ExxonMobil, Eni e le altre: chi c’è nella “lista nera” degli investitori

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Una coalizione di Ong ha lanciato un nuovo strumento che tiene traccia delle aziende escluse dai portafogli di banche e investitori. Anche 37 italiane nella lista

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La più citata in assoluto è la Poongsan Corporation, esclusa dai portafogli di 75 istituzioni finanziarie per il suo coinvolgimento nella produzione di armi controverse

La motivazione più comune alla base delle esclusioni è la preoccupazione per il cambiamento climatico (nel 40% dei casi)

75 istituzioni finanziarie hanno escluso finora Poongsan Corporation dai loro portafogli. Società fondata a Seul, in Corea, nel 1968, viene citata per il suo coinvolgimento nella produzione di armi controverse come le munizioni a grappolo. Ma non è l’unica a essere inserita nella “lista nera” degli investitori sostenibili. Una coalizione di 10 Ong ha lanciato un nuovo strumento (chiamato Financial exclusion tracker) che tiene traccia delle aziende escluse da banche e investitori per motivi legati alla sostenibilità. Set di dati pubblico, elenca al momento 4.532 società escluse da 87 gruppi finanziari in 16 paesi. L’obiettivo? Esercitare pressione sulle aziende identificate affinché cambino le loro pratiche e informare non solo gli altri investitori ma anche società civile, media e governi sulle realtà che incorporano i maggiori rischi sul fronte ambientale, sociale e di buona governance (o rischi Esg, in gergo).

Scorrendo l’elenco si scopre come la motivazione più comune alla base delle esclusioni è la preoccupazione per il cambiamento climatico (nel 40% dei casi), seguita dalla produzione di armi controverse (17%) e di tabacco (12%), dai diritti umani (7%) e dalle preoccupazioni relative alle pratiche commerciali. Le aziende in cima alla classifica per numero di esclusioni nelle diverse categorie sono:

  • per il cambiamento climatico Cenovus Energy, Suncor, China Energy, ExxonMobil e Shandong Energy;
  • per la produzione di armi controverse Poongsan, Northrop Grumman, General Dynamics, Larsen & Toubro e LigNex1;
  • per il tabacco Philip Morris, Altria Group, British American Tobacco, Imperial Brands e Japan Tobacco;
  • per i diritti umani Energy Transfer, Vale, Walmart, Ocp Group e ConocoPhillips;
  • e infine per le pratiche commerciali Jbs, Gazprom, Elbit Systems, China National Petroleum Corporation e Kangmei Pharmaceutical.

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Nella lista delle 10 società più escluse in assoluto, oltre alla già citata Poongsan, ci sono Northrop Grumman (indicata da 73 istituzioni finanziarie), Larsen & Toubro (69), Lockheed Martin (67), General Dynamics (66), Lig Nex1 (63), British American Tobacco (61), Philip Morris International (61), Altria Group (60) e Imperial Brands (60). Tra le oltre 4.500 aziende elencate sul sito ci sono anche 37 italiane; ad aver raccolto il maggior numero di esclusioni sono in questo caso Enel, Eni, Fincantieri, Leonardo e Saras.

“Questo set di dati mostra ad esempio come Jbs, il più grande produttore di carne al mondo e uno dei maggiori responsabili della deforestazione e delle violazioni dei diritti in Amazzonia, è anche l’azienda più esclusa nella categoria delle pratiche commerciali”, osserva Merel van der Mark, coordinatrice di Forest & Finance (una delle Ong che ha lanciato il Financial exclusion tracker). “Questo dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme per chiunque stia pensando di fare affari con l’azienda”. Peer de Rijk, attivista di Milieudefensie, accoglie invece con favore il fatto che diverse istituzioni finanziarie stiano escludendo dai loro portafogli determinate aziende a causa dei loro legami con impatti climatici dannosi. “Questo dimostra che sono disposte ad adottare misure per ridurre le emissioni finanziate”, dice Rijk. “Speriamo che un numero maggiore di istituzioni segua il loro esempio”.

C’è da dire che le esclusioni rappresentano solo una delle tipologie di approccio all’investimento sostenibile. Come racconta il Forum per la finanza sostenibile, le strategie presenti nel mercato italiano sono sei: l’esclusione di singoli emittenti, settori o paesi dall’universo investibile sulla base di determinati principi e valori; la selezione degli investimenti nel rispetto di norme e standard internazionali, come quelli definiti dall’Ocse o dalle Nazioni Unite; l’approccio best in class, che consiste nel selezionare o pesare gli emittenti privilegiando i migliori in un determinato universo, categoria o classe di attivo; gli investimenti tematici, ovvero selezionare gli emittenti puntando su uno o più temi, come i cambiamenti climatici o l’efficienza energetica; l’engagement, che consiste nel dialogare con una determinata azienda sulle tematiche che ruotano intorno alla sostenibilità ed esercitare i diritti di voto connessi alla partecipazione al capitale azionario; e infine l’impact investing, ovvero investimenti in imprese, organizzazione e fondi al fine di generare un impatto positivo e misurabile oltre a un ritorno finanziario.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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