Le fake news in finanza: quanto ci fidiamo del web quando si parla d’investimenti?

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Capire la fondatezza di una notizia che leggiamo sul web non è mai facile e se il mondo a cui facciamo riferimento è quello della finanza allora l’impresa diventa ancora più ardua. Il ruolo della (dis)informazione sui mercati finanziari è un fenomeno da prendere con le pinze

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L’attuale contesto economico-finanziario è decisamente sfidante. Brexit, trade war, elezioni e tanto altro. Sono molti gli ostacoli che ci si può trovare di fronte quando si opera sui mercati in una fase in cui basta un tweet di Donald Trump per sparigliare le carte. L’idea di trattare la relazione tra news e mercati finanziari nasce da ciò che facciamo abitualmente ogni giorno cioè leggiamo e studiamo per non farci cogliere alla sprovvista, salvo poi accorgerci che, quanto letto e studiato, alle volte non basta per comprendere ed interpretare la reazione di un titolo o di un determinato asset. Sui mercati, come tra le pagine di giornale, specie quelle online, è fondamentale saper selezionare la fonte e gli strumenti adeguati, operativamente parlando e non solo. Dunque quanto ci fidiamo del web per fare chiarezza nella gestione dei nostri risparmi? E quanto ci condizionano le notizie?

La risposta a questa domanda, va ricercata nella storia recente delle notizie che hanno fatto clamore in ambito finanziario, ma sopratutto, va capito l’effetto di quelle false e quanto queste ci abbiano condizionato: parliamo delle famose Fake news che mai come nella nostra era corrono veloci senza curarsi dei danni che arrecano.

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Le fake news sono sempre esistite, basti ricordare l’hackeraggio dell’account di twitter del 2013, con questa mossa venne lanciata una notizia falsa con cui si raccontava di un’esplosione alla casa bianca dove si trovava l’allora presidente Barack Obama. L’effetto fu subito immediato e il mercato americano SP500 perse in pochi minuti 136 miliardi di capitalizzazione. Per non parlare di chi preso dalla paura ha venduto le proprie azioni e perso montagne di soldi! Ma ne posso ricordare anche altre di notizie non vere che hanno condizionato notevolmente l’andamento dei mercati come quella sulla società Biopharma che fu accusata dall’organo di vigilanza della borsa americana di aver pagato società di PR per pubblicare analisi falsate di trand positivi della stessa società, causando la cosiddetta “bolla” sul valore del titolo societario che si è subito sgonfiato non appena la verità è emersa. I “cinguettii” di Twitter, poi, pare abbiano influenzato il giudizio in merito a piccole società americane quotate in borsa facendo salire le loro quotazioni. Purtroppo molti risparmiatori affidano il loro sapere e la loro cultura finanziaria in termini d’investimenti e gestione di risparmi proprio al web, senza però filtrare le informazioni che leggono.

Da una recente ricerca è emerso che gli Italiani passano circa 30 ore in rete per scegliere un’auto e circa 3 per saperne di più in merito alle proprie finanze. Il dato potrebbe risultare allarmante se si pensa alla mancanza diffusa di “educazione” alla digitalizzazione nel nostro Paese e non solo.


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di Sordini Tiziano

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