L’era del credito istantaneo

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È un’esigenza imprescindibile per la finanza tradizionale, guidata dalla domanda. E darà luogo nei prossimi anni a nuovi segmenti di mercato, rivoluzionando i sevizi che conosciamo, a partire dal lending. La visione di Alessandro Laveneziana, partner di Reply, multinazionale specializzata nella progettazione e implementazione di soluzioni innovative nei settori dei servizi digitali, della tecnologia e della consulenza

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“La digitalizzazione è imprescindibile per le banche. La Gen Z utilizza questi strumenti quotidianamente per altri scopi e se l’aspetta anche per i servizi finanziari. Nell’ultimo periodo sono sempre di più gli istituti di credito tradizionali che stanno approcciando iniziative di trasformazione anche pluriennali per adeguarsi alla domanda di remotizzazione dei servizi che arriva dalla base clienti”. A dirlo a We Wealth è Alessandro Laveneziana, partner di Reply, che descrive un processo in pieno fermento e di trasformazione continua. “Le banche valutano e monitorano best practice suggerite da principali operatori di settore, consapevoli che c’è una continua necessità di aggiornamento guidato dalle tecnologie in costante e rapida evoluzione”.
Oltre che permettere al cliente di svolgere le operazioni in maniera self-service senza recarsi fisicamente in filiale, attraendo nuovi clienti e anche consentendo di fare cross selling sul parco clienti attuale, la digitalizzazione “risponde a un’esigenza di ottimizzazione del cost to serve – continua Laveneziana – ma il cambiamento che richiede, va analizzato e predisposto adeguatamente”.

La finanza tradizionale cambia pelle

Dalla riorganizzazione interna delle banche, alla revisione dei processi, all’evoluzione dell’architettura IT al fine di agevolare ed accelerare, integrazioni sempre più frequenti e necessarie, lo sforzo della finanza tradizionale è importante. E molto spesso le collaborazioni con le fintech sono dei facilitatori per dotarsi delle tecnologie più recenti a disposizione sul mercato: “ma più che di acquisizioni si tratta di collaborazioni su progettualità. Oggi un terzo dei consumatori di tutto il mondo usa almeno due servizi tecno-finanziari e inevitabilmente questo condurrà a evoluzioni in molte operation”. È successo anni fa con l’introduzione della firma digitale, oggi per esempio il remote banking potrà essere supportato da un rinnovato ricorso al canale voce, anche attraverso chatbot e nuovi canali di comunicazione che tenderanno a rendere sempre più human like gli assistenti digitali, mentre una sempre maggiore adozione di Digital Assets, consentiranno una gestione più smart e sicura della finanza. Un segmento critico come quello del credito è in una fase di profonda evoluzione proprio dall’avvento del fintech che ha reso l’erogazione dei prestiti a persone e imprese più democratica e veloce, senza metterne a rischio la sicurezza. “Riguardo al credito al consumo quello che vediamo è una trasformazione digitale importante – dice Laveneziana – guidata dalle FinTech e dalle mutevoli esigenze della propria clientela che si aspetta di poter beneficiare degli stessi strumenti tecnologici utilizzati nella vita quotidiana, anche nelle operazioni di richiesta credito. Come nel caso dello small ticket, tipico dei giovani che hanno la necessità di fare acquisti. La tecnologia per gli istituti di credito in questo momento è un’opportunità dunque per fidelizzare maggiormente la propria clientela, espandere il proprio mercato ed una necessità per non perderne posizionamento strategico. È in atto un’attività frenetica che porterà svariati cambiamenti”. 

Nuove tecnologie per efficientare il processo

Attività che riguarda l’adozione di nuovi componenti tecnologici, basati su Ai e blockchain, per ora per lo più per accelerare la preventivazione, l’onboarding e la valutazione del merito creditizio fino al time to cash – mentre tutto il post concessione è rimasto sostanzialmente sul canale tradizionale e mostra importanti spazi di rinnovamento. Questa trasformazione verso forme sempre più efficaci di instant lending sta consentendo di proporre sul mercato nuovi prodotti finanziari come il Bnpl e di massimizzare l’adozione dell’embedded finance, che consiste nell’incorporare servizi finanziari in settori industriali diversi, dall’automotive, al telco, al retail. Dal punto di vista degli istituti di credito per il mercato del credito al consumo, l’Embedded Finance rappresenta un’opportunità per collocare prodotti finanziari su altri mercati sfruttando la rete di vendita di partner commerciali operanti in altri settori, garantendosi un nuovo canale di vendita e raggiungendo segmenti di mercato tradizionalmente al di fuori dal loro target. Non solo. “Negli ultimi anni le novità legislative favorevoli hanno portato l’accesso a forma di finanziamento alternative per le imprese e in particolare per le pmi: debt crowfunding, equity, lending”. Le imprese hanno quindi la possibilità di accedere a nuovi strumenti, ma per farlo dovranno dotarsi delle opportune tecnologie per rendersi sempre più open, verso il mercato finanziario. Quest’ultimo è un mercato tutto sommato ancora in una fase embrionale di sviluppo. Ma il treno è in corsa e chi lo perde rischia grosso.

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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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