Perché è un problema la plastica ritrovata nell’Oceano Artico

La transizione verso un maggiore utilizzo di plastica riciclata potrebbe apportare notevoli cambiamenti anche nel settore dei rifiuti e del riciclaggio. Quali opportunità?

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La plastica ci circonda: delle piccole particelle sono state trovate dalla cima del monte Everest fino ai luoghi più inospitali per l’uomo. L’Istituto di ricerca marina di Bergen, in Norvegia, ha ad esempio scoperto che la presenza di microplastiche nell’Oceano Artico, nel Mare del Nord e nella Baia di Baffin, in Canada, è conseguenza delle correnti oceaniche che hanno sospinto tali particelle dai fiumi europei fino ai territori del circolo polare. Un fenomeno che, secondo gli scienziati, andrebbe avanti da almeno dieci anni. Tanto che Mats Huserbraten, uno fra gli studiosi, ha sottolineato come “l’impatto di questo fenomeno avrà e sta già avendo importanti conseguenze sulla salute dell’ecosistema”. 

Plastica vergine, come rallentarne la domanda 

In questo contesto, come agire? Un buon primo passo è rappresentato dalla conoscenza più approfondita del problema che lega la plastica alla salute dell’uomo e dell’ambiente. Per questo Columbia Threadneedle Investments ha deciso di analizzare la situazione attuale organizzando una tavola rotonda con alcuni esperti di analisi fondamentale sia per il settore azionario che creditizio, con l’obiettivo di discutere rischi e opportunità delle società che producono e smaltiscono la plastica. Quello che è emerso da un confronto con le prime è stato anzitutto una presa di coscienza sull’aumento della domanda di plastica vergine (ovvero prodotta ex-novo e non riciclata). Tra il 1950 e il 2015, infatti, il tasso di crescita annua composto (cagr) della produzione globale di resine e fibre è incrementato dell’8,4%, un ritmo 2,5 volte superiore rispetto a quello del Prodotto interno lordo (Pil) globale per lo stesso periodo, secondo lo studio Production, use, and fate of all plastics ever made dei professori Geyer, Jamberck e Lavender Law. In questo modo, la società contemporanea è diventata dipendente dalla produzione di plastica

Plastica riciclata, una soluzione? 

Una soluzione in questo contesto potrebbe trovarsi nel maggiore utilizzo di plastica riciclata, secondo quanto condiviso nel corso della tavola rotonda: anche i produttori, infatti, si trovano ora nelle prime fasi di un cambiamento strutturale che potrebbe accrescerne la domanda. Per Olivia Watson, Analista senior investimenti tematici, Investimenti responsabili di Columbia Threadneedle Investments, “la plastica riciclata potrebbe rappresentare fino all’8% della domanda di questo materiale entro il 2025 e fino al 15% della domanda globale entro il 2030”. A sospingere l’abbandono della plastica vergine concorrono anche le politiche nazionali e internazionali, che con sempre più stringenti requisiti normativi regolamentano la produzione e la distribuzione dei beni in plastica in commercio. Ad esempio, l’Assemblea per l’ambiente delle Nazioni Unite tenutasi lo scorso marzo a Nairobi ha appoggiato una storica risoluzione per combattere l’inquinamento da plastica che rivolge particolare attenzione alla problematica dello smaltimento di tale materiale ed è volta a diventare un accordo vincolante entro il 2024

Innovazione del comparto dei rifiuti e del riciclaggio 

Tuttavia, la transizione alla plastica riciclata comporterà enormi cambiamenti anche per le società che si occupano di riciclo, dato il diverso stato in cui versano le apposite infrastrutture nei vari Paesi. In questo contesto, “le società di rifiuti ben posizionate possono trarre vantaggio dall’investimento nelle nuove tecnologie e beneficiare delle opportunità di integrazione verticale, incrementando il grado di riciclaggio e di trattamento della plastica raccolta” prosegue Watson. Una rivoluzione che dovrà essere visibile non solo nei mercati sviluppati, ma anche nei mercati emergenti, le intenzioni delle cui società forniscono un’indicazione su obiettivi e posizionamento in vista della transizione

Strategie di circolarità e ricerca continua 

In conclusione, resta chiara la “necessità di un monitoraggio continuo alla luce dei rapidi sviluppi relativi a questo tema” conclude Watson. “La ricerca, la collaborazione e l’engagement continui tra i team d’investimento fondamentale e d’investimento tematico responsabile ci aiuteranno a individuare possibili vincitori e vinti e a incoraggiare la società a continuare a sviluppare le loro strategie di circolarità”. Come, in poche parole? Puntando su una transizione che vede la plastica sempre più circolare, che non ha il solo obiettivo di ridurre l’uso di plastica vergine e di aumentare l’uso di plastica riciclata, ma che è anche interessata allo sviluppo di modelli diversi di consegna dei prodotti e al potenziamento delle infrastrutture di raccolta e delle tecnologie di riciclaggio.

di Giulia Bacelle

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Laureata in Economia e Gestione dei beni culturali e dello spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano. Per We Wealth scrive di finanza, arte e beni da collezione, e gestisce progetti ed eventi in questi settori

Domande frequenti su Perché è un problema la plastica ritrovata nell’Oceano Artico

Qual è la principale causa della presenza di microplastiche nell'Oceano Artico secondo la ricerca?

La presenza di microplastiche nell'Oceano Artico, nel Mare del Nord e nella Baia di Baffin è principalmente dovuta alle correnti oceaniche. Queste correnti trasportano le particelle di plastica dai fiumi europei fino alle regioni del circolo polare artico, contribuendo all'inquinamento di queste aree.

Quali sono le aree geografiche specifiche interessate dalla presenza di microplastiche secondo l'articolo?

L'articolo menziona specificamente l'Oceano Artico, il Mare del Nord e la Baia di Baffin in Canada come aree in cui è stata rilevata la presenza di microplastiche. Queste aree sono particolarmente vulnerabili a causa delle correnti oceaniche che trasportano i rifiuti plastici.

Qual è l'impatto della plastica sull'ambiente, secondo quanto riportato nell'articolo?

L'articolo evidenzia che la plastica è presente ovunque, dalle cime delle montagne più alte fino agli ambienti più remoti. La sua diffusione, come dimostrato dalla presenza di microplastiche nell'Oceano Artico, rappresenta una minaccia per gli ecosistemi marini e la biodiversità.

Qual è il ruolo dei fiumi europei nel trasporto di microplastiche verso l'Oceano Artico?

I fiumi europei agiscono come vettori principali per il trasporto di microplastiche verso l'Oceano Artico. Le correnti oceaniche, infatti, trasportano queste particelle dai fiumi europei fino alle regioni del circolo polare artico, contribuendo all'inquinamento di queste aree.

Quali sono le possibili soluzioni menzionate nell'articolo per affrontare il problema della plastica?

L'articolo suggerisce diverse strategie per affrontare il problema della plastica, tra cui la riduzione della domanda di plastica vergine, l'incremento del riciclo della plastica, l'innovazione nel comparto dei rifiuti e del riciclaggio, e l'implementazione di strategie di circolarità e ricerca continua.

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