Da Warren Buffett a Ray Dalio: le strategie di 5 grandi investitori

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Da Warren Buffett a Jim Simons, ma non solo: ecco la fotografia, al primo trimestre 2023, dei portafogli di cinque re della finanza

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Apple si posiziona al primo posto delle scommesse di Buffett, rappresentando quasi la metà del suo portafoglio (46%). Al secondo posto Bank of America (9%)

Tra i re della finanza c’è anche Ray Dalio con Bridgewater associates, uno dei pochi hedge fund in grado di prevedere e superare con successo la crisi finanziaria del 2008

C’è chi sta cavalcando l’onda dell’intelligenza artificiale, privilegiando in portafoglio colossi come Nvidia o Microsoft. E chi invece scommette sulla Cina. Sono quelli che Visual Capitalist definisce “super-investitori”, guru della finanza con una visione unica del mercato e fondi dal valore che oscilla dai 2,3 miliardi di dollari fino a oltre 325 miliardi. Chi sono? E come hanno posizionato i loro portafogli quest’anno?

Si parte da Berkshire Hathaway di Warren Buffett e Charlie Munger, uno dei portafogli più noti al mondo, che ha sovraperformato anche l’S&P 500 nel lungo periodo. Come riportato da Visual Capitalist – analizzando i dati al primo trimestre del 2023 – mentre l’indice statunitense ha registrato un rendimento del 195% dal 2013, il fondo dell’oracolo di Omaha è cresciuto del 260% nello stesso periodo. Apple si posiziona al primo posto delle scommesse di Buffett, rappresentando quasi la metà del suo portafoglio (46%). Al secondo posto Bank of America (9%), su cui il re della finanza ha alzato la posta proprio a inizio anno, azzerando parallelamente le quote detenute in altre due banche a stelle e strisce, Bank of New York Mellon e Us Bancorp. Il resto del portafoglio, come evidenziato nell’infografica di Visual Capitalist, vede un mix di beni di consumo (come Coca-Cola e Kraft) e società petrolifere e del gas.

 

Renaissance Technologies è noto invece per essere uno dei più grandi fondi di investimenti quantitativi al mondo, dal valore di 75,4 miliardi di dollari. Fondato nel 1982 da Jim Simons, è improntato alla diversificazione. Solo il gigante farmaceutico Novo Nordisk gode infatti di una partecipazione maggiore (pari al 2%), mentre una quota dell’1% è riservata ad Amazon, Gilead Sciences, Airbnb, UnitedHealth Group, Verisign, Hershey Company, Boeing e Chevron Corporation. Tra i re della finanza c’è anche Ray Dalio con Bridgewater associates, uno dei pochi hedge fund in grado di prevedere e superare con successo la crisi finanziaria del 2008 anche grazie alla sua strategia “all weather” che punta a ottenere buoni risultati in tutti i contesti economici attraverso la diversificazione. Dal valore di 16,4 miliardi di dollari, scommette principalmente nell’Msci emerging markets Etf (5%), nel Core S&P 500 Etf (5%) e in Procter & Gamble Co. (5%). Inoltre, è uno dei pochi fondi che detiene azioni di un Etf sull’oro (ovvero Spdr gold shares Etf).

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L’analisi sui portafogli dei più grandi investitori al mondo prosegue con Stanley Druckenmiller, conosciuto per essere uno stratega chiave del Quantum fund di George Soros e per il suo costante record di rendimenti con Duquesne, pari mediamente al 30% annuo. Con un approccio macroeconomico agli investimenti, la sua scommessa più convinta è quella su Coupang, società di e-commerce sudcoreana con sede a Seoul. Oltre a Coupang, Druckenmiller ha posizionato il suo portafoglio per cavalcare l’attuale trend dell’intelligenza artificiale, con partecipazioni significative in società come Nvidia (10%), Microsoft (9%) e Alphabet (4%). L’ultimo portafoglio analizzato da Visual Capitalist è quello di Scion asset management di Michael Burry, protagonista del film La grande scommessa e noto per essere un value investor e per le sue vendite allo scoperto. E la composizione del suo portafoglio lo dimostra, se si considera che alla fine del primo trimestre la maggior parte delle sue partecipazioni era costituita da diversi titoli bancari che hanno subito un calo significativo la scorsa primavera. Ciononostante, al primo posto degli investimenti di Burry si posizionano due società cinesi di e-commerce: JD.com Inc. (10%) e Alibaba Group Holding (10%).


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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