Il lusso traina la ripresa di tessile e pelletteria

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I dati diramati da Bain & Company confermano il vigore della fascia high end del Made in Italy nella crescita del comparto moda. Spinte al rialzo dei prezzi dagli strozzamenti alle filiere

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Nel 2021 segmenti premium e lusso di pelletteria e calzature hanno contribuito al recupero del comparto moda. La fascia più alta del mercato ha superato i livelli del 2019 (+2% 2021 vs. 2019). Il comparto premium invece non è ancora tornato ai livelli pre pandemici (-10% nel 2021 vs. il 2019). Crisi permettendo, se ne attende un completo recupero tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2023. I dati sono stati diramati dalla società di consulenza Bain & Company in occasione della 35esima edizione di Milano Unica lo scorso 12 luglio 2022.

Secondo i dati presentati, l’attuale ripresa del mercato tessile è guidata innanzitutto dal rafforzamento della domanda di nuovo abbigliamento formale, il cosiddetto “post-streetwear”, che elimina la dicotomia casual/formale e si caratterizza per un’estetica più rilassata e materiali che valorizzano sia comfort che funzionalità. Contribuisce alla crescita della richiesta di vestiti e accessori anche il boom attuale delle cerimonie, posticipate a causa della pandemia.

Il segmento donna sta recuperando più velocemente rispetto a quello uomo. In generale però la domanda di abbigliamento – seppur in miglioramento grazie al ritorno alla vita sociale – rimane al di sotto dei valori del 2019.

Oltre all’andamento della domanda di tessile da parte dei consumatori, un altro fattore che sta influenzando il settore è il sostenuto riapprovvigionamento dei magazzini dopo il consumo delle scorte occorso in pandemia. La domanda B2B soffre di vari ostacoli. Innanzitutto, i ritardi nelle forniture delle materie prime; i colli di bottiglia in alcune fasi produttive (es.: filatura per gli stop alla produzione durante i lockdown e per la mancanza di manodopera qualificata); l’aumento dei costi delle materie prime ed energetici. Tutti elementi che inducono i marchi di abbigliamento ad anticipare e ad accorpare gli ordini per contenere il rischio di ulteriori ritardi nelle consegne. La pratica di ordinare più del necessario (over-stocking) da parte di alcune aziende, desiderose di mettersi al riparo dai futuri ulteriori aumenti dei prezzi, non fa che sostenere le spinte inflazionistiche, alimentando il circolo vizioso.

L’incremento e l’anticipo degli ordini da parte dei brand, il riassortimento dei magazzini (specialmente su varianti continuative) e l’incremento del business per la cerimonia stanno causando un allungamento medio delle catene in produzione. Si dovrebbe però trattare di un fenomeno congiunturale: per i prossimi anni, Bain & Company si attende una normalizzazione progressiva in linea con i livelli pre-covid. I brand torneranno a ordinare in modo frazionato, richiedendo maggiori personalizzazioni, spingendo i fornitori tessili a una maggiore flessibilità e a una miglior programmazione produttiva.


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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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