Titoli cinesi, il delisting non fa più paura?

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Dopo mesi di tira e molla, le autorità americane hanno avuto finalmente l’accesso ai conti delle società pubbliche cinesi quotate a Wall Street

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Dall’annosa questione dei titoli cinesi quotati a Wall Street, alla fine delle politiche di zero covid, passando dal sostegno di Pechino al settore immobiliare, nelle ultime settimane si è iniziata a intravedere la luce in fondo tunnel per la Cina e le sue Borse. È il momento di tornare a investire sulle azioni del Dragone?

Rischio delisting alle spalle? 

Il 15 dicembre, la massima autorità di revisione contabile statunitense per le società pubbliche ha dichiarato di essersi assicurata un accesso “storico e senza precedenti” ai conti delle società cinesi registrate negli Stati Uniti. Sebbene il consiglio abbia avvertito che potrebbe rivalutare immediatamente la decisione in caso di ostruzioni o problemi di accesso, Ubs Wealth Management ritiene che questa decisione rappresenti un passo fondamentale per le autorità statunitensi e cinesi al fine di risolvere l’annosa controversia sulla revisione contabile che ha minacciato il delisting degli Adr cinesi.

È l’ora di puntare sui titoli tech?

 

In caso di ulteriori progressi su questo fronte c’è da aspettarsi un continuo rerating positivo sul settore internet cinese, sceso di oltre il 60% dopo che nel dicembre 2020 era stata approvata la legge contro i titoli cinesi. Con il rischio delisting alle spalle, il settore tech potrebbe trarre vantaggio anche dalla riapertura dell’economia. Con valutazioni che rimangono interessanti rispetto ai livelli storici, Ubs Wm vede ulteriori rialzi per il settore internet, il preferito tra tutti i settori cinesi, su cui invece pende generalmente un giudizio di neutralità. Altri settori da attenzionare secondo l’istituto svizzero sono sarebbero quelli delle apparecchiature farmaceutiche e mediche, dei beni di consumo, dei trasporti, dei beni strumentali e dei materiali. 

Economia in crescita nel 2023

Nel complesso le azioni saranno sostenute anche dagli inteventi di Pechino. Il governo cinese ha finalmente iniziato infatti a modificare alcune delle politiche che hanno inflitto enormi sofferenze all’economia nell’ultimo anno e mezzo. Il sostegno finanziario ai costruttori immobiliari, annunciato di recente, porterà probabilmente a una stabilizzazione del settore nei prossimi mesi, in modo che possa essere meno gravoso per l’economia nel 2023. Inoltre, il governo si è rapidamente orientato verso la riapertura dopo un’ondata di proteste su larga scala contro i rigidi controlli covid scoppiati in tutto il Paese. Potrebbe trattarsi di un processo complicato che durerà uno o due trimestri, secondo Pictet Wealth Management, che è dell’avviso che la politica monetaria rimarrà probabilmente di sostegno con ulteriori tagli dei tassi. Le previsioni sul pil cinese nel 2023 si attestano al 4,5% e quelle sull’inflazione globale al 3,0%. 


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di Lorenzo Magnani

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Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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