ChatGPT-mania? 5 titoli (+1) per cavalcare l’intelligenza artificiale

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Gli investitori retail stanno riconsiderando la loro esposizione ai titoli tecnologici, decisi a cavalcare l’onda dell’intelligenza artificiale. Iachini, VandaTrack: “Sembra che la paura di perdere un’occasione stia dilagando”

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Iachini, VandaTrack: “Dopo settimane di attesa, gli investitori al dettaglio stanno iniziando a inseguire il rally tecnologico. Sembra che la paura di perdere un’occasione stia dilagando”

A catturare i risparmi dei piccoli investitori è C3.ai (società americana specializzata nell’intelligenza artificiale), le cui azioni sono cresciute del 195% da inizio anno

Dopo aver perso il rally di mercato guidato dall’intelligenza artificiale, gli investitori retail stanno riconsiderando la loro esposizione ai titoli tecnologici. Stando ai dati VandaTrack visionati dal Financial Times, gli acquisti netti di azioni statunitensi hanno sfiorato gli 1,5 miliardi di dollari nelle giornate del 30 e del 31 maggio, un dato che non si osservava da un trimestre. A beneficiarne sono stati principalmente i titoli tech, appunto, a partire dai colossi Nvidia e Microsoft per arrivare a società come Palantir, Marvell Technology e UiPath.

“Dopo settimane di attesa, gli investitori al dettaglio stanno iniziando a inseguire il rally tecnologico”, ha dichiarato Marco Iachini, vicepresidente di VandaTrack. “Sembra che la paura di perdere un’occasione stia dilagando”, ha aggiunto. A confermarlo sono anche gli analisti di J.p. Morgan, che suggeriscono come la scorsa settimana l’Information technology Etf di Vanguard e l’Msci information technology index di Fidelity abbiano registrato gli afflussi più elevati da oltre un anno. Per la banca d’affari statunitense, a guidare la corsa ai titoli tech sono gli investitori “più giovani”, con un focus sulle opzioni azionarie. Per gli analisti di Barclays, a frenare finora l’appetito dei piccoli investitori per l’azionario è stata una combinazione di inflazione stagnante, crollo della fiducia nei confronti del settore bancario regionale statunitense e incertezza in vista dell’accordo sul tetto sul debito Usa della scorsa settimana. Combinazione che ha fatto sì che riducessero la loro allocazione azionaria a favore di obbligazioni e fondi monetari a basso rischio. 

S&P alza il rating di Nvidia a “A+”

In realtà, ricorda il quotidiano economico-finanziario britannico, gli investitori retail non sono stati sempre così avversi al rischio. Basti pensare al caso di GameStop, le cui azioni, al culmine della meme stock mania nel 2021, hanno visto incrementare il loro valore del 2.000% in un mese. Tornando a oggi, l’unico titolo simile che ha catturato i capitali dei piccoli risparmiatori è stato quello di C3.ai (società tecnologica americana specializzata nell’intelligenza artificiale), le cui azioni sono cresciute del +195% da inizio anno, anche se ha incassato un calo del 14% lo scorso giovedì dopo aver pubblicato una stima sui ricavi per l’anno fiscale 2023-2024 che ha deluso le aspettative degli analisti. Per il colosso dei chip, Nvidia, si parla invece di un incremento del +170% da gennaio; tra l’altro, nella giornata del 5 giugno, S&P Global Ratings ha aggiornato la sua valutazione sulla società di Santa Clara da “A” ad “A+”, definendola una “dei principali beneficiari” degli investimenti in intelligenza artificiale generativa. “Riteniamo che l’azienda manterrà una strategia coerente di ritorno per gli azionisti in luogo di opportunità di acquisizione”, scrivono gli analisti, prevedendo “che il suo bilancio rimarrà solido nonostante il panorama tecnologico ancora in evoluzione”.

Volano gli investimenti in startup Ai

Intanto, secondo un’analisi condotta dalla società di venture capital londinese Atomico, in Europa l’intelligenza artificiale generativa sta conquistando anche gli investitori in neo-aziende. Quest’anno le startup basate sull’intelligenza artificiale generativa hanno catturato infatti il 35% degli investimenti totali in aziende di intelligenza artificiale e machine learning, ovvero la quota più alta di sempre, in netta crescita dal 5% del 2022 e dall’1% del 2019. Un dato in controtendenza rispetto al più ampio paniere delle startup tecnologiche che, stando alle stime di Atomico, potrebbero incassare un calo dei finanziamenti del 39% entro la fine dell’anno, da 83 miliardi di dollari nel 2022 a 51 miliardi nel 2023. Le imprese cosiddette “later stage” (in fase avanzata di sviluppo, ndr) genererebbero il 93% della perdita complessiva. Diversamente, le startup “early stage” (che stanno attraversando la fase iniziale di investimento e hanno raccolto round inferiori ai 15 milioni di dollari) sembrerebbero tenere maggiormente duro, con 8,2 miliardi di dollari di finanziamenti da inizio anno a fronte dei 10,3 miliardi dello stesso periodo del 2022 (-21%). 


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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