Un portafoglio “green” migliora le performance?

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Per raggiungere l’obiettivo net zero, in Europa, i capitali pubblici non bastano. È necessario un ruolo attivo degli asset manager (e dei risparmiatori). Ecco come possono decarbonizzare i propri portafogli, accelerando la transizione green

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Nava: “L’Eurobarometro dimostra la voglia dei cittadini europei per le riforme, verdi e non solo, e il loro apprezzamento per il supporto tecnico fornito dall’Ue agli Stati membri. Questo ci incoraggia a continuare e ad accelerare su questa strada”

Nel 2022 J.P. Morgan asset management ha organizzato più di 9mila incontri con oltre 1.300 aziende in 60 paesi. Toschi: “L’obiettivo è aiutarle a sviluppare una maggiore sensibilità nei confronti di queste tematiche”

L’Europa punta a fregiarsi dell’etichetta di prima economia al mondo a emissioni zero e a neutralità climatica entro il 2050. Un obiettivo che, secondo gli esperti intervenuti in occasione della conferenza Net zero, sogno o realtà? nell’ambito del Salone del risparmio, non può prescindere da una collaborazione tra pubblico e privato

“Il 2050 può sembrare lontano o magari anche astratto alla mia generazione, ma non per i nostri figli”, interviene in apertura Mario Nava, direttore generale della DG Reform della Commissione europea. “Anche quelli nati negli anni ’80 hanno già intuito che se vorranno ricevere una pensione, non potranno prescindere dalla dimensione verde. E i cittadini europei, nel loro complesso, ne sono a loro volta consapevoli”. Stando agli ultimi dati dell’Eurobarometro, al centro della loro attenzione si pongono infatti quattro temi: la salute pubblica, l’istruzione, il lavoro e infine proprio la transizione verde. “Un coinvolgimento importante perché solo se i cittadini verdi fanno propria questa transizione possiamo sperare che gli obiettivi prefissati vengano raggiunti”. Anche perché, continua Nava, i capitali necessari al cammino verso un’economia a zero emissioni non possono essere unicamente pubblici ma sono in gran parte privati.

Più sostenibilità in portafoglio, più performance

E investire “facendo del bene, vuol dire anche investire bene”, assicura Maria Paola Toschi, global market strategist di J.P. Morgan asset management. “Individuare le società più virtuose nell’implementazione dei principi di sostenibilità, consente di individuare le società che hanno le strategie per ottenere i migliori risultati. Selezionare società particolarmente attente a implementare strategie per mitigare i rischi climatici, per esempio, può comportare all’inizio qualche costo in più ma nel lungo termine vuol dire risparmiare costi in termini di minori ripercussioni da eventi estremi. Lo stesso vale per i temi sociali: una sana struttura di gestione del capitale umano può limitare le litigiosità e ridurre i costi legali. E infine la governance, come sul tema del gender balance, che arricchisce una società di spunti importanti che provengono sia dalle competenze maschili che da quelle femminili”, spiega Toschi.

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“Gli asset manager possono accelerare il cambiamento”

In questo processo un tema fondamentale è quello dell’engagement, continua l’esperta, ovvero di un ruolo attivo nei confronti delle aziende. “Nel 2022 abbiamo organizzato più di 9mila incontri con oltre 1.300 aziende in 60 paesi. Oggi parliamo di net zero, ma il nostro approccio è più ampio, perché riguarda anche tutte le altre variabili della sostenibilità”. L’obiettivo, aggiunge, è individuare i punti di fragilità delle aziende e accompagnarle in un processo di adeguamento, aiutandole a sviluppare una maggiore sensibilità nei confronti di queste tematiche. “Gli asset manager possono accelerare il cambiamento, anche in termini di mentalità”, dichiara Toschi.

Per individuare le aziende più virtuose, secondo Federica Calvetti, head of esg & strategic activism di Eurizon, non basta guardare alla traiettoria di lungo termine; ma bisogna analizzare anche i possibili cambi di rotta nel breve periodo. “Durante le sedute con gli emittenti ci diamo dei target, delle aree di investigazione”, racconta Calvetti. “Dobbiamo essere sicuri che le società selezionate abbiano ambizioni, si pongano obiettivi di medio termine e li raggiungano nel tempo. In caso contrario, dobbiamo indagare le ragioni, perché potrebbero esserci condizioni endogene o esogene alla società che hanno influito”. Senza dimenticare infine la crescente necessità di soddisfare non solo gli shareholder (ovvero gli azionisti), ma anche gli stakeholder. “Gli stakeholder rappresentano una platea più ampia di persone che ruota intorno a una singola azienda, dai fornitori ai clienti. Una platea che bisogna soddisfare, perché innesca comportamenti più virtuosi da parte dell’azienda stessa, per esempio nei confronti delle comunità locali. E, in ultima stanza, genera risultati migliori anche per i nostri risparmiatori”, conclude Toschi. 


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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