Fmi: le sanzioni accelerano il declino internazionale del dollaro

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Secondo la capo economista del Fmi, Gita Gopinath, la crisi ucraina incentiva blocchi di Paesi che regolano i commerci in altre monete

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“Il dollaro rimarrebbe la principale valuta globale anche in questo panorama, ma la frammentazione [dei commerci] a un livello più piccolo è certamente abbastanza possibile”, ha detto Gopinath in un’intervista al Financial Times

Il renminbi sembrerebbe uno sfidante “naturale” per il dollaro, data la forza economica di Pechino, ma attualmente soffre ancora di diverse limitazioni

Fra le trasformazioni che la guerra in Ucraina potrebbe imprimere sull’economia globale c’è anche un’ulteriore perdita di centralità del dollaro negli scambi e dunque nelle riserve valutarie internazionali. Ad affermarlo è la capo economista del Fondo Monetario Internazionale, Gita Gopinath, per la quale le sanzioni occidentali sulla Russia non potranno che incoraggiare canali alternativi di scambio per il Paese. Se questo avvenisse, piccoli blocchi di Paesi inizierebbero a commerciare fra di loro utilizzando valute diverse dal dollaro.

“Il dollaro rimarrebbe la principale valuta globale anche in questo panorama, ma la frammentazione a un livello più piccolo è certamente abbastanza possibile”, ha detto Gopinath in un’intervista al Financial Times, “lo stiamo già vedendo con alcuni paesi che rinegoziano la valuta in cui vengono pagati per il commercio”.

Alla fine del 2021 il biglietto verde rimaneva con ampio margine la moneta principe nelle riserve valutarie mondiali, con una quota del 58,81%. Seguivano, nell’ordine, euro (20,64%), yen (5,57%), sterlina (4,78%) e il renminbi cinese (2,79%).

Considerata la dimensione della sua economia, la moneta del Dragone resta apparentemente sottodimensionata nelle riserve globali. Eppure, l’ascesa del renminbi nelle riserve ha pesato per circa un quarto nella contrazione della quota del dollaro nelle riserve. Tale fenomeno, infatti, è in atto da tempo: negli ultimi vent’anni il biglietto verde è passato dal rappresentare il 70% delle riserve a scendere sotto il 60%. Un’altra moneta emergente, dovuta ai forti scambi con la Cina è, poi, il dollaro australiano, che vale l’1,81% delle riserve valutarie mondiali.

“I paesi tendono ad accumulare riserve nelle valute utilizzate nei commerci con il resto del mondo e nelle quali prendono in prestito dal resto del mondo, quindi si potrebbero vedere alcune tendenze che si muovono lentamente verso altre valute che giocano un ruolo maggiore “, ha affermato Gopinath.

Il renminbi sembrerebbe uno sfidante “naturale” per il dollaro, data la forza economica di Pechino, ma attualmente soffre ancora di diverse limitazioni. La moneta cinese avrebbe bisogno della “piena convertibilità della valuta, avere mercati dei capitali aperti e istituzioni che possano sostenerli. Questo è un processo lento che richiede tempo, e il dominio del dollaro rimarrà per un po’”, ha affermato la capo economista del Fmi.

Gopinath, inoltre, ha confermato l’idea – emersa poco dopo l’introduzione delle sanzioni su Mosca – che le monete digitali potranno avere un nuovo impulso dalle barriere finanziarie innalzate dopo il conflitto.

“Tutte queste cose”, criptovalute, stablecoin e monete digitali delle banche centrali, “otterranno un’attenzione ancora maggiore dopo i recenti episodi, il che ci porta alla questione della regolamentazione internazionale: lì c’è un vuoto da colmare”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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