Bce più “falco”, ma ancora divisa: lo mostrano i verbali

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Due gli schieramenti nel board Bce: attendisti e interventisti; questi ultimi dovranno convincere una Lagarde rimasta “colomba”

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Le ultime minute della Bce hanno mostrato un orientamento è diventato decisamente meno attendista ed accomodante

Le divisioni sul da farsi, però, continuano ad animare il dibattito del board Bce

Mentre negli Stati Uniti il board della Fed è compatto nell’intento di inasprire la politica monetaria rapidamente e con forza, i verbali dell’ultima riunione della Banca centrale europea hanno mostrato ancora una notevole divergenza di opinioni sui passi da intraprendere. Rispetto a qualche mese fa l’orientamento è diventato decisamente meno attendista ed accomodante. Le minute hanno mostrato, però, che all’interno del consiglio direttivo Bce esistono almeno due orientamenti.

Il primo è costituito dai membri che, a fronte delle elevate incertezze poste dal conflitto ucraino ritengono più appropriato un approccio “wait and see”, si legge.

Altri componenti, al contrario, avrebbero “preferito fissare una data finale” entro la quale terminare “gli acquisti (di obbligazioni) durante l’estate”. E questo con l’obiettivo di “spianare la strada per un possibile aumento dei tassi nel terzo trimestre di quest’anno, alla luce del deterioramento delle prospettive di inflazione”.

Alla fine nell’ultima riunione la Bce ha deciso di accelerare il processo di riduzione del Quantitative easing, ma senza stabilire con precisione quando il piano si concluderà, prediligendo un atteggiamento flessibile. “Gli acquisti netti mensili nell’ambito dell’App ammonteranno a 40 miliardi di euro in aprile, 30 miliardi di euro in maggio e 20 miliardi di euro in giugno”, ha affermato il board nelle sue ultime decisioni di policy.

Nei mesi scorsi i presidenti delle banche centrali olandese ed austriaca avevano espresso pubblicamente la loro preferenza per un rialzo dei tassi già dopo l’estate, tenendo conto delle pressioni inflazionistiche in aumento nell’Eurozona. Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha spinto ulteriori rincari, come conseguenza delle restrizioni sull’offerta di beni energetici ed alimentari.

Il fatto che a guidare l’inflazione siano soprattutto colli di bottiglia sull’offerta e non ancora un surriscaldamento dovuto alla domanda e alla crescita dei salari continua a giustificare, all’interno del comitato esecutivo, posizioni ancora molto caute. Il membro italiano, Fabio Panetta, ha dichiarato che la maggior parte delle pressioni sui prezzi derivano da fattori al di fuori del controllo della banca centrale, pertanto la Bce “per far scendere l’inflazione dovrebbe sopprimere massicciamente la domanda interna” – un processo di aggiustamento particolarmente doloroso ed impopolare. Stringere la politica monetaria troppo presto, ha affermato Panetta, “significherebbe abbassare considerevolmente l’attività reale e l’occupazione, abbattendo i salari e il reddito”.

La stessa Christine Lagarde, nei mesi scorsi, aveva fatto proprie affermazioni molto simili per giustificare un approccio ancora cauto di fronte alle pressioni inflazionistiche superiori alle attese. In particolare, le dinamiche salariali dell’Eurozona, a paragone con quelle americane e britanniche, erano state definite come meno preoccupanti. Una crescita dei salari più moderata, infatti, non incoraggia le imprese a trasferire sui consumatori i maggiori costi sostenuti per pagare i lavoratori.

Gli investitori in questo momento stanno prezzando un rialzo dei tassi da 60 punti base, un aggiustamento che – nel caso si concretizzasse – riporterebbe in territorio positivo il tasso sui depositi per la prima volta dal 2014 (attualmente è a -0,5%). La Bce si riunirà per le prossime decisioni di politica monetaria il 14 aprile.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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