Safe, così mette il turbo alle startup (premiando gli investitori)

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Arriva la versione italiana del “Safe”, strumento che snellisce il processo d’investimento agevolando l’esperienza di founder e investitori. Ecco come

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Cerruti: “Siamo partiti dai bisogni del mercato per fornire a investitori e founder un documento standard che potesse agevolare i negoziati”

Il template del Safe può essere scaricato gratuitamente sui siti di Italian Tech Alliance, Growth Capital, Linklaters e Portolano Cavallo

Arriva la versione italiana del “Safe”, lo strumento che semplifica la procedura d’investimento snellendo i tempi di negoziazione e consentendo ai business angel di aggiudicarsi quote di startup a condizioni più competitive. Frutto di un tavolo di lavoro di Italian Tech Alliance, coordinato dagli studi legali Linklaters e Portolano Cavallo con Growth Capital, si ispira a un modello nato negli Stati Uniti nel 2013, offrendo a founder e investitori una struttura contrattuale improntata alla chiarezza e alla standardizzazione. Ecco come funziona.

Safe: cos’è e come finanzia le startup

“Il Safe è un modello predisposto nel 2013 dal noto acceleratore americano Y Combinator, utilizzato da moltissime startup per raccogliere capitali nelle fasi iniziali della propria vita”, spiega Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance. “In Italia molti investitori faticano ad avvicinarsi al mondo dell’innovazione. Siamo partiti dai bisogni e dalle necessità del mercato per fornire loro (e ai founder) un documento standard adatto all’ordinamento italiano che potesse servire da base, agevolando i negoziati e prevedendo uno sconto per chi investe”. In pratica, il Safe consente di investire immediatamente alla firma attribuendo quote o azioni all’investitore al verificarsi di uno specifico evento futuro e permettendo di posticipare la valutazione della startup in una fase più matura.

I vantaggi per founder e investitori

“La nostra intenzione era replicare lo spirito del Safe americano, restando nell’ambito degli strumenti di equity differita, vale a dire con il vantaggio per l’investitore, in una fase iniziale, di non dover negoziare con la startup la sua valutazione”, racconta Alessandro Tanno, managing associate – coordinatore del gruppo fintech&digital transformation di Linklaters Italia. “Le quote o azioni vengono infatti attribuite all’investitore solo in un secondo momento, al verificarsi del primo round di finanziamento in cui soggetti più strutturati o fondi effettuano una valutazione scientifica della startup. Avendo però creduto nella startup fin dal principio, l’investitore potrà godere di specifici incentivi, ovvero il cosiddetto sconto sulla valutazione d’ingresso”.

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“Mentre andavamo a replicare esattamente questa struttura, volevamo replicare anche l’impostazione contrattuale del Safe americano”, continua Tanno, “fornendo all’ecosistema uno strumento pronto all’uso, semplice, standard e riconoscibile”. Founder e investitori possono infatti scaricare gratuitamente il template del Safe sui siti web di Italian Tech Alliance, Growth Capital, Linklaters e Portolano Cavallo. Per formalizzare l’investimento, le parti dovranno accordarsi su quattro valori:

  • la data di scadenza, vale a dire “quando dovranno prendere una decisione rispetto ai risultati raggiunti”, spiega Cerruti;
  • la valutazione a scadenza;
  • le caratteristiche del round di conversione;
  • lo sconto.

Successivamente, potranno compilare e firmare il documento e procedere infine al versamento. “I destinatari dello strumento sono principalmente startup seed e pre-seed e business angel. Immaginiamo che saranno soprattutto le startup a proporre il documento agli investitori. Gli investitori, dal canto proprio, dovranno superare una barriera culturale, in quanto si sono abituati in questi anni ad avere un pacchetto di documenti e tutele fin da subito, sebbene venissero comunque rimaneggiate e rinegoziate nel corso degli anni successivi. Il Safe ne agevola l’esperienza, snellendo anche le tempistiche della negoziazione documentale”, conclude Tanno.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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