Cina: prove di distensione con gli Usa. Può bastare ai mercati?

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Le banche rivedono al ribasso la crescita cinese, mentre il Segretario Blinken, da Pechino, smentisce l’obiettivo di depotenziare l’economia del Dragone

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Gli analisti, da ultimo con una revisione al ribasso di Goldman Sachs, stanno prendendo atto che il Dragone sta crescendo meno del previsto: la banca d’affari americana ha rivisto la crescita per il 2023 dal 6% al 5,4%

I toni assunti al termine dell’incontro fra Blinken e Xi hanno lasciato trasparire una volontà di dialogo che fino non molto tempo fa sembrava perduta.

Le previsioni sulla crescita cinese continuano ad adeguarsi a un crescente pessimismo, mentre a Pechino si è svolto il primo incontro diplomatico fra un Segretario di Stato Usa e i vertici politici cinesi in cinque anni. Anche se le tensioni diplomatiche sono solo una parte della complessa fotografia che coinvolge le prospettive di crescita cinese, un eventuale miglioramento delle relazioni Usa-Cina potrebbe, fra le altre cose, ridare slancio agli investimenti esteri nel Paese. I progressi nelle relazioni, considerando che lo scambio di opinioni è durato appena una mezz’ora, non potevano rivelarsi risolutivi. 

Cina, la partita economica

Gli analisti, da ultimo con una revisione al ribasso di Goldman Sachs, stanno prendendo atto che il Dragone sta crescendo meno del previsto: la banca d’affari americana ha rivisto la crescita per il 2023 dal 6% al 5,4% – una previsione ancor più contenuta rispetto a quella elaborata nell’ultimo outlook di giugno dalla Banca Mondiale (5,6%). Gli ultimi segnali di raffreddamento risalgono a giovedì scorso. A maggio la produzione industriale e le vendite al dettaglio hanno deluso le attese attestandosi su tassi di crescita, rispettivamente, del 3,5% e del 13,6% (contro il 3,6 e il 18,4% attesi dal consenso Reuters).

“Con le continue sfide poste dal mercato immobiliare, il pessimismo dilagante tra i consumatori e gli imprenditori privati e solo un moderato stimolo delle politiche, che possono solo in parte bilanciare i venti contrari alla crescita, abbassiamo le nostre previsioni sul Pil reale per il 2023”, hanno dichiarato gli economisti di Gs, in una nota di ricerca pubblicata domenica.

Prima di Goldman Sachs numerose altre istituzioni finanziarie avevano limato le rispettive previsioni sulla crescita cinese; la più pessimista risulta Nomura, la cui stima è passata da +5,5 a +5,1%. In precedenza, anche Ubs, Bank of America, JPMorgan e Standard Chartered avevano rivisto al ribasso le previsioni.

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La partita diplomatica, uno spiraglio di luce su molte divergenze

L’incontro del Segretario di Stato Antony Blinken con il presidente Xi Jinping e parte dei vertici del partito, annunciato solo poche ore prima, ha rimesso in luce alcune delle fondamentali divergenze fra Pechino e Washington. Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha sottolineato che Taiwan, rappresenta un “interesse cruciale” per la Cina, per il quale non c’è spazio per compromessi o arretramenti”.

“La Cina rispetta gli interessi degli Stati Uniti e non intende sfidarli o sostituirsi ad essi”, ha dichiarato in un passaggio di più ampio respiro il presidente cinese Xi, “allo stesso modo, anche gli Stati Uniti devono rispettare la Cina e non danneggiare i suoi legittimi diritti e interessi“.

Blinken, in merito alle “azioni provocatorie della Repubblica Popolare Cinese nello Stretto di Taiwan e nel Mar Cinese Meridionale” ha reiterato le preoccupazioni statunitensi “condivise da un numero crescente di Paesi sulle e Orientale”, ribadendo le pressioni sulla Cina in materia di diritti umani, ma anche che gli Stati Uniti non cercano di veder riconosciuta “l’indipendenza di Taiwan” (che, infatti, non siede nell’assemblea Onu).

I toni assunti al termine dell’incontro, tuttavia, hanno lasciato trasparire una volontà di dialogo che fino non molto tempo fa sembrava perduta.

“Sono venuto a Pechino per rafforzare i canali di comunicazione ad alto livello, per chiarire le nostre posizioni e le nostre intenzioni nelle aree di disaccordo e per esplorare le aree in cui potremmo lavorare insieme sui nostri interessi, allineandoci sulle sfide transnazionali condivise”, ha detto Blinken, “non avremo successo su tutte le questioni che ci dividono ogni giorno, ma in tutta una serie di settori, secondo i termini che abbiamo stabilito per questo viaggio, abbiamo fatto progressi e stiamo andando avanti”.

Per quanto riguarda la partita strettamente più economica, che vedrebbe la Cina ridurre progressivamente la sua posizione nelle catene di fornitura globali, Blinken ha sottolineato che gli Stati Uniti non sono favorevoli a un “disaccoppiamento”, ma a una “riduzione del rischio e a una diversificazione: ciò significa investire nelle nostre capacità e in catene di approvvigionamento sicure e resilienti, spingere per condizioni di parità per i nostri lavoratori e le nostre aziende, difendere dalle pratiche commerciali dannose e proteggere le nostre tecnologie critiche in modo che non vengano usate contro di noi”, ha affermato il Segretario di Stato Usa. Blinken ha anche smentito la tesi che gli Stati Uniti starebbero cercando di depotenziare economicamente la Cina – una posizione sostenuta da diversi osservatori considerando le battaglie commerciali avviate da Washington.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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