La russa Phillips non teme le sanzioni e dona all’Ucraina

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Mettendo a tacere ogni dubbio, la terza casa d’aste più importante al mondo ha donato alla Croce rossa ucraina l’intero incasso netto della sua ultima vendita a Londra

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La serie di aste londinesi di inizio marzo 2022 si è conclusa con la 20th-Century and Contemporary Art di Phillips del 3/3/2022, diversa da quelle di Christie’s e Sotheby’s che l’hanno preceduta, per un motivo: Phillips è posseduta dal russo Mercury Group, il maggior distributore di beni di lusso in Russia. Non certo la condizione ideale per operare in qualsivoglia mercato, di questi tempi. Ma la società, già da lunedì 28/02 aveva fermamente condannato – per bocca del suo ceo Stephen Brooks – l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Vladimir Putin. Condanna che è stata ribadita dallo stesso Brooks prima dell’inizio dell’asta.
La vendita è stata un successo (nonostante cinque pezzi ritirati all’ultimo minuto), con 39 lotti venduti su 41 (percentuale del 95%) e un incasso in sterline equivalente a 40 milioni di dollari, tradottisi in commissioni nette pari a 7,7 milioni di dollari. Commissioni che saranno interamente donate alla Croce rossa ucraina. Nessuna traccia di boicottaggio da parte dei collezionisti dunque. Il lotto più caro della serata è stata un’opera di David Hockney, fino a pochi anni fa l’artista vivente più pagato. Qualcuno ha pagato 5,3 milioni di dollari per il suo Self-Portrait on the Terrace del 1984.

La russa Phillips non teme le sanzioni e dona all'Ucraina

David Hockney, Self-Portrait on the Terrace (1984). Image courtesy Phillips

Delusione invece per un’altra artistar vivente fra le più pagate, Gerhard Richter. Il suo dipinto astratto del 1992 non ha trovato acquirente. La stima bassa era di due milioni di dollari. Fra i nomi blue chip presenti in asta, anche John Chamberlain, Francis Bacon, Claude Monet. Nomi sicuramente inusuali per la casa d’aste londinese, avvezza più alle fasce nuove del mercato.

Come da tradizione per Phillips infatti, le aggiudicazioni più combattute sono state quelle per le opere degli artisti emergenti e più giovani. When Time Ran Out (2016) della ricercatissima pittrice Cecily Brown è stato il secondo lotto più costoso della vendita, passando di mano per 4,3 milioni di dollari dopo alcuni minuti di intensi rilanci.

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Cecily Brown, When Time Ran Out (2016). Image courtesy Phillips

Lo stesso collezionista si è portato a casa Crooked (2017) di Shara Hughes per un prezzo (831.000 dollari) quasi triplo alla stima iniziale.

Shara Hughes, Crooked (2017). Image courtesy Phillips

Performance eccellente anche per Chalet (2019) di Issy Wood, aggiudicato per 588.000 dollari a partire da una stima di base di 200.000 dollari (pare che sia stato lo stesso collezionista delle due opere precedenti ad acquistare questo quadro).

My Blanket has a possessive nature (2018) di Jadé Fadojutimi è stato uno dei dipinti più contesi. Il prezzo di aggiudicazione?  705.000 dollari.

Phillips Ucraina

La sede newyorkese di Phillips

Queste le parole con cui Stephen Brooks, il 28/2, aveva biasimato la guerra dell’autocrate Putin: «Noi da Phillips condanniamo inequivocabilmente l’invasione dell’Ucraina. Insieme con il resto del mondo dell’arte, siamo rimasti shockati e rattristati dal tragico dispiegarsi degli eventi nella regione. Chiediamo nel modo più forte possibile l’immediata cessazione di tutte le ostilità». Di proprietà di Leonid Friedland e Leonid Strunin, Mercury Group acquisì la casa d’aste Phillips nel 2008 da Simon de Pury, per la cifra – mai confermata – di 60 milioni di dollari.

Nicolas Party, Houses (2015). Image courtesy Phillips

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di Teresa Scarale

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Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell’arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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