Bce, fuga in avanti del falco Knot: rialzo dei tassi già da ottobre

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La politica monetaria della Bce per ora non è cambiata, ma a marzo il ritmo Qe potrebbe essere rivisto per anticipare il rialzo dei tassi

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Il presidente della banca centrale olandese, Klaas Knot, ha dichiarato di vedere il primo rialzo dei tassi della Bce nel quarto trimestre di quest’anno. E’ un messaggio che conferma una virata più conservatrice all’interno del board Bce: Lagarde aveva in precedenza definito come “improbabile” un rialzo già nel 2022

Nel frattempo gli analisti avevano già scommesso su un’anticipazione delle tempistiche per il rialzo dei tassi Bce, vista l’inflazione record che ha colpito l’Eurozona a gennaio

Di fronte all’inflazione record registrata a gennaio la Banca centrale europea ha deciso di rimandare a marzo eventuali revisioni della rotta di politica monetaria, quando saranno disponibili maggiori indicazioni sull’impatto dei rincari nel medio termine. Tuttavia, la gran parte degli osservatori ha già interpretato questo messaggio come l’anticamera verso l’annuncio di un possibile rialzo dei tassi già dal 2022, contrariamente a quanto sostenuto dalla presidente Christine Lagarde fino ad alcune settimane fa, quando tale prospettiva era definita come “improbabile”.

A rilanciare in avanti il discorso in una nuova intervista è stato il membro falco del consiglio direttivo Bce, Klaas Knot, presidente della banca centrale olandese, per il quale un rialzo dei tassi potrebbe già arrivare nel quarto trimestre del 2022 – eventualmente, dunque, già a partire dal meeting di ottobre.

“Personalmente mi aspetto che il nostro primo aumento dei tassi avvenga intorno al quarto trimestre di quest’anno”, ha affermato Knot, nel corso di un’intervista rilasciata alla televisione olandese.

Il ritmo di crescita dei tassi sarà probabilmente di un quarto di punto alla volta, ha aggiunto il governatore della banca centrale olandese, “non ho motivo di aspettarmi che adotteremo un passo diverso”. Knot ha poi fatto sapere che in seguito al primo rialzo dei tassi la Bce non aspetterà molto per procedere al secondo inasprimento, che probabilmente arriverà nel primo trimestre 2023, ha affermato. Il membro del board ha voluto ribadire, come già fatto dal Lagarde nell’ultima conferenza, che l’Europa non è “nella stessa situazione degli Stati Uniti dove l’inflazione è causata internamente”, ossia dalla domanda dei suoi residenti. Nel caso dell’Eurozona, ha affermato, “la maggior parte dell’inflazione viene dall’estero, non possiamo farci molto”.

Prima di procedere al rialzo dei tassi la Banca centrale europea dovrà concludere il piano di acquisti netti di titoli. Nell’ultima riunione di febbraio l’Eurotower ha deciso di mantenere inalterata la rotta dell’allentamento quantitativo, concludendo il Pepp (il piano anti-pandemico) a marzo e potenziando, contestualmente, l’App (il Qe “tradizionale”) a 40 miliardi di euro di acquisti netti mensili per il secondo trimestre, a 30 miliardi nel terzo trimestre e, in seguito, a 20 miliardi “per tutto il tempo necessario a rafforzare l’impatto accomodante dei suoi tassi di politica”.

Lagarde ha ammesso in conferenza stampa che l’inflazione si sta protraendo per un periodo più lungo rispetto a quello preventivato, anche se l’equilibrio del mercato del lavoro non ha mostrato ancora una pressione al rialzo sui salari – la quale giustificherebbe un rialzo dei tassi più tempestivo.

A gennaio la stima preliminare di Eurostat ha mostrato che l’inflazione ha raggiunto il suo massimo storico dalla nascita dell’euro, al 5,1%. Il prezzo dei prodotti energetici ha guidato i rincari, con un rialzo su base annua del 28,6%. L’inflazione di fondo che esclude le componenti più volatili del paniere si è fermata al 2,3% – che resta, comunque, al di sopra di tre decimali rispetto al target di medio periodo della Bce. In Italia l’inflazione ha raggiunto il 4,8% a gennaio, il tasso più sostenuto dal 1996.

L’aspettativa del board è che nel corso del 2022 l’inflazione andrà a normalizzarsi, ma il rischio che i rincari proseguano oltre le attese è ritenuto molto concreto dagli analisti.

Gli analisti di Bank of America ritengono, ad esempio, che il primo rialzo dei tassi da 25 punti base si verificherà già a settembre, con secondo intervento a dicembre. Ciò riporterebbe a zero i tassi sui depositi entro fine anno, un tasso che attualmente è negativo di mezzo punto. Se il percorso fosse questo, la riduzione del Qe dovrebbe accelerare rispetto ai piani finora annunciati: BofA prevede che il ritmo degli acquisti netti si ridurrà a 10 miliardi di euro a partire da maggio per poi concludersi a luglio.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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