Irlanda: è ancora un (quasi) paradiso fiscale?

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Il considerevole aumento del livello di gettito derivante dal prelievo Ires delle società irlandesi solleva legittimi interrogativi sulla sostenibilità di questo flusso di entrate

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La dipendenza da fonti di reddito volatili non consente all’Irlanda di finanziare serenamente aumenti della spesa pubblica

Il ricorso a fonti di reddito potenzialmente volatili come il gettito Ires non dà garanzie di crescita per l’Irlanda

Come noto, in Irlanda, ormai da tempo, si sono localizzate le sedi delle più importanti multinazionali del mondo

Le multinazionali scelgono l’Irlanda

Da Google a Facebook, da Amazon a Microsoft, sono tantissimi i big del commercio mondiale che, quando hanno intenzione di aprire una sede in Europa, alla luce di una politica fiscale particolarmente vantaggiosa sui profitti delle società, scelgono il territorio irlandese

I rischi cui va incontro l’Irlanda

Attraverso la previsione di aliquote particolarmente basse, rispetto alla media europea, l’Irlanda è riuscita ad attrarre le maggiori società del mondo, garantendo all’erario ogni anno di incamerare sempre più gettito.

Come messo in evidenza dal ministero delle finanze irlandese nel documento dal titolo De-risking the public finances – assessing corporation tax receipts, infatti:

  • il gettito derivante dalla corporate tax è più che raddoppiato in 5 anni
  • circa 1 euro su 4 di tutte le imposte riscosse è costituito da imposte sulle società

Tuttavia non è tutto oro quel che luccica. Al contrario. Infatti, l’aumento del livello di gettito derivante dal prelievo Ires delle società irlandesi solleva legittimi interrogativi sulla sostenibilità di questo flusso di entrate, posto che la dipendenza da fonti di reddito potenzialmente volatili non consente di finanziare aumenti permanenti della spesa pubblica.

Per queste ragioni, i tecnici del ministero delle finanze irlandese consigliano il governo di non fare affidamento su queste entrate e, conseguentemente, di iniziare ad indirizzare parte del gettito sinora incamerato verso fondi creati ad hoc per finanziare nel prossimo futuro servizi pubblici a tutela della popolazione che invecchia.

In buona sostanza, l’Irlanda, mentre incamera sempre più gettito, si riscopre vulnerabile e cerca di correre ai ripari prima che sia troppo tardi. 

Il ministro Donohoe, non a caso ha dichiarato che non è sostenibile nel lungo periodo una crescita basata su entrate fiscali volatili e, puntare sul gettito Ires non dà sufficienti garanzie per il futuro. Osserva il ministro che “l’analisi pubblicata dal dipartimento delle finanze mette in evidenza i rischi associati al recente spostamento verso l’alto delle entrate dell’imposta sulle società. Circa 1 euro su 4 di tutte le imposte riscosse proviene dai pagamenti dell’imposta sulle società – una cifra eccezionalmente alta sia in termini storici che a livello internazionale”. 

La dipendenza da fonti di reddito volatili – volatili, soprattutto a partire dal 2023, anno in cui è prevista l’implementazione della global minimum tax che riscriverà parte di quei precetti su cui sinora si è fondata la fiscalità internazionale – non consente all’Irlanda di finanziare serenamente aumenti della spesa pubblica; al contrario, rischia di spingere il paese verso un potenziale punto cieco.

Con ogni probabilità, come messo in evidenza in un recente documento pubblicato dal ministero delle finanze irlandese, nel prossimo futuro, è verosimile che l’Irlanda – complici, tra le altre cose, le nuove istanze che a livello globale, anche attraverso le iniziative dell’Ocse, stanno spingendo verso l’introduzione di una tassa globale sui profitti delle multinazionali al fine di porre rimedio al fenomeno c.d. della race to the bottom – smetta di divenire il luogo preferito per le multinazionali che vogliono aprire una sede in Europa.


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di Nicola Dimitri

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Redattore e coordinatore dell’area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell’ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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