Ipo: valida alternativa di raccolta fondi per startup innovative

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Anche in Europa inizia a manifestarsi sul mercato la tendenza a vedere l’Ipo non unicamente come una modalità di exit, ma come un ulteriore strumento di raccolta del capitale, ossia un’alternativa alla solita sequenza dei round di investimento private

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La ricerca di investitori per una startup rappresenta per molti uno degli ostacoli principali alla realizzazione della propria idea in un progetto imprenditoriale.
Perché non pensare subito all’Ipo (initial public offering) come una valida alternativa per la raccolta fondi?
La ricerca di investitori da parte di una società innovativa è uno dei fattori fondamentali nella buona riuscita del progetto imprenditoriale: le startup e scaleup sono spesso realtà caratterizzate, almeno inizialmente, da una forte incertezza riguardo lo sviluppo del business nonché da una difficoltà nel reperire i fondi necessari a realizzarlo. 

Ipo non solo come exit

In questo momento il capitale di rischio e i finanziamenti sostenuti dai business angel rappresentano per le società innovative l’unica modalità di raccolta del capitale e in questo contesto, l’Ipo è spesso vista come la exit, insieme al trade sale, per gli investitori.
La “tradizione”, tuttavia, inizia a mutare e si inizia a manifestare sul mercato (come accade in Usa per il settore delle bio-tech) dove l’Ipo non è vista unicamente come una modalità di exit bensì come una alternativa alla solita sequenza dei round di investimento private. In buona sostanza anticipare, rispetto al canone “tradizionale”, lo sbarco sul mercato che verrebbe quindi visto come un successivo round al fine di reperire somme più importanti da un parterre maggiore di investitori. 

I punti di forza delle Ipo

L’Ipo, inoltre, permette alla società di acquistare divisibilità e permetterebbe (un minimo) di secondario rispetto agli investitore della “prima ora”. Quotarsi in Borsa è l’obiettivo principe di ogni società innovativa e anche di ogni investitore che ha creduto al progetto in fase early stage.
Seppur vero che le Ipo richiedono una maggiore preparazione e un investimento in termini di costo e di tempo ben sostanzioso, anticipare l’entrata sul mercato in certe circostanze è stata una strategia vincente per irrobustire la cap-table, avere la possibilità di utilizzare le azioni societarie come stock currency ovvero un dialogo con il sistema bancario più virtuoso e, quindi, agevolare eventuali e successive raccolte (di equity a mercato o di debito sia bancario sia a mercato) più sostanziose. 

Sotto questa ottica l’Ipo, quindi, può rappresentare una concreta alternativa a round di late stage.
Ovviamente, non esiste un tempo prefissato per le aziende per sbarcare sul mercato, piuttosto la sequenza temporale differisce per ciascuna società in base a fattori quali obiettivi aziendali, fase di crescita, esigenze di finanziamento, proiezioni future e politiche aziendali. 

(Articolo scritto in collaborazione con Beatrice Diletta Cortesi, Lca Studio Legale)

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di Andrea Messuti

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È avvocato e partner di Lca Studio Legale, dove coordina il team di Emerging companies &
venture capital. È specializzato in operazioni di M&A e venture capital e in operazioni sui mercati
dei capitali nazionali o stranieri (con particolare riferimento alle Ipo nei settori tech e life science).
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