Inflazione record in Italia e nell’Eurozona, dollaro in calo

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L’inflazione italiana ha toccato i massimi dal 1986, crescendo oltre la media dell’Eurozona nell’ultimo mese; ma c’è chi vede buone ragioni per sperare in un futuro calo

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Secondo la stima flash di Eurostat l’indice dei prezzi al consumo è salito all’8,6% annuo a giugno, aggiornando il massimo storico toccato nel mese precedente

Fra maggio e giugno l’indice dei prezzi armonizzato italiano è cresciuto a un ritmo superiore alla media dell’Eurozona, con un incremento dell’1,2% e un tasso annuo dell’8,5%

L’inflazione corre sempre più forte, in Italia e in Europa, andando oltre le aspettative degli economisti. Secondo la stima flash di Eurostat l’indice dei prezzi al consumo è salito all’8,6% annuo a giugno, aggiornando il massimo storico toccato nel mese precedente, con una variazione congiunturale dello 0,8%. Gli economisti sondati da Reuters avevano previsto un incremento su base annua dell’8,4%. 

I prezzi dell’energia hanno ancora esercitato le maggiori pressioni sull’indice, con un aumento mensile del 3,3% che ha spinto il tasso annuo al 41,9%. Se si esclude questa componente, tuttavia, l’inflazione si è mantenuta in rialzo del 5%, ben al di là degli obiettivi di politica monetaria fissati al 2%. Rispetto a maggio tutte le voci principali dell’indice sono rincarate, compresi i servizi (+0,3%), spesso citati da lla presidnete della Bce Christine Lagarde come una componente rilevante per determinare in quale misura l’inflazione osservata sarà persistente (in quanto è una componente meno volatile). 

L’inflazione italiana, ai massimi dal 1986

Fra maggio e giugno l’inflazione italiana (indice armonizzato, Hicp) è cresciuta a un ritmo superiore alla media dell’Eurozona, con un incremento dell’1,2% e un tasso annuo dell’8,5%. Il dato diffuso dall’Istat, l’indice Nic, ha toccato un tasso dell’8% su base annua (dal +6,8% del mese precedente), raggiungendo il massimo dal 1986. La fiammata dell’inflazione italiana è stata propiziata dall’ulteriore rincaro dei beni energetici (dal +42,6% di maggio al +48,7%) e dal prezzo dei beni alimentari, sia lavorati (da +6,6% a +8,2%) sia non lavorati (da +7,9% a +9,6%). L’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è passata dal +3,2% al +3,8% e quella al netto dei soli beni energetici da +3,6% a +4,2%.

In Europa l’inflazione è accelerata in 17 Paesi sui 19 membri dell’Eurozona, con una gravità particolare per Estonia e Lituania, che hanno osservato rincari superiori al 20%. L’euro si è rafforzato sul dollaro dello 0,8% a quota 1,0397 risentendo dell’aspettativa che un’inflazione crescente nel Vecchio Continente spingerà a mosse più audaci da parte della Bce a settembre (per il prossimo meeting il rialzo da 25 punti base è stato anticipato in via ufficiale). 

Usa, rallenta ancora l’indice Pce “core”

Nel frattempo, sull’altra sponda dell’Atlantico, l’indice di inflazione Pce, il più seguito dalla Federal Reserve, si è confermato al 6,3% a maggio, in continuità con aprile. A far ben sperare Jerome Powell e il resto del Fomc è stato il terzo calo consecutivo dell’indice Pce di fondo, che esclude le componenti più volatili del paniere, che con il suo 4,7% ha toccato il minimo da sei mesi a questa parte. Stando alle dichiarazioni del presidente della Fed, però, a guidare le decisioni sarà l’andamento dell’indice principale, che non taglia fuori costi che hanno un reale impatto sul costo della vita. Difficile quindi, che questo raffreddamento dell’indice Pce core possa ridurre il ritmo dei rialzi dei tassi atteso dagli investitori. 

Inflazione, potrebbe avvicinarsi alla fase di rallentamento

Siamo vicini a un’inversione di tendenza sui prezzi, con la possibilità che tornino a scendere? Di questo avviso è Richard Flax, Cio di Moneyfarm: “A un certo punto pensiamo che l’inflazione inizierà a rallentare… pensiamo che ci siano validi motivi per essere ottimisti”, ha scritto Flax in un comunicato. Da un lato, “ la crescita della massa monetaria ha subito un’accelerazione durante la pandemia, ma dal 2021 mostra segnali di rallentamento”, ha affermato Flax recuperando un modello di tipo monetarista. “In secondo luogo, vediamo alcuni segnali di miglioramento delle catene di approvvigionamento”, poiché i prezzi di riferimento per il trasporto di container, benché ancora alti, sono iniziati a scendere.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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