Gli emergenti su cui puntare? Cina, Messico e Israele. Ecco perchè

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Dopo un 2022 difficile, i mercati emergenti sono partiti a rilento anche nel 2023. Ma le opportunità per il nuovo anno non mancano. Su quale paese puntare?

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I mercati emergenti hanno continuato a perdere terreno nel 2023, nonostante il miglioramento del sentimento di rischio degli investitori. L’indice MSCI Emerging Markets è infatti in rialzo del 6,7%, contro il 7,7% dell’indice MSCI World dei mercati sviluppati. Questo risultato segue una sotto-performance di circa 3 punti percentuali nel 2022. E non è tutto: i mercati emergenti potrebbero subire ulteriori contraccolpi se la fine del ciclo di inasprimento dei tassi della Fed si rivelasse più lontano di quanto attualmente previsto.

L’outlook per il 2023 

È quanto sostiene Ubs Wealth Management, che tuttavia vede spiragli di luce all’orizzonte per questi mercati. Il primo indizio arriva dalla Cina. Le Borse emergenti sono infatti strettamente legate alle sorti dell’economia cinese, che dovrebbe riprendersi con l’apertura del Paese. Ciò dovrebbe stimolare i consumi interni e la domanda di beni e servizi da parte di altri Paesi emergenti (e sviluppati). In particolare, ci si aspetta una ripresa della domanda di energia e di altre materie prime, da cui molti importanti mercati emergenti dipendono fortemente. Il secondo fattore che potrebbe favorire la riprese borsistica di queste economie è la politica monetaria della Fed. Sebbene la Fed non abbia ancora terminato le misure restrittive e i dati del mercato del lavoro restino troppo forti, l’istituto elvetico ritiene che si è relativamente vicini alla fine del ciclo di rialzo dei tassi. Infine il dollaro dovrebbe indebolirsi nel corso dell’anno: un ulteriore buona notizia. 

Questa combinazione di allentamento delle condizioni finanziarie, indebolimento del dollaro e inversione di tendenza della crescita è stata infatti positiva per i mercati emergenti in passato, che negli ultimi 20 anni hanno prodotto rendimenti mensili annualizzati vicini al 43% nei periodi di accelerazione della crescita e di allentamento delle condizioni finanziarie.

I mercati emergenti su cui puntare

Su quali paesi emergenti dunque investire? “Mentre a guidare la crescita di inizio anno, tra i paesi emergenti, svetta la Nigeria +33%, la sua evoluzione resta eccessivamente fragile, tra rischi politici (elezioni nazionali) ed economici. Meglio posizionati sono la Cina e le proxy tecnologiche globali Sud Corea e Taiwan. La Cina rappresenta la migliore storia, con la riapertura economica, il sostegno alla proprietà, le minori repressioni tecnologiche e con un multiplo forward P/E che scambia a circa 11,2x” spiega a We Wealth Gabriel Debach, market analyst di eToro che sottolinea come in Medio Oriente sia da monitorare anche il mercato israeliano, con il suo 30,96% di peso sul comparto tecnologico e del -27,05% dello scorso anno. “Il mercato scambia su multipli interessanti a 9,1x i P/E forward. Sebbene possano esserci nel breve termine nuove turbolenze, con i maggiori rischi politici, oltre che economici, a guidare al ribasso le quotazioni. le sue evoluzioni potrebbero successivamente ben seguire quelle del tecnologico Nasdaq 100” spiega Debach. 

Ben posizionato anche il Messico, con la sua vicinanza e le interrelazioni commerciali con gli Stati Uniti potrebbe ben catalizzare le minori percezioni di una recessione economica. Il mercato scambia a un multiplo di 12.8x, ben lontano dai massimi degli oltre 19x del 2014, con un indice ben bilanciato tra ciclico e Value. In Europa, che continua a rivedere al rialzo le sue aspettative di crescita, da seguire i mercati emergenti europei. La Polonia è infatti attesa crescere, dati odierni della Commissione Europea, nel 2022 del 4,9% (più dell’Italia +3,9%), nel 2023 dello 0,4% (la metà di quella italiana) e nel 2024 del 2,5% (1,5 volte la media europea).

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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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