Chi guida i professionisti alle prese con il trust

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Un’associazione che fa formazione e informazione sull’istituto, unico che per essere realizzato deve sottostare a leggi non italiane. La guida il professor Maurizio Lupoi che ci ha presentato il denso programma del congresso annuale, a novembre a Bologna

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“Il trust è un caso eccezionale: non ci sono altre strutture giuridiche in Italia che per essere realizzate devono sottostare necessariamente a leggi straniere. Un unicum che richiede competenze amplissime e capacità di gestione delle complessità per i consulenti, siano essi avvocati, commercialisti o notai che si trovano ad affrontarlo”. Per rendere il processo più agevole e ampliare le conoscenze sul tema, Maurizio Lupoi, professore emerito di sistemi giuridici comparati dell’Università di Genova, è stato tra i fondatori nel 1999 l’Associazione il Trust in Italia, di cui oggi è presidente.
Il trust è un istituto giuridico con cui i beni di un soggetto vengono segregati per perseguire specifici interessi a favore di determinati beneficiari oppure per raggiungere uno scopo determinato. I beni separati vengono gestiti da una persona (trustee) o da una società professionale (trust company). È uno strumento molto utile nelle successioni di aziende familiari, per esempio, per immaginare il dopo di noi; per tutelare eredi con disabilità; per riorganizzare strutture societarie. Ma è necessario saperli maneggiare. 

I trust sono soggetti a diritto straniero

“I trust che operano in Italia sono soggetti a un diritto straniero perché non abbiamo una legge italiana che disciplini l’istituto – dice Lupoi – e quindi chi vuole istituire un trust deve seguire le regole di una legge straniera. Ma quale legge? I trust sono presenti in tantissimi ordinamenti, in Inghilterra, Usa, Caraibi, Canale della Manica. Nessuno può conoscere tutte queste leggi e comunque non basterebbe perché oltre a conoscere la norma è necessario sapere anche come funziona la giurisprudenza relativa, ovvero come la norma viene applicata”. In generale il trust è un istituto giuridico di Common law che ha conquistato tutto il mondo “eppure molti paesi lo ostacolano, per esempio la Germanie e la Spagna, dove dominano una visione e una cultura del diritto profondamente diverse che promana dal diritto romano. L’Italia è un’eccezione e come tale è citata da tutti”.
L’associazione il Trust in Italia, nata per impulso dei Consigli Nazionali delle professioni maggiormente interessate: Dottori Commercialisti e esperti contebili, Forense, Notariato, Ragionieri e periti commerciali, ha l’obiettivo di promuovere lo studio, la ricerca e la divulgazione, anche per mezzo di pubblicazioni, delle problematiche inerenti i trust in Italia, l’indagine comparativa, sostanziale e fiscale, sulle legislazioni straniere in materia di trust, la redazione di modelli di atti istitutivi di trust e di singole clausole, la discussione e l’approfondimento di singole applicazioni pratiche con i soci e con i pubblici uffici. 

Un Congresso annuale per fare il punto sul trust in Italia

Il 3 e 4 novembre si svolge a Bologna il Congresso Nazionale, un’occasione unica per fare il punto sulle ultime novità intorno allo strumento del trust, spaziando dalla fiscalità, alla procedura civile, ai profili penalistici, alle nuove funzioni notarili e al diritto estero (con tanto di casi reali). Diversi approfondimenti saranno poi dedicati ai temi relativi all’intestazione fiduciaria in Italia e in Ue, e in particolare al registro dei titolari effettivi.
L’Associazione è oggi il migliore centro di documentazione sui trust in Italia, attraverso il sito web, che offre ai soci informazioni su tutte le leggi straniere e tutta la giurisprudenza italiana sui trust; tutte le pronunce dell’Amministrazione finanziaria, numerosi esempi di atti istitutivi di trust e numerosi esempi di formalità pubblicitarie, immobiliari e mobiliari. Ma soprattutto attraverso una rivista bimestrale, Trust e attività fiduciarie, l’unica specializzata su questi temi in un Paese non di Common law.
“La rivista esce sia stampata sia in rete e consta di circa 180 pagine ogni numero – spiega Lupoi – La versione in rete è molto originale perché le sentenze che sono pubblicate sulle riviste giuridiche ad hoc, richiedono pagine e pagine mente noi forniamo un collegamento alla sentenza e possiamo così dedicare altre pagine a commentarla. L’obiettivo è mettere in condizioni di parità autore e lettore: in genere chiunque legga un articolo ne sa meno dell’autore, noi vogliamo far uscire il lettore da questa condizione di inferiorità perché gli articoli della rivista contengono collegamenti a tutte le fonti normative e giurisprudenziali citate”.
La rivista è un punto di passaggio cruciale tra professionista e cliente e mondo del trust. Un mondo multiforme e complesso, nei cui meandri è difficile muoversi con agilità.


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di Laura Magna

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Giornalista professionista dal 2002, una laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi sull’intelligenza artificiale e un master della Luiss in Giornalismo e Comunicazione di Impresa. Scrivo di macroeconomia, mercato italiano e globale, investimenti e risparmio gestito, storie di aziende. Ho lavorato per Il Mattino di Napoli; RaiNews24 e la Reuters a Roma; poi Borsa&Finanza, il Mondo e Plus24 a Milano. Oggi mi occupo del coordinamento del Magazine We Wealth (e di quello di tre figli tra infanzia e adolescenza). Collaboro anche con MF Milano Finanza.

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