Banche italiane, redditività verso i livelli pre-covid

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L’agenzia di rating Dbrs ha fatto il punto sui risultati e le prospettive delle prime 5 banche italiane

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Nel 2021 la redditività del comparto bancario tricolore, ha affermato l’agenzia di rating Dbrs Morningstar, ha quasi recuperato i livelli di fine 2019

Ad aver trainato il recupero degli utili delle banche nel 2021, però, non è stato l’andamento del margine d’interesse, bensì le entrate relative alle commissioni

Lo sguardo d’insieme sui conti delle banche italiane restituisce l’immagine di un settore che sta recuperando lo stato di salute finanziaria pre-pandemico. Gli istituti, infatti, hanno subito meno contraccolpi del previsto e non si è verificata l’impennata di crediti deteriorati che la stessa Bce aveva temuto. Nel 2021 la redditività del comparto bancario tricolore, ha affermato l’agenzia di rating Dbrs Morningstar, ha quasi recuperato i livelli di fine 2019. Le prospettive per il settore, inoltre, restano positive. A Piazza Affari la sensazione che il vento stia volgendo a favore delle banche ha già regalato al comparto una consistente sovraperformance sul Ftse Mib da inizio anno.

Nel quarto trimestre del 2021 le cinque maggiori banche italiane (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm, Banca Mps e Bper) hanno registrato una perdita netta aggregata di 1,3 miliardi di euro dovuta in larga parte a voci una tantum ad accantonamenti. Un anno prima la perdita era stata ben più ampia (-4,6 miliardi), mentre l’ultimo dato si è allineato a quello del quarto trimestre 2019. Nel complesso del 2021 le banche italiane hanno realizzato un utile netto di 7,1 miliardi, in crescita dal rosso di 0,9 miliardi del 2020. Il dato si è avvicinato in modo sostanziale ai 7,7 miliardi di utili messi a segno nel 2019. 

Banche italiane, i ricavi guidati dalle commissioni

Ad aver trainato il recupero degli utili delle banche nel 2021, però, non è stato l’andamento del margine d’interesse, bensì le entrate relative alle commissioni, che hanno beneficiato della raccolta di nuove masse per il risparmio gestito, bancassurance, e del positivo andamento dei mercati (che ha alimentato le fee sulle performance). 

Nel dettaglio, le commissioni nette sono salite del 6,3% annuo nel quarto trimestre e del 16% nell’intero 2021, rispetto al 2020. Il margine d’interesse, al contrario, è si cresciuto dello 0,3% nel quarto trimestre, ma è rimasto sostanzialmente piatto nel confronto tra il 2021 e i due anni precedenti “con il contributo positivo dei volumi di nuovi prestiti e dell’assorbimento del Tltro 3”, la linea di credito agevolata concessa dalla Bce alle banche, “che ha compensato l’impatto negativo della compressione dei margini e del de-risking”. Inoltre, ha proseguito Dbrs, “la domanda di credito ha beneficiato dei prestiti garantiti dallo Stato concessi per tutta la durata della pandemia, ma anche di una progressiva ripresa dei prestiti tradizionali con il continuo rimbalzo dell’economia”. Secondo Dbrs è improbabile che il margine d’interesse possa aumentare nel 2022, considerando la fine delle speciali condizioni di credito della Tltro 3 che andranno ad esaurirsi a luglio. 

Nel quarto trimestre 2021, ha affermato Dbrs, i ricavi totali sono aumentati dell’1,5% su base annua “principalmente grazie alle commissioni nette”, mentre i ricavi aggregati per l’intero esercizio 2021 sono aumentati del 9% annuo. “La migliore generazione di ricavi nel 2021 è stata guidata dalla ripresa dell’economia italiana che ha anche sostenuto i mercati finanziari, soprattutto nel primo semestre 2021”, ha affermato l’agenzia di rating, “inoltre, il consolidamento del settore ha giocato un ruolo con l’acquisizione di Ubi Banca da parte di Intesa Sanpaolo”. 

Sul fronte degli accantonamenti il 2021 ha visto una generale riduzione del 40%, anche se nel quarto trimestre sono stati incrementati di 2,5 volte rispetto ai livelli del trimestre precedente  “principalmente a causa della stagionalità, dei maggiori flussi verso il default, di un approccio prudente sulla riclassificazione delle moratorie scadute e in preparazione di un ulteriore deleveraging degli Npl”. Dbrs si aspetta un ulteriore deterioramento della qualità del credito in futuro, anche se l’aumento dei nuovi afflussi di crediti deteriorati dovrebbe rimanere gestibile.

“Per le banche, vediamo spazio per miglioramento del costo del rischio nel 2022, se le conseguenze negative derivanti dalla pandemia rimarranno sotto controllo e se la riclassificazione dei prestiti rifletterà la loro effettiva qualità”, ha dichiarato Andrea Costanzo, vicepresidente del team Morningstar Global Financial Institutions di Dbrs, “il deterioramento dei prestiti la cui moratoria è ormai quasi del tutto scaduta dovrebbe rimanere gestibile a nostro avviso, grazie al de-risking raggiunto e ancora in corso e alla solida capitalizzazione delle banche”.


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di Alberto Battaglia

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Responsabile per l’area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all’Università Cattolica

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