceronte grigio: il delisting chiesto dalla Sec

Quanto al secondo rinoceronte grigio, esso è legato alle potenziali conseguenze di una fuga di aziende cinesi dal mercato americano a seguito della segnalazione da parte della Securities and Exchange Commission (Sec, la Consob statunitense) di cinque Adr cinesi potenzialmente delistabili. Gli American depositary receipt sono certificati emessi da banche depositarie statunitensi, che sostituiscono le azioni di società estere e che consentono agli investitori americani di posizionarsi su aziende non accessibili direttamente sul mercato statunitense.
L’alert lanciato dalla Sec lo scorso 10 marzo ha scatenato un sell-off sui titoli cinesi scambiati negli Usa, rientrato solo a seguito delle rassicurazioni del il vicepremier cinese, Liu He, sul sostegno di Pechino alla quotazione dei titoli all’estero.
Sebbene il delisting degli Adr non sia atteso prima del 2024, proseguono gli esperti di Fidelity, altri Adr cinesi potrebbero essere inseriti nel frattempo nella lista nera della Sec “danneggiando ulteriormente il sentiment degli investitori nei confronti del settore. Questo potrebbe incentivare un maggior numero di aziende cinesi a uscire dal mercato americano e a cercare una nuova quotazione onshore sulle borse cinesi, su quella di Hong Kong o su altri mercati offshore”.
Ciò non sarebbe un problema per le aziende con una seconda quotazione ad Hong Kong che, in caso di delisting, potrebbero convertire le loro posizioni Usa in azioni di valore equivalente sulla borsa di Hong Kong (gli investitori impossibilitati a negoziare sulla borsa di Hong Kong per vincoli di compliance sono oggi solo una minoranza). Inoltre, l’impatto negativo sulla liquidità delle aziende cinesi potrebbe essere più che compensato nel tempo: quelle che migreranno dalle borse Usa a quelle di Hong Kong potrebbero diventare per la prima volta disponibili per gli investitori retail della Cina continentale, postohe c risultino idonee ai requisiti dello Southbound Stock Connect”, che consente la negoziazione di azioni tra le borse di Hong Kong e Shanghai.

Sebbene dunque cigni neri e i rinoceronti grigi possano aver turbato i mercati, identificare i rischi e prepararsi a prevenirli/gestirli risulta essere sempre la migliore delle strategie.

di Gloria Grigolon

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Domande frequenti su Cigni neri e rinoceronti grigi: il rischio cinese va rimappato

Quali sono i principali rischi che minacciano l'economia cinese secondo l'articolo?

L'articolo identifica tre rischi principali: la guerra Russia-Ucraina (considerato un 'cigno nero'), una nuova ondata di Covid e il delisting richiesto dalla SEC (entrambi definiti 'rinoceronti grigi'). Questi eventi suscitano preoccupazione tra gli investitori.

Come dovrebbero comportarsi gli investitori di fronte a questi rischi nel mercato cinese?

Gli investitori dovrebbero rimappare i rischi del mercato cinese, valutando attentamente le potenziali conseguenze degli eventi menzionati. È fondamentale sviluppare strategie di gestione del rischio per affrontare scenari avversi.

Qual è la reazione del governo cinese di fronte a queste minacce economiche?

Secondo l'articolo, Pechino sembra essere consapevole dei rischi incombenti sull'economia. Il governo cinese si sta preparando ad agire per mitigare gli impatti negativi.

Quando si sono manifestate queste problematiche per il mercato cinese?

Le tre grandi problematiche, ovvero il conflitto in Ucraina, la nuova ondata Covid e il delisting richiesto dalla SEC, hanno iniziato a impattare il mercato cinese a partire da fine febbraio 2022 e per tutto il mese successivo.

Cosa si intende con l'espressione 'cigno nero' nel contesto dell'articolo?

Nell'articolo, il 'cigno nero' si riferisce alla guerra Russia-Ucraina. Questo termine indica un evento inaspettato e di grande impatto che ha conseguenze significative sull'economia.

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