Anche i derivati si tingono di green

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Nuove regole e nuove preferenze da parte dei risparmiatori spingono la sostenibilità negli investimenti. Emergono, in diversi Paesi Ue, criteri di classificazione Esg dei prodotti – fondi, ma anche certificati – elaborati dalle associazioni di categoria. Un aiuto per l’industria

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Peculiare dell’attuale periodo di
crisi e turbolenza nei mercati, rispetto ai precedenti, è che il tradizionale
orientamento verso beni rifugio non ha fermato la crescita degli investimenti
con connotazione Esg (environmental, social governance, ovvero strumenti che
integrano l’analisi finanziaria tradiizionale con i fattori ambientali e
sociali ndr). Cosa guida questo trend ed è
l’asset Esg il nuovo bene rifugio?

Allora, certamente un fenomeno di
flight to quality guida il trend e demolisce sia il luogo comune che vuole gli
investimenti sostenibili quale moda passeggera sia quello degli investitori
focalizzati in tempo di crisi su priorità più pressanti (più protezione che
rendimento). Se un numero sempre più grande di clienti considera l’Esg centrale
nel proprio approccio all’investimento è perché l’investimento Esg risponde a
tante esigenze, anche di protezione e di lungo periodo. Si ritiene inoltre che
le società/investimenti che hanno a cuore sia la remunerazione degli
investitori che i fattori Esg emergeranno più forti dai contesti di crisi.
L’industria finanziaria risponde a tali esigenze muovendosi nell’ambito di una
selva di dati e di nuove regole europee in materia, già vigenti o di prossima
applicazione. 

Il 2 agosto 2022 entrano in vigore le norme sulla rilevazione
delle preferenze di sostenibilità dei clienti in capo agli intermediari,
previsti dal Regolamento Delegato 565 (MIfid2), e sulla valutazione delle
stesse, come parte integrante della valutazione d’idoneità del cliente stesso. Ciò
comporta in particolare l’adeguamento dei questionari di profilazione del
cliente. Speculare dal lato dell’offerta di prodotti sostenibili, è l’obbligo
di product governance dell’industria (in vigore da Novembre 2022) di
classificare i prodotti in base alle differenti caratteristiche ambientali,
sociali e di governance, proprio per favorire il matching tra le preferenze di
sostenibilità dei clienti e i connotati Esg dei prodotti finanziari. 

Ma non è affatto facile navigare
tra requisiti normativi e dati Esg, spesso disomogenei per metodologie di
classificazione e valutazioni (rating, scoring). La sfida è allora quella di
fornire strumenti chiari, sintetici e codificati che consentano al consulente
di fornire al cliente una proposta d’investimento coerente alle preferenze di
sostenibilità e sottoposta a costante verifica di adeguatezza. A tal fine il
gruppo di lavoro FinDateX ha elaborato l’European Esg Template (Eet) cioè un
set di dati, omogenei, chiari, completi, e machine readable che l’industria
fornirà ai distributori in relazione ai prodotti, consentendo ad entrambi di
adempiere agli obblighi di product governance. Stanno inoltre emergendo in
diversi Paesi Ue dei criteri di classificazione Esg dei prodotti (fondi, ma
anche certificati), elaborati dalle associazioni di categoria, vuoi in
autonomia o guidati da regulator nazionali. Tali sforzi di standardizzazione
dei criteri e metodologie saranno strumentali per la crescita degli
investimenti Esg se terranno sempre al centro il cliente. La rilevanza e
comprensibilità dei dati e criteri Esg va calibrata ai fini delle scelte
d’investimento, piuttosto che per l’adempimento formale di un obbligo di legge.
Saranno in definitiva gli stessi clienti a spingere l’industria verso questa
evoluzione e il mercato già ora premia e premierà gli operatori Esg champion, i
campioni della sostenibilità.

 

 Articolo estratto dal Magazine di We Wealth di giugno 2022


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di Contributors We Wealth

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