Il modello vincente delle B Corp: volano fatturato e assunzioni

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Nel 2021 le imprese B Corp in Italia hanno toccato quota 140, con un fatturato di 7,9 miliardi e 15mila addetti

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A livello globale si contano 4.600 B Corp con un fatturato complessivo di 155 miliardi e oltre 437mila dipendenti

In Italia 25 imprese sono attive nel settore dei servizi di consulenza, professionali e tecnici; altre 16 appartengono al settore food & beverage e 10 al manifatturiero

Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. “Il top management delle B Corp si impegna a pensare prima alla sostenibilità e poi al resto”

Stanno ridisegnando il mondo del business, con l’obiettivo di creare valore per le persone, le comunità e il pianeta. Mentre continuano a fare utili, a dispetto della crisi. Nel 2021 le imprese B Corp in Italia hanno raggiunto quota 140, registrando una crescita del 26% rispetto all’anno precedente con un fatturato di 7,9 miliardi e 15mila dipendenti. Generazioni di manager e imprenditori che, come si legge nel nuovo rapporto di B Corp in Italia (il movimento italiano delle B Corp), si ritrovano a scoprire nuovi strumenti per “accelerare l’evoluzione delle proprie aziende verso un nuovo paradigma, dove il business è lo strumento fondamentale per contribuire a risolvere i grandi problemi ambientali e sociali del XXI secolo”.
La fotografia tricolore trova conferma nel panorama internazionale, che oggi conta 4.600 B Corp con un fatturato complessivo di 155 miliardi e oltre 437mila dipendenti. Due dati rispettivamente in crescita per il 52% e il 66% delle realtà nel 2020. In Europa, in particolare, le B Corp sono 1.400 (+27% rispetto al 2020) con un fatturato pari a 45 miliardi e 120mila addetti. Tornando all’Italia, 25 imprese sono attive nel settore dei servizi di consulenza, professionali e tecnici; altre 16 appartengono al settore food & beverage e 10 al manifatturiero. Ma non mancano esponenti del marketing e comunicazione, industria della carta, salute, real estate, educazione, digital, editoria, assicurazioni, agricoltura, design, finance, consulenza per la sostenibilità, logistica e trasporti, cura della persona, edilizia, prodotti chimici, IT & software, fashion e energia. Nel settore finance, in particolare, rientrano Progressio, Ambienta e Flowe, mentre nell’assicurativo Assimoco, Raiffeisen Servizi Assicurativi, Insieme Società Cooperativa e Ars.
“La transizione dal paradigma socio-economico estrattivo, che si è limitato a consumare risorse naturali e umane senza reintegrarle, è già in atto: le organizzazioni più sensibili, avanzate e virtuose, tra cui molte aziende familiari italiane che hanno un Dna etico e sostenibile, sono già ispirate a un modello di business rigenerativo, che mette essere umano e pianeta al centro del proprio sviluppo e dello sviluppo economico in generale”, osserva Giovanna Gregori, executive director di Aidaf – Italian Family Business (l’associazione italiana delle aziende familiari, ndr). “L’impresa sostenibile è protagonista di questa transizione: il conflitto che ancora purtroppo molti evocano tra profitto e bene comune non è reale, perché il vero valore dell’azienda è quello di lungo termine, che non può certo ignorare i propri impatti sulle persone, sul pianeta e sulle comunità”. Il modello B Corp del “profitto buono”, aggiunge, è stato e continua a essere pioniere e acceleratore “di questo complesso passaggio, ormai inevitabile non solo per il benessere ma per la sopravvivenza”.

“Sta crescendo una nuova generazione di imprenditori e di manager, per la quale la sostenibilità non è un fiore all’occhiello da mostrare soprattutto nelle occasioni di comunicazione ma l’essenza stessa del ruolo di un’impresa, che rende molto più gratificante e pregevole l’impegno quotidiano”, interviene Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. “Quello che mi piace del mondo B Corp quindi non è solo il metro della valutazione, ma il fatto di aver invertito il paradigma: il top management delle B Corp si impegna a pensare prima alla sostenibilità e poi al resto”.

Nel dettaglio, si legge ancora nel report, ci sono tre aree attorno le quali le B Corp hanno concentrato le proprie idee e i propri sforzi costruendo tre rispettivi gruppi di lavoro: “Gender equality”, “NetZero” e “Education”. Quanto al tema della rappresentanza di genere, il 57% delle B Cop italiane vanta almeno il 50% della forza lavoro non manageriale al femminile e il 46% vanta almeno il 50% del management che si identifica come donna. L’obiettivo del working group è quello di stimolare la riflessione sul tema dell’uguaglianza di genere all’interno del network delle B Corp, allineando le aziende che ne fanno parte e definendo azioni concrete da intraprendere che possano impattare anche l’intero sistema economico italiano. Quanto infine al “NetZero”, ben 49 B Corp italiane si sono impegnate pubblicamente a raggiungere la neutralità climatica entro il 2030.


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di Rita Annunziata

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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