Renminbi a prova di guerra: è la svolta per la valuta del Dragone?

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La guerra in Ucraina potrebbe avere conseguenze circa le ambizioni finanziarie globali della Cina. Le sanzioni alla Russia renderanno il renminbi più internazionale?

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Negli ultimi mesi il renminbi ha scavalcato lo yen giapponese al quarto posto nella classifica dei pagamenti internazionali Swift

Le sanzioni dell’Occidente alla Russia, secondo gli analisti, potrebbe dare una spinta decisiva all’internazionalizzazione del renminbi, in quanto sempre più paesi stando cercando di svincolarsi dal potere del dollaro

A febbraio Cina e Russia hanno stipulato nuovi accordi su gas e petrolio per oltre 117 miliardi di dollari. L’anno scorso il commercio bilaterale era già aumentato di più del 33%, toccando quota 150 miliardi di dollari

Mentre il rublo è sceso di oltre il 30%, a seguito delle sanzioni imposte alla Russia in risposta all’invasione dell’Ucraina, il renminbi, la valuta della Cina – il più grande alleato strategico senonché principale partner commerciale di Mosca – non ha perso terreno, anzi. Il cambio con il dollaro ha toccato il massimo di quattro anni a circa Rmb 6,31, nonostante il recente rallentamento della crescita dell’economia cinese. Per alcuni si tratta di un chiaro segno che la valuta cinese può essere considerata un bene rifugio al riparo dalle turbolenze geopolitiche.
Secondo il Financial Times ciò potrebbe offrire una spinta a più di 20 anni di lavoro di Pechino per globalizzare la sua moneta, aumentando il suo uso nel commercio estero e come riserva di valore nella finanza internazionale. “Siamo in una fase in cui il mercato non guarda più al renminbi come a una valuta altamente speculativa” ha detto Kelvin Lau, economista senior di Standard Chartered, aggiungendo che la sua recente stabilità potrebbe aver migliorato la sua reputazione di bene rifugio.

Un uso più ampio del renminbi in tutto il mondo, in teoria, renderebbe più facile per la Cina rompere il dominio degli Stati Uniti e dell’Occidente nei pagamenti e nella finanza globale, lo stesso potere che è stato esercitato negli ultimi giorni per punire la Russia. Ci sono segni di progresso in questo senso: negli ultimi mesi, la valuta cinese ha finalmente scavalcato lo yen giapponese al quarto posto nella classifica dei pagamenti internazionali di Swift. Nel frattempo, un indice di globalizzazione del renminbi pubblicato da Standard Chartered ha mostrato che la posizione globale della valuta cinese è salita a un nuovo livello record.

Ma la vera ambizione della Cina è di andare oltre la dipendenza dalle infrastrutture finanziarie controllate dall’Occidente come Swift, da cui la Russia è stata parzialmente esclusa. Questo è il motivo per cui il Dragone ha passato anni a costruire il suo sistema di pagamenti interbancari transfrontalieri (Cips), grazie al quale i pagamenti in renminbi sono aumentati di circa il 20% fino ad arrivare a Rmb45.2tn (7.1 mila miliardi di dollari) nel 2020.

Il Cips ha circa 1.200 istituti membri in 100 paesi, molti meno rispetto agli 11 mila membri dello Swift. Ma alla luce del conflitto in Europa e delle conseguenti sanzioni è sempre più probabile che anche altri paesi aderiscano al Cips. Benjamin Cohen, un accademico veterano delle relazioni monetarie internazionali, intervistato dal Ft ha detto che “senza dubbio” le sanzioni contro la Russia incentiverebbero ulteriormente paesi come Iran, Corea del Nord e Venezuela a diversificarsi dal dollaro. “Ogni volta che gli Stati Uniti e i loro alleati rendono l’accesso al dollaro un’arma, si crea un ulteriore incentivo per i cinesi a trarne vantaggio”.

Il desiderio di Pechino di avere una valuta globale alla pari con il dollaro è vecchio di decenni, ma è stato rinvigorito all’inizio del 2010, quando le sanzioni statunitensi all’Iran hanno evidenziato la vulnerabilità della Cina alle punizioni finanziarie dell’Occidente. La Cina ha lanciato il Cips come rivale dello Swift nel 2015 proprio per questo motivo,  a seguito delle sanzioni alla Russia per la sua invasione della Crimea l’anno precedente.

Ora l’intensificarsi del commercio tra Russia e Cina potrebbe dare nuovo slancio alla valuta cinese. Secondo la banca centrale della Russia, già nel primo trimestre del 2020, la quota del biglietto verde nel commercio sino-russo era scesa sotto il 50% per la prima volta, mentre la quota combinata del rublo e del renminbi era salita a circa un quarto. Si tratta di una somma grande e crescente: il commercio bilaterale è aumentato di più di un terzo a quasi 150 miliardi di dollari l’anno scorso, secondo le dogane cinesi. A febbraio, i due paesi si sono inoltre impegnati ad aumentare il totale a 250 miliardi di dollari e nuovi accordi per oltre 117 miliardi di dollari su gas e petrolio sono stati stipulati.


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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