Tenderini (Finint PB): siamo pronti per la consulenza del futuro

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Paolo Tenderini, da settembre nel Cda di Finint PB e futuro ad, racconta il modello di business e le strategie del private banking del gruppo, che oggi conta 190 banker

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“Il nostro modello di business è incentrato sulla consulenza evoluta, che già oggi rappresenta il 42% delle masse. Gli incentivi (rebate) che percepiamo nell’ambito della consulenza su prodotti d’investimento vengono restituiti per interno al cliente, al 100%”, dice Tenderini

Oggi Finint Private Bank conta 190 banker, 160 con contratto di agenzia e 30 dipendenti e muove circa 10 miliardi di masse, tra private banking, sgr e asset under advisory.

I tempi non sono ancora maturi. Si parla del 2026, nella migliore delle ipotesi. E molti punti restano da chiarire. A cominciare dai famigerati benchmark di costo a cui dovranno essere parametrati i prodotti d’investimento prima di essere proposti ai clienti.

Ma sarebbe comunque meglio non sottovalutare l’impatto che la Retail investment strategy avrà sul mercato: il pacchetto di misure proposte dalla Commissione europea per ridisegnare la consulenza finanziaria, all’insegna del concetto di value for money (rapporto qualità prezzo), infatti, contiene elementi di novità sostanziali, che – secondo alcuni osservatori chiameranno molti operatori a ripensare radicalmente modelli di business e di pricing.

 

Il modello di consulenza di Finint PB

“Noi siamo già pronti per la Retail investment strategy”, dice Paolo Tenderini, dallo scorso settembre nel Cda di Finint Private Bank, la divisione private di Finint, che guiderà in qualità di amministratore delegato a partire dal prossimo aprile. “Il nostro modello di business è incentrato sulla consulenza evoluta, che già oggi rappresenta il 42% delle masse. Gli incentivi (rebate) che percepiamo nell’ambito della consulenza su prodotti d’investimento vengono restituiti per interno al cliente, al 100%”. È il modello “ereditato” da Banca Consulia, entrata nel gruppo Banca Finint nel 2022.

I numeri di Finint Private Bank

 Oggi Finint Private Bank conta 190 banker, 160 con contratto di agenzia e 30 dipendenti e muove circa 10 miliardi di masse, tra private banking, sgr e asset under advisory. “Quest’anno abbiamo cooptato il 20% delle nostre attuali risorse, in termini di capitale umano: è una fase di grande dinamismo”, argomenta Tenderini. Il private banking conta tre filiali, a Milano, Torino, Roma e 59 uffici territoriali, l’ultimo dei quali ha appena aperto i battenti, nel centro di Treviso. 

“Abbiamo una buona distribuzione, siamo interessati ad aumentare la nostra presenza in alcune aree, l’Emilia Romagna, il Friuli, la dorsale adriatica, anche il Piemonte. Non abbiamo un obiettivo esplicito, il tema è trovare professionisti interessati a sposare il nostro modello, che poi, in fin dei conti, si fonda sulla trasparenza, la chiarezza nei rapporti, una vera architettura aperta, e l’assenza di conflitti d’interesse”, precisa il manager, ex country head di Edmond de Rothschild per l’Italia, e in precedenza responsabile clientela ultra high net worth e mid market di Ubs in Italia ed amministratore delegato di Camperio sim.

 

Più sinergie con il corporate

Tra le iniziative strategiche che Tenderini porterà avanti, alla guida di Finint PB, c’è lo sviluppo di maggiori sinergie, all’interno di un gruppo che “ha iniziato facendo consulenza alle imprese: la prima cartolarizzazione, in Italia, l’ha fatta Finint nel 1991. L’azienda si è posizionata tra i primi operatori nel mercato dei minibond e dei basket bond. L’acquisizione di Banca Consulia, nel 2022 ha molto senso nella logica industriale del gruppo: possiamo lavorare insieme, mettendo a fattor comune relazioni e competenze”. 

 

Le strategie sui Private Market

Altre aree “dove siamo molto attivi sono i private market e i club deal: in un portafoglio fatto come si deve, gli asset illiquidi devono rappresentare una costante. È vero che l’aumento dei tassi ha chiuso un po’ il gap di rendimento con la componente liquida, ma rimane un segmento di grande valore per determinati clienti”. 

La nuova fintech in rampa di lancio

Intanto i progetti di Finint PB troveranno una declinazione anche sul piano tecnologico: “Possiamo vantare una piattaforma efficiente e scalabile, che abbiamo sviluppato internamente sulla base delle esigenze dei banker e dei clienti finali. Presto darà vita a uno spinoff, una fintech a disposizione di altri wealth manager, in Italia e all’estero”.


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di Pieremilio Gadda

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Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.

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