Powell affila gli artigli: rialzo da mezzo punto? “Niente lo esclude”

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E’ stato lo Jerome Powell più deciso quello delle ultime ore: rilanciata la necessità di domare l’inflazione con assoluta priorità

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I prossimi sei rialzi dei tassi previsti dalla Fed non saranno necessariamente da 25 punti base: Jerome Powell ha affermato chiaramente che, se necessario a moderare i prezzi, la banca centrale procederà con maggiore decisione

Le parole di Powell hanno ridotto lo spread dei rendimenti fra Treasuries a breve e lunga scadenza, un segnale che indica maggiori attese di rallentamento economico da parte degli investitori

“Niente” potrebbe impedire alla Federal Reserve di alzare i tassi di mezzo punto a maggio, qualora fosse necessario. Sono le parole più decise che il presidente Jerome Powell abbia mai pronunciato sulla svolta restrittiva della banca centrale americana, quelle arrivate lunedì 21 marzo nel corso di una conferenza.

“C’è un’ovvia necessità di muoversi rapidamente per riportare l’orientamento della politica monetaria a un livello più neutrale, e poi di passare a livelli più restrittivi se questo è quanto necessario per ripristinare la stabilità dei prezzi”, ha affermato il presidente della Fed. “L’aspettativa di quest’anno era che avremmo visto l’inflazione raggiungere un picco nel primo trimestre e poi forse livellarsi. Quella storia è già crollata”, ha aggiunto Powell, “nella misura in cui continua a crollare, i miei colleghi ed io potremmo arrivare alla conclusione che avremo bisogno di muoverci più rapidamente”.

Nel corso dell’ultima riunione la Fed aveva indicato altri sei rialzi dei tassi d’interesse per l’anno in corso, che porterebbero il costo del denaro all’1,9% entro fine anno. Ma il percorso fatto di rialzi da 25 punti base ciascuno potrebbe essere rivisto, verosimilmente in senso più restrittivo. Se l’inflazione continuerà a correre “niente” precluderebbe una mossa di questo tipo da parte della Fed – nemmeno un contraccolpo sulla crescita, dunque.

“Le prospettive di inflazione si sono deteriorate significativamente quest’anno anche prima dell’invasione russa dell’Ucraina”, ha proseguito, “il rischio è che un periodo prolungato di alta inflazione possa spingere le aspettative a lungo termine su livelli scomodi“.
“Nessuno si aspetta che arrivare ad un atterraggio morbido sarà semplice nel contesto attuale”, ha ammesso il numero uno della Fed.

La risposta del mercato azionario alle parole di Powell è stata immediatamente negativa, con una chiusura in rosso dello 0,4% il 21 marzo.

Nel frattempo, l’ultimo mese si sta rivelando difficile per i Treasury americani, con aumenti dei rendimenti che riflettono l’aspettativa di tassi d’interesse più elevati. Finora, il marzo 2022 è stato il peggior mese per i Buoni del Tesoro Usa dai tempi dell’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, ha fatto notare il Financial Times: “la caduta dei prezzi delle obbligazioni ha fatto salire il rendimento del Treasury decennale di riferimento di 0,48 punti percentuali a marzo al 2,3%, il livello più alto da maggio 2019 – un aumento dei rendimenti di tale portata era stato registrato l’ultima volta nel novembre 2016”.

L’aspetto che invita gli osservatori finanziari a riflettere è che il differenziale fra il Trerasury a 10 anni e quello a 2 anni, la cui riduzione indica un timore crescente di rallentamento economico, si è ridotto a 19 punti base in seguito al discorso di Powell. L’eventuale inversione della curva, che si verifica quando gli investitori ricevono rendimenti più alti per i titoli a breve termine rispetto a quelli a lungo termine, si è rivelata un piuttosto affidabile campanello d’allarme sull’arrivo di una recessione. Per il mercato azionario questo evento non è, di solito, immediatamente traumatico, ma prima o dopo l’impatto negativo si verifica.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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