Russia vs Ucraina: il protagonista non è Putin, ma il gas

Russia-Ucraina, tutta una questione di gas? Per i mercati, l’incertezza riguardo ai prezzi e alle scorte del combustibile rimane centrale. Ecco 3 conseguenze se Putin decidesse di interrompere le forniture

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Nel conflitto tra Russia e Ucraina, il vero protagonista per i mercati potrebbe non essere il presidente russo Vladimir Putin, ma il gas naturale. Il prezzo e le riserve a disposizione di tale combustibile, da cui nel 2019 dipendeva il 22% del consumo europeo secondo Eurostat, sembrano rappresentare alcune tra le preoccupazioni principali degli investitori in queste ultime ore. Ben il 46,8% del gas naturale consumato nel vecchio continente, infatti, è importato dalla Russia, come ha evidenziato la Commissione europea. Di questo, circa il 26% necessita di attraversare l’Ucraina per arrivare nell’Unione europea, stando ai dati di Gazprome (la società russa che detiene il monopolio dell’export del paese) e del Gas transmission system operator of Ukraine (l’azienda che controlla i gasdotti nel territorio ucraino).
In questo contesto, tuttavia, non è solo l’Europa a essere in difficoltà. Insieme al petrolio, l’esportazione di gas in Russia rappresenta infatti il 28% del budget del paese (ultimi dati al 2020), secondo l’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica. Nel 2021, inoltre, l’esportazione del combustibile aveva portato alle casse del paese circa 61,8 miliardi di dollari, secondo quanto affermato dalla Banca centrale russa.
Così, “a minacciare principalmente l’economia europea è la sua dipendenza dalle importazioni di gas naturale russo” afferma Robert Lind, Economista di Capital Group. “Tra i più esposti vi sono certamente i principali paesi importatori, Germania e Italia, nonché alcune delle economie più piccolo dell’Europa centrale e orientale”. Eventuali interruzioni nelle forniture di gas nel vecchio continente, insieme all’aumento dei prezzi dell’energia, potrebbero provocare tre conseguenze politiche: ecco quali.

Russia-Ucraina, 3 conseguenze politiche allo stop del gas

 

1. I governi potrebbero ridurre la domanda di energia e compensare i settori colpiti

“In primo luogo, mi aspetto che i governi europei aumentino il loro sostegno alle famiglie e alle imprese per proteggerle dal rincaro dei prezzi energetici, rafforzando le misure adottate negli ultimi mesi. Nello scenario peggiore, ossia gravi interruzioni nell’approvvigionamento e prezzi molto più elevati, i governi potrebbero dover ridurre la domanda di energia e compensare le aziende e i settori colpiti” continua Lind.

 

2. Le banche centrali potrebbero agire con ancor più cautela

“In secondo luogo, il dilemma politico della Banca centrale europea (Bce) si aggraverebbe nel breve termine qualora un altro shock sul fronte dell’offerta aumentasse l’inflazione e indebolisse la crescita. Solitamente, le banche centrali cercano di guardare oltre la volatilità a breve termine dei prezzi dell’energia, ma la Bce teme già che la politica sia stata già eccessivamente accomodante troppo a lungo. Dato il probabile aumento dell’inflazione, prevedo che la Bce confermi l’intenzione di mettere fine agli acquisti di asset e di aumentare i tassi di interesse, ma probabilmente procederà con cautela data l’estrema incertezza in merito ai prezzi dell’energia”.

 

3. Il danno all’economia russa potrebbe non essere rilevante

“L’annuncio della Germania di non voler certificare il Nord Stream 2, ovvero il nuovo gasdotto tra Russia e Germania, non ha un impatto diretto sulla fornitura di gas in quanto non è operativo, ma se la Russia si vendicasse limitando le sue esportazioni verso l’UE, l’interruzione nella fornitura di gas in Europa potrebbe essere più ingente. Questo danneggerebbe anche l’economia russa, naturalmente, ma il Paese ha costituito riserve di valuta per proteggersi da tale eventualità.
Alla luce degli attuali livelli di scorte, le economie europee dovrebbero essere in grado di far fronte anche a una grave interruzione della fornitura nel breve termine, anche se Germania e Italia, i due maggiori detentori di riserve di gas, potrebbero essere costrette a ridistribuirlo ai Paesi più vulnerabili. L’UE potrebbe inoltre incrementare le sue importazioni di gas naturale liquefatto. Sebbene, in genere, il mite clima primaverile riduca la domanda e i prezzi del gas, eventuali interruzioni nell’offerta potrebbero contribuire a mantenere i prezzi elevati” conclude Lind.

di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

Domande frequenti su Russia vs Ucraina: il protagonista non è Putin, ma il gas

Qual è la principale preoccupazione degli investitori nel conflitto Russia-Ucraina, secondo l'articolo?

Secondo l'articolo, la principale preoccupazione degli investitori è legata al gas naturale, in particolare al suo prezzo e alle riserve disponibili, data la dipendenza europea da questa fonte energetica.

Quale percentuale del consumo energetico europeo dipendeva dal gas nel 2019?

Nel 2019, il 22% del consumo energetico europeo dipendeva dal gas, secondo i dati Eurostat citati nell'articolo.

Quale percentuale del gas naturale consumato in Europa proviene dalla Russia?

L'articolo evidenzia che il 46,8% del gas naturale consumato nel vecchio continente è importato dalla Russia.

Quali sono le possibili conseguenze politiche dello stop del gas menzionate nell'articolo?

L'articolo indica che i governi potrebbero ridurre la domanda di energia e compensare i settori colpiti, le banche centrali potrebbero agire con maggiore cautela e il danno all'economia russa potrebbe non essere rilevante.

In che modo le banche centrali potrebbero reagire a un'interruzione delle forniture di gas?

L'articolo suggerisce che le banche centrali potrebbero agire con ancor più cautela in risposta a un'interruzione delle forniture di gas, probabilmente per mitigare l'impatto economico.

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